Che cosa rimarrà della Siria? I saccheggi nei siti archeologici sono diffusi in tutto il paese


 

Non è solo lo Stato islamico (Is) a saccheggiare i siti archeologici della Siria ma anche gli altri gruppi ribelli. E i saccheggi sono presenti anche nelle zone controllate dal governo di Damasco. È quanto emerge da uno studio condotto da Jesse Casana, professore di antropologia a Dartmouth, negli Stati Uniti, e pubblicato sulla rivista Near East Archaeology. Si tratta di uno studio indipendente che si basa sull’esame di immagini satellitari.

Casana ha potuto monitorare 1.300 siti siriani, arrivando alla conclusione che, se nei territori controllati dall’Is i saccheggi hanno interessato il 21,4% dei siti, in quelli controllati dalle forze di opposizione la percentuale sale al 26,6% e in quelli in mano ai curdi dell’Ypg al 27,6%. Sebbene in percentuale minore (16,5%), anche nei territori controllati dal governo si registrano saccheggi.

In realtà, nei territori controllati da opposizione e Ypg, sono stati rilevati soprattutto «saccheggi minori», vale a dire scavi eseguiti con piccoli mezzi meccanici, alla ricerca di manufatti antichi. Al contrario, il 22,9% dei siti controllati dal governo e il 42,7% di quelli controllati dall’Is hanno subito «saccheggi gravi», cioè eseguiti da più persone con grossi macchinari.

Casana ha utilizzato immagini satellitari registrate dalla compagnia Digital Globe dal 2007 a oggi, ma anche fonti più vecchie, alcune risalenti agli anni Sessanta. Da questi documenti risulta che già prima della guerra cominciata nel 2011, il 25% dei siti siriani subiva saccheggi, spesso prolungatisi per alcuni decenni. Tra il 2012 e il 1015, i siti saccheggiati sono circa il 22%. Un dato solo apparentemente più basso del precedente, visto il periodo di tempo enormemente più breve a cui si riferisce. In totale, secondo le stime dello studioso americano, i saccheggi dovrebbero aver interessato 3.000 dei circa 15.000 siti archeologici siriani.

Alla loro origine, il caos che regna nel paese e il conseguente minore controllo sui siti. Questo spiega anche la differenza nell’entità dei saccheggi tra siti in mano a opposizione e Ypg e siti in mano a Is e governo. Nei primi siti, il controllo è meno stretto e questo lascia spazio a ‘tombaroli’ che commettono piccoli furti. Nei secondi siti, il controllo del governo e Is è più serrato e quindi, mentre scarseggiano i piccoli furti, i saccheggi sono eseguiti su più vasta scala.

Lo studio chiarisce che non sempre è possibile stabilire chi abbia commesso i saccheggi, visto che molti territori sono campi di battaglia che passano rapidamente dal controllo dell’uno a quello dell’altro. Infine, si spiega che l’ovvio obiettivo dei saccheggi è quello di racimolare denaro. L’Is mostra spesso immagini della distruzione di alcuni siti, motivandola con ragioni teologiche. In realtà, il vero obiettivo è mettere sul mercato parti degli edifici distrutti, per un commercio che ha già portato ai jihadisti decine di milioni di dollari.

 

(Adnkronos/Aki/Washington Post)