Le porcate della stampa italiana su Charlie Hebdo e le strumentalizzazioni anti Islam

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Il Giornale, quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, nel commentare l’attentato di Parigi dove sono morte 12 persone ha descritto il settimanale Charlie Hebdo come un giornale “anti Islam. Quel titolo era un’idiozia totale. Un’arma in mano a chi utilizza strumentalmente la religione per altri scopi.  Il quotidiano di Milano in un secondo momento ha modificato il titolo.

Charlie Hebdo era un giornale “anti”, che sovente usava la satira in modo improprio e neppure tanto gradevole. Come quando disegnò Cristo e Dio uniti in un rapporto anale (foto). In quell’occasione fu il mondo cattolico a indignarsi. Un gruppo di associazioni chiese alla Santa Sede di elevare una protesta vibrante presso il governo francese per impedire il ripetersi della pubblicazione di vignette blasfeme definite dai cattolici “una vergogna”.

Di quella vignetta oggi non se ne parla più. Tra le decine e decine di disegni che i media nazionali hanno mostrato all’opinione pubblica manca proprio questa. E, in generale, tutte quelle che prendevano di mira (spesso offendendola) la religione cattolica. Ora, dopo la protesta di migliaia di lettori, qualche testata si accorge della dimenticanza, che dimenticanza però non è. Il messaggio è chiaro: bisogna colpire l’Islam, demonizzare una religione e i comportamenti di milioni di persone che nulla hanno a che fare con il terrorismo e il fondamentalismo.

Anche le parole che il vignettista Giorgio Forattini ha utilizzato per l’attentato nella capitale francese sono molto pericolose, perché tendono a criminalizzare una religione e non il comportamento di due individui: “I musulmani, come i comunisti, – ha tagliato corto il vignettista – non sopportano la satira”.

Musulmani, comunisti. E perché non aggiungere anche froci e puttane caro Forattini in questo suo bestiario di inizio anno? E dov’era lei quando le associazioni cattoliche invocavano interventi restrittivi contro Charlie Hebdo, reo di offendere la religione cristiana?

La libertà di satira si può invocare solo se si offende Maometto o anche Gesù Cristo?

Forattini, ovviamente, non risponde a queste domande, perché anche lui è in pieno delirio anti islam. La verità, che molti giornali italiani non vogliono accettare, è che per il settimanale parigino poco importava che Maometto o Cristo venissero sbeffeggiati. Charlie Hebdo era fatto così: dissacrante, stonato, esagerato, persino immorale. Libero, anarchico e blasfemo. Irresponsabile, come recita il titolo sotto la testata.

In questi anni Charlie Hebdo è finito nel mirino di chiunque, senza distinzioni di sorta. Dopo le copertine con il papa, rabbini, Maometto e i preti pedofili, il settimanale ha preso di mira anche i soldati francesi in Mali, ritraendo un rapporto anale tra un militare francese e una capra nel deserto africano. Tutto questo mentre il presidente Francois Hollande elogiava l’impegno militare francese nel paese africano. Secondo i suoi estimatori, era l’unico vero giornale politico di Francia.

I fondamentalisti islamici non hanno mai perdonato al settimanale di aver irriso la figura di Maometto. Nel novembre del 2011 pubblicò un numero speciale battezzato “Sharia Hebdo” contenente delle caricature del profeta. Nello stesso mese la redazione venne parzialmente distrutta da un incendio causato dal lancio di una molotov. Allora il direttore venne minacciato di morte.

Nel settembre 2012, in concomitanza alle manifestazioni in corso nei Paesi islamici, pubblicò alcune vignette che mostravano Maometto in pose osé. «Siamo in un paese in cui è garantita anche la libertà di caricatura e se qualcuno si sente offeso può rivolgersi ai tribunali», commentò alla radio Rtl l’allora primo ministro francese, Jean-Marc Ayrault.

Definire, quindi, Charlie Hebdo un giornale anti Islam è una porcata oltre che una menzogna. Quel giornale poteva piacere o meno ma era un’oasi di assoluta anarchia, il cui principio morale era la dissacrazione totale.

Una riflessione sull’attentato alla redazione di Charlie Hebdo. Non pretendiamo di avere la verità in tasca, la nostra è solo un’opinione. Non pensiamo che la religione sia la causa dell’attentato di Parigi. Non sono fedeli, sono soltanto terroristi. Non sono uomini di Dio, ma criminali. Non è l’Islam che arma questi uomini ma la loro follia, unita alla politica delirante dell’Occidente. Il presidente Hollande si è presentato in tv ad accusare gli stessi terroristi che in questi anni ha armato, non senza un piccolo di piacere, in Siria e in altri paesi.

I cittadini europei devono imparare a ragionare con la propria testa e ad opporsi alla politica folle dei loro governi, Italia compresa. Altrimenti saranno i primi a pagare il prezzo di attentati che non è difficile immaginare siano destinati a ripetersi in tutta Europa.