Spiegare l’Italia. Conversazione con Marcello Foa

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(Costantino Ceoldo) – L’Italia dei nostri giorni si trova a dover affrontare sfide non da poco. Queste sfide richiedono un governo autorevole e rispettato ma anche un sentimento di amor patrio che non è cosa comune in questo periodo. L’attuale governo guidato da Matteo Renzi è oggetto di pesanti critiche sia in casa che all’estero. La crisi economica permane, malgrado i proclami del governo. L’Unione Europea insegue le sue folle e stupide ricette di austerità, volte solo a salvare le grandi banche e non certo a tutelare i cittadini. All’Italia spetterà lo stesso trattamento riservato a Grecia e Portogallo? La vera novità del panorama politico italiano è rappresentato dal Movimento 5 Stelle che ha fatto della legalità e dell’uguaglianza la propria bandiera. I partiti di governo tradizionali hanno perso molti voti e sullo sfondo rimane il ricordo, terribile per molti politici, dell’inchiesta Mani Pulite che negli anni ’90 scoperchiò tutto il malaffare della politica italiana portando alla scomparsa di partiti storici come quello Socialista e la Democrazia Cristiana. Per cercare di capire un po’ la situazione attuale, Spondasud ha intervistato Marcello Foa, giornalista e docente universitario.

Foa, che cosa significa essere un giornalista di “scuola montanelliana”?

Indro Montanelli è stato uno dei pochi giornalisti italiani davvero coraggiosi in un’epoca drammatica per l’Italia, quella del terrorismo delle Brigate Rosse ed è stato un modello di signorilità e di onestà intellettuale per i tanti giovani giornalisti che hanno avuto il privilegio di lavorare con lui ne “il Giornale” da lui fondato. Montanelli ci invitava a servire sempre il lettore e di sforzarsi di rendere comprensibili e chiare anche le notizie più complicate. Nella mia carriera ho cercato di seguire i suoi insegnamenti e di restare sempre un pensatore libero e un giornalista indipendente.

Dopo Mario Monti ed Enrico Letta, anche l’attuale Primo Ministro italiano, Matteo Renzi, ricopre questa massima carica senza che nessun italiano lo abbia eletto al Parlamento, Si può ancora parlare di democrazia italiana?

Possiamo dire che esiste una democrazia formale. C’è un Parlamento e c’è la possibilità di dibattere, però dal 2011 l’Italia è un Paese a sovranità molto limitata e in cui il nome del premier viene deciso fuori dal Parlamento. E’ una situazione davvero preoccupante.

Perchè nessun italiano manifesta contro questa situazione? A cosa è dovuta questa apatia ?

C’è diffusa rassegnazione, c’è sfiducia nella classe dirigente del centrodestra e del centrosinistra anche per i continui scandali che minano la credibilità della classe politica. E poi esiste una parte ancora consistente di italiani che è ancora abbastanza ricca per vivere agevolmente in un Paese in crisi. L’italiano è un individualista, per cui finché se la cava tende a non solidarizzare con chi è in difficoltà. Questo spiega almeno in parte l’apatia di una parte della popolazione. Bisogna però notare che gli elettori della Lega e quelli del Movimento 5 Stelle non sembrano affatto rassegnati e assieme rappresentano oltre il 40% dei voti. C’è anche un’Italia che soffre, che è davvero arrabbiata, giovani senza speranza o esponenti della classe media che non ce la fanno più; loro reagiscono convogliando consensi verso Salvini e il M5S.

Il premier Renzi all’improvviso sembra essere diventato antipatico a Bruxelles e, soprattutto, a Berlino. E’ finita la luna di miele?

Matteo Renzi si è reso conto di non poter davvero cambiare l’Italia, da un lato per le resistenze interne ma soprattutto per i vincoli imposti dai trattati europei che di fatto limitano moltissimo i poteri reali del governo. Aveva promesso una rinascita soprattutto economica contro “gufi” e “rosiconi” ma i dati dimostrano – e non è una sorpresa – che la ripresa non c’è, mentre la Ue pretende che faccia altre manovre di bilancio, dunque che imponga nuovi sacrifici per gli italiani. Insomma, si rende conto di essere in un angolo e allora tenta, peraltro maldestramente, di convincere l’Unione europea a cambiar le regole, indicandola al contempo come la responsabile dei suoi attuali e dei suoi futuri insuccessi. Non ha torto, sia chiaro, ma i suoi attacchi non rientrano in una strategia credibile; la sua è una fuga in avanti per questo non sortiscono alcun effetto.

Di recente Lei ha intervistato Silvio Berlusconi che ha ricordato i suoi successi politici e la sua fermezza nei confronti del Fondo Monetario Internazionale e dell’Unione Europea. Dobbiamo aspettarci un ritorno di fuoco da parte del Cavaliere?

Non credo che il Cavaliere possa tornare a guidare il governo italiano, mi è sembrato però determinato a riconquistarsi di nuovo un ruolo importante nel centrodestra; nella convinzione che una sua maggior visibilità possa portare consensi decisivi al centrodestra. Deve però superare lo scoglio del processo Ruby III alla fine di febbraio.

Berlusconi non ha risparmiato critiche a Renzi accusandolo anche e soprattutto di voler creare un regime dittatoriale…

Ho trovato l’ex Cavaliere molto combattivo e tutt’altro che sfiduciato come veniva descritto negli ultimi tempi. Da qui a dire che possa salvare l’Italia, però, ce ne corre. Berlusconi può senz’altro convogliare nel centrodestra un elettorato moderato che fino a ieri sembrava pronto a credere in Renzi. Sarebbe già un ottimo risultato se Berlusconi riuscisse a creare con la Lega e con Fratelli d’Italia una classe dirigente qualificata per governare l’Italia.

Il problema della coalizione che appoggia l’attuale governo è il Movimento 5 Stelle che ha fatto della legalità il suo chiodo fisso. In caso di vittoria dei 5 Stelle, Mani Pulite sembrerà davvero una passeggiata come ha promesso Beppe Grillo a suo tempo?

Il tema della Giustizia in Italia è davvero complesso e le carceri scoppiano. Bisogna ricreare una cultura della legalità, un nuovo senso dello Stato e non limitarsi al tintinnar delle manette. Come sempre c’è una differenza fra quel che si dice all’opposizione e quel che si riesce a fare al governo. Bisognerebbe chiedersi: il M5S è pronto per governare? Basta essere giustizialisti per risolvere i problemi italiani?

Veniamo ai 5 Stelle: movimento spontaneo che si avvia verso la maturità politica o espressione di una rivoluzione colorata tipo una Otpor! all’italiana?

A mio giudizio i suoi sostenitori sono animati da sentimenti autentici, come lo stesso Beppe Grillo. Il vero riferimento del Movimento, però, è Gianroberto Casaleggio, uomo di indubbia intelligenza e molto capace. Difficile dire se abbia referenti esterni. C’è anche chi pensa che possa essere un nuovo Tsipras ovvero un leader che promette il cambiamento ma poi si allinea. Da allievo di Montanelli ho imparato a esprimere giudizi solo quando ho maturato convinzioni profonde. Non ho elementi concreti al riguardo e pertanto non posso rispondere con precisione alla sua domanda.

Nessuno dei militanti del Movimento 5 Stelle ha studiato a Langley secondo Lei?

Idem come sopra.

 Ci sono molte sfide e problemi che attendono l’Italia nel breve e medio termine e nessuna di esse può essere evitata. Che previsione si sente di fare al riguardo?

Pessimistica a breve: la Troika non si fermerà e questo significa che l’Italia corre il rischio di subire “cure” come quelle greca o portoghese che in realtà non guariscono ma fanno peggiorare la malattia. Lo scarso peso di Renzi rende l’Italia poco influente a livello internazionale e questo significa che le sciagurate politiche europee condotte finora verso la Russia e nel Nord Africa proseguiranno; il che significa forti tensioni alle porte di casa ed un aumento dei problemi legati all’immigrazione. Più immigrati in Paesi dove l’economia stagna e la disoccupazione è altissima, in un contesto di instabilità internazionale e di sfiducia, costituiscono un quadro potenzialmente esplosivo nel medio periodo. Un quadro da cui potrebbero scaturire sviluppi drammatici o – c’è da augurarselo – la voglia del popolo di cambiare davvero le cose. Tutto è possibile, quando non hai più nulla da perdere.