Speciale elezioni. Il popolo siriano più forte del terrorismo

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(Talal Khrais – Damasco) – È difficile trovare il tempo necessario per raccontare un Paese martoriato come la Siria, vittima del terrorismo internazionale e della politica miope dell’Occidente. Sono circa dieci mila gli stranieri presenti nel paese per combattere contro l’esercito di Assad, molti arrivano dall’Europa. Sono quei vicini di casa che nessuno vuole vedere ma che sono pronti a compiere stragi e attentati negli stati del vecchio continente.

Europa e Stati Uniti hanno fatto ben poco per impedire l’esodo di questi miliziani, molti dei quali combattono sotto le insegne di al Qaeda. In certi casi, come dimostrano alcuni report dei servizi di sicurezza, hanno persino favorito l’ingresso di questi combattenti convinti che fosse l’unico modo per abbattere il presidente Bashar al Assad.

L’Occidente continua con la politica delle sanzioni e dell’embargo nei confronti della Siria, impoverendo ancora di più il suo popolo. Un popolo che ha dimostrato di avere voglia di voltare pagina, di lasciarsi la guerra alle spalle. Lo dimostra il voto all’estero con una marea umana che si è recata nelle sedi consolari per scegliere il nuovo presidente della Repubblica. La Francia e altri paesi hanno negato questo diritto. Con questa scelta politica hanno violato le norme internazionali e hanno tradito il concetto stesso di democrazia.

Mi sono recato a Maaloula per testimoniare lo scempio fatto dai gruppi armati in quella città, un luogo sacro dove si parla ancora l’aramaico, l’antica lingua di Gesù Cristo. È stata una giornata molto triste perché i terroristi, non si possono chiamare in altro modo, hanno completamente cancellato la storia cristiana di quella città. Insieme alle chiese sono state distrutte anche le moschee perché i barbari, quando passano, vogliono cancellare ogni traccia di civiltà e di convivenza, a partire da quella religiosa. Questi terroristi sono intolleranti e vogliono imporre un islam che non è quello di pace e amicizia presente nel Corano. La loro dottrina è basata sull’odio e la violenza. Il loro Islam non è il vero Islam. In ogni caso la memoria non si cancella e la Siria ricostruisce quello che i terroristi hanno distrutto.

Sono qui anche in qualità di osservatore internazionale insieme ad altri giornalisti stranieri. Stiamo assistendo a una vera e propria campagna elettorale, una prova di democrazia che i media occidentali non vogliono vedere. Ovunque ci sono dibattiti e i cittadini hanno una gran voglia di partecipare e farsi sentire. Quei media parlano di elezioni “truccate” solo perché non accettano il fatto che il presidente Assad sia amato dal suo popolo che gli riconosce il merito di aver sconfitto il terrorismo sponsorizzato da Usa ed Europa. I media tenteranno di minimizzare l’esito del voto, forse faranno ironia spicciola. Lo faranno opinionisti che in Siria non ci hanno mai messo piede e che se ne stanno in redazione su una poltrona pagata profumatamente. Non diranno mai quello che accade realmente qui. Di quei giornalisti bisogna diffidare.

Insieme ai colleghi di France 2 abbiamo intervistato il candidato alle elezioni presidenziali Hassan Nouri, un economista di alto livello. È stato presidente della Camera di commercio e dell’industria di Aleppo, il cuore dell’economia siriana. Nouri è ben consapevole che il Presidente Assad sia molto più popolare di lui, sa di non poter vincere ma è sicuro che la sua presenza sarà determinante per portare avanti un programma di riforme: “Sono d’accordo con il Presidente – ha detto l’economista – per quanto riguarda la lotta al terrorismo e la difesa della Siria nei confronti di una guerra planetaria. Io voglio comunque battere il presidente sull’economia sulle grande riforme e contro la diffusa corruzione nel sistema pubblico e privato”. Nouri considera la volontà di partecipazione alle elezioni presidenziali “un passo in avanti per un pluralismo politico sano e per portare la Siria, il cuore battente della Nazione Araba, verso un futuro prospero a cominciare della ricostruzione”.

 

Talal Khrais (1952). Giornalista accreditato presso la Stampa Estera in Italia, è corrispondente dall’Italia del quotidiano libanese “As –Safir” e reporter di guerra. Responsabile delle relazioni estere del Centro Italo Arabo Assadakah. Autore di numerosi articoli e reportage. Coautore dei volumi Lebanon (Arkadia), Syria, quello che i media non dicono (Arkadia) e Middle East. Le politiche nel mediterraneo sullo sfondo della guerra in Siria (Arkadia).