Washington Times: la Cina si prepara a intervenire in Siria al fianco di Mosca e Damasco

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Il quotidiano The Washington Times, citando fonti delle forza armate statunitensi, rivela che Pechino, preoccupata per il numero crescente di combattenti cinesi nelle file dello Stato Islamico, si appresta ad unirsi ai paesi che lottano contro questo gruppo estremista in Siria. “La Cina – ha scritto il quotidiano – potrebbe unirsi alla lotta contro il gruppo terrorista radicale dello Stato Islamico “. Il Washington Times ipotizza che la Cina preferirsca aderire alle operazioni militari delle forze russe e siriane e non a quelle guidate dagli Stati Uniti insieme all’Arabia Saudita e al Qatar. La ragione di Pechino risiede nella consapevolezza che gli attacchi della coalizione a guida americana sia illegittimi e fuori dal diritto internazionale, perchè avvengono senza l’autorizzazione delle autorità siriane.

Inoltre, sottolinea il giornale a stelle e strisce, la Cina non sarebbe disponibile a schierarsi militarmente con chi ha condotto operazioni che fino a oggi sono risultate del tutto inefficaci nella lotta al terrorismo. C’è inoltre il concreto sospetto che Washington e alcuni suoi alleati stiano rifornendo di armi e altri aiuti lo Stato Islamico al fine di ritardare l’avanzamento delle truppe siriane e irachene.

Non è ancora noto se la Cina invierà in Siria truppe di terra o soltanto aerei e navi da guerra. In ogni caso quello che sembra certo è che si è aggiunta alle discussioni sulle operazioni militari nel paese arabo al fianco delle autorità e dei comandi militari di Russia, Siria e Iran. La notizia  di The Washington Times ricalca quella diffusa nel settembre dello scorso da alcune fonti libanesi attraverso l’agenzia di stampa AKI.

L’analista Cristina Lin ha affermato che la Cina potrebbe essere costretta a fare questo passo a causa della presenza di circa 3.500 terroristi cinesi, gli uiguri*(residenti nella regione del Xinjiang), nella città siriana di Yish a Shugur , che è stata conquistata nei mesi scorsi da al Nusra ed è diventata una roccaforte del Partito Islamico del Turkestan il cui portavoce, Abu Ridha a Turkistani, in un video ha invitato gli uiguri a combattere in Siria contro il governo di Damasco.

Gli uiguri hanno ricevuto armi sofisticate, le stesse che lo Stato Islamico ha ricevuto in Iraq, e in molti hanno già aderito alle milizie del califfato. Se il numero dei terroristi uiguri tra le fila dell’IS e di al Nusra dovesse aumentare, evidenzia l’analista, Xinjiang potrebbe diventare il prossimo Afghanistan. L’attentato dello scorso anno a Bangkok è stato attribuito dagli investigatori proprio a terroristi collegati con militanti uighuri.

La Cina, di fronte a questa minaccia crescente, ha approvato una risoluzione per “portare la lotta contro i terroristi uiguri in altri paesi”,  il che significherebbe portare le truppe in Siria per combattere i gruppi jihadisti al fianco degli alleati russi, siriani e iraniani. Se il governo di Damasco dovesse chiedere espressamente l’aiuto di Pechino nella lotta contro il terrorismo, tutto ciò sarebbe conforme al diritto internazionale e non comporterebbe alcuna violazione del principio di non ingerenza.

 

*Gli Uiguri sono un’etnia turcofona di religione islamica che vive nel nord-ovest della Cina, soprattutto nella regione autonoma dello Xinjiang, insieme ai cinesi Han. Gli uiguri costituiscono la maggioranza relativa della popolazione della regione (46%).[4] Un altro gruppo di uiguri vive nella contea di Taoyuan della provincia dello Hunan (Cina centro-meridionale). Gli uiguri formano uno dei 56 gruppi etnici ufficialmente riconosciuti in Cina.

 

Con fonte Al Manar