Bombe e addestramento dei piloti aerei, così l’Italia aiuta i sauditi finanziatori dei terroristi

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(Francesco Gori) – Dopo le bombe fabbricate in Italia e destinate a creare morte nello Yemen, l’Arabia Saudita riceverà un nuovo aiuto da Roma. E’ stato infatti siglato un accordo tra i due governi che prevede l’accesso di piloti della Royal Saudi Air Force ai corsi di pilotaggio su ala rotante offerti dall’Aeronautica Militare. Si tratta del primo di una serie di accordi che apriranno ai Paesi dell’area del Golfo Persico la possibilità di accedere al percorso addestrativo dell’AMI.

La notizia, confermata dallo Stato Maggiore dell’Aeronautica italiana, è stata pubblicata dal quotidiano Il Giornale che precisa: “L’offerta addestrativa non si limita al settore ala rotante. “Grande interesse suscita anche l’addestramento su velivoli ad ala fissa, in particolare dopo l’ingresso in linea del velivolo M-346, impiegato per le ultime fasi di addestramento dei piloti delle linee aerotattiche”.

Nel 1935 il Re Sa’ud affidò alla Regia Aeronautica italiana l’addestramento dei piloti della Forza Aerea del neonato Regno Saudita, che proseguì con un periodo di mentoring da parte dei più esperti piloti italiani a beneficio dei loro colleghi sauditi. A testimonianza di questo antico connubio, un velivolo Caproni da addestramento, allora impiegato per tale esigenza, apre l’esposizione presso il Museo dell’Aeronautica di Riyad.

L’accordo rafforza la collaborazione tra l’Italia e il paese che vanta il record di esecuzioni capitali e di violazioni dei diritti umani. Sono infatti note le pesanti limitazioni in Arabia Saudita alle libertà democratiche (libertà di parola, di stampa, di associazione sindacale, di culto, ecc.), le discriminazioni verso le donne e la costante pratica delle punizioni corporali, della tortura e della pena di morte, anche per reati minori, inflitta con la decapitazione pubblica.

L’Arabia Saudita è tra i paesi che eseguono il più alto numero di sentenze capitali: dal 1985 al 2005 sono state messe a morte oltre 2200 persone e da gennaio ad ottobre 2015 le esecuzioni sono state almeno 138. Inoltre, risulta formalmente ancora in vigore la condanna “per offesa all’Islam” al blogger Raif Badawi a dieci anni di prigione e mille frustate (50 per sessione) e nelle scorse settimane la Corte penale speciale e la Corte suprema saudite hanno confermato la sentenza capitale nei confronti del giovane attivista sciita Ali Mohammed Baqir al-Nimr per la “partecipazione a manifestazioni antigovernative” all’età di 17 anni.

Per non parlare degli evidenti e oramai accertati rapporti tra l’Arabia Saudita e i gruppi jihadisti in Siria e Iraq, ai quali facoltose famiglie legate al governo hanno destinato milioni di dollari per il reclutamento, l’addestramento e le dotazioni di armi.Tutto ciò evidentemente non impedisce al governo guidato da Matteo Renzi di fare affari con la monarchia del golfo.

Nei scorsi mesi dall’aeroporto di Cagliari Elmas era partito un cargo Boeing 747 che ha portato tonnellate di bombe italiane alla base militare della Royal Saudi Armed Forces di Taif. Con ogni probabilità si è trattata di una nuova fornitura di bombe dell’azienda tedesca RWM Italia fabbricate a Domusnovas in Sardegna che prosegue le spedizioni degli ultimi anni. Ordigni inesplosi del tipo di quelli inviati dall’Italia, come le bombe MK84 e Blu109, sono stati ritrovati in diverse città dello Yemen bombardate dalla coalizione saudita.

Nel generale disinteresse della stampa internazionale, i paesi arabi guidati dall’Arabia Saudita e appoggiati dagli Stati Uniti continuano la loro guerra in Yemen. Perché? In primo luogo il paese si trova in una posizione strategica, perché controlla mezzo stretto di Bab el Mandeb, che collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden ed è una via di commercio piuttosto importante, anche per il passaggio del petrolio. In secondo luogo perché lo Yemen è considerato uno “stato fallito” e un terreno conteso da due tra i paesi più potenti del Medio Oriente, Arabia Saudita e Iran. Non è la prima volta che sauditi e iraniani si confrontano direttamente per mantenere l’influenza in un paese del Golfo: il caso più recente e più noto è l’invasione saudita nel Bahrein del marzo del 2011, durante le proteste della maggioranza sciita contro la monarchia saudita appoggiata dall’Arabia Saudita.