Siria. I bambini di Madaya uccisi dalla stampa occidentale. Così si fabbrica la menzogna 

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(Alessandro Aramu) – Foto false, filmati costruiti ad arte, fonti inattendibili e non verificate dal circuito mediatico internazionale. Così si fabbrica l’ennesima menzogna sulla Siria, quella della popolazione civile affamata e malnutrita del villaggio di Madaya assediato dall’esercito di Assad. Un copione già visto in quasi 5 anni di guerra nel martoriato paese arabo. Attori di questa disinformazione sono i cosiddetti ribelli, i finti rivoluzionari siriani che nulla hanno a che fare con la democrazia e la pace. Sono loro, parti in causa e portatori di terrore, a propinare all’opinione pubblica mondiale foto di bambini denutriti. La didascalia è la solita: “Così il regime di Assad riduce i nostri figli costretti a mangiare foglie pur di rimanere in vita”.

La stampa internazionale prende per buono tutto e, senza alcuna verifica sul campo, rilancia la notizia. Quella è la verità data in pasto al mondo intero. Ma quelle foto sono false e le prove della menzogna sono evidenti: le immagini di persone emaciate diffuse dai social network sono spesso fotomontaggi o foto risalenti ad altre situazioni, già utilizzate per descrivere altri presunti crimini del “dittatore” Assad. Molte si riferiscono al campo palestinese di Yarmouk, alle porte di Damasco, altro teatro di immonde falsità e crudeltà da parte dei cosiddetti ribelli siriani. Che ribelli non sono. A Madaya come a Yarmouk la popolazione civile è ostaggio non dell’esercito siriano ma di gruppi jihadisti che impediscono l’arrivo degli aiuti umanitari. E quando gli aiuti arrivano sono sistematicamente sottratti alla popolazione e gestiti per la vendita al mercato nero. Chi paga mangia. Chi non ha soldi fa la fame.

Ciò è dimostrato anche da un servizio esclusivo dell’emittente Russia Today che ha mostrato il convoglio (di 44 camion) delle Nazioni Unite che ha raggiunto la città  di Madaya. Il giornalista dell’emittente televisiva ha avuto la possibilità di intervistare la popolazione che ha r che i ivelato come gli aiuti umanitari (ricevuti gratuitamente per essere distribuiti gratuitamente alla popolazione stremata) siano stati gestiti dal gruppo salafita al Ahrar al-Sham che si è indebitamente appropriato degli aiuti precedenti e li ha rivenduti a prezzi gonfiati. Un chilo di riso è arrivato a costare 250 dollari.

Lo ha testimoniato in precedenza anche la Croce Rossa che, attraverso il suo portavoce, ha dichiarato in un’intervista ad Al Mayadeen Tv‎ che non è vero che nel villaggio manca il cibo, che loro stessi hanno fatto arrivare aiuti in grado di sfamare la popolazione per ben due mesi. L’ultima spedizione di aiuti destinata ai 23.000 abitanti (e non ai 300.000 come sostengono molti media occidentali), risale allo scorso ottobre.

Dichiarazioni che nessun giornale italiano ha pubblicato. La Stampa, la Repubblica, il Corriere della Sera e via via tutti gli altri hanno preso per buone le dichiarazione dei finti rivoluzionari siriani. Finti, perché Madaya è sotto il controllo di gruppi jihadisti, come le milizie di Ahrar al-Sham e i qaedisti del Fronte Jabhat al Nusra, che rappresentano il 90% dei combattenti presenti in loco. Il restante 10% appartiene all’Esercito Siriano Libero. In tutto i combattenti sono circa 600. Si tratta di miliziani arrivati a Madaya dopo essere fuggiti dai combattimenti nella vicina città di Zabadani e che si rifiutano di lasciare la zona e di liberare la popolazione.

Sono loro a diffondere false notizie e ad affamare la popolazione trattenendo parte degli aiuti umanitari che la Croce Rossa ha regolarmente recapitato.  Le altre associazioni (come Save The Children) che parlano di “crisi umanitaria” a Madaya non sono presenti, parlano per sentito dire, trasformandosi odiosamente in megafono di terroristi e mercenari al soldo del miglior offerente. La stampa, anche quella italiana, è complice di questa colossale opera di disinformazione.

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Le principali testate italiane hanno pubblicato foto di bambini malnutriti postate dai gruppi terroristi  (Ahrar al-Sham e il Fronte Jabhat al Nusra altro non sono) che improvvisamente si sono trasformati per i media nostrani in attivisti e sostenitori dei diritti umani. Foto scattate in altri luoghi molto tempo prima. Sia chiaro: l’emergenza umanitaria esiste ed è reale ma è sbagliato dire che la colpa sia dell’esercito di Assad. I veri taglieggiatori, come è accaduto in altre occasioni, sono gli estremisti islamici che controllano buona parte della villaggio.

 

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E’ stata tradita la regola numero uno del giornalismo, quello della verifica delle fonti. Non è una novità, purtroppo i protagonisti di questa storia (gli oppositori armati di Assad) sono gli stessi che hanno usato le armi chimiche a Ghouta nel 2013, attribuendo le colpe al governo siriano. Per poco non scoppiava la terza guerra mondiale. Oggi, a distanza di oltre due anni, l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche ha certificato, con un rapporto ufficiale, che quelle armi sono state usate dai ribelli. Di questa notizia non c’è nessuna traccia nei più autorevoli giornali italiani.

Il punto non è stare con o contro Assad. Il punto, dirimente per chi fa la professione giornalistica, è stare dalla parte della verità. La scelta è questa. Sulla Siria, quasi tutta l’informazione italiana ha deciso di stare dalla parte delle menzogne, propinando, senza verificarle mai, le notizie dei cosiddetti ribelli diffuse attraverso il fantomatico Osservatorio di Londra.

 

Twitter@AleAramu

Alessandro Aramu (1970). Giornalista professionista. Laureato in giurisprudenza è direttore della Rivista di geopolitica Spondasud. Autore di reportage sulla rivoluzione zapatista in Chiapas (Messico) e sul movimento Hezbollah in Libano, ha curato il saggio Lebanon. Reportage nel cuore della resistenza libanese (Arkadia, 2012). È coautore dei volumi Syria. Quello che i media non dicono (Arkadia 2013), Middle East. Le politiche del Mediterraneo sullo sfondo della guerra in Siria(Arkadia Editore 2014). E’ autore e curatore del volume Il genocidio armeno: 100 anni di silenzio – Lo straordinario racconto degli ultimi sopravvissuti (2015), con Gian Micalessin e Anna Mazzone. E’ responsabile delle relazioni internazionali della Federazione Assadakah Italia  – Centro Italo Arabo  e Presidente del Coordinamento nazionale per la pace in Siria.