Il punto. L’ombra dell’instabilità sulla Spagna: siamo un’Italia senza italiani


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(Francesco Cerri)  – Dopo 40 anni di quasi granitica stabilità e prevedibilità post-elettorale – al governo il Pp o il Psoe – la Spagna si è svegliata per la prima volta dalla morte del dittatore Francisco Franco senza sapere chi sarà il suo prossimo premier e che colore avrà il nuovo governo, se ce ne sarà uno. «La Spagna si è italianizzata», sintetizza l’analista di La Vanguardia Enric Juliana, un passato da corrispondente a Roma. «Siamo ora una Italia senza italiani, per dirla come Felipe Gonzalez che ha inventato questa formula».

Questo «nel senso della complessità della situzione politica, della difficoltà di raggiungere accordi che diano stabilità, del talento e della pazienza necessari per delineare soluzioni» spiega Juliana. Quella della Spagna del dopo 20 dicembre «è una delle situazioni più complicate» che il paese abbia conosciuto dal ritorno alla democrazia 40 anni fa.

«Il partito di governo ha perso dopo 4 anni di gestione della crisi 63 seggi, da 186 a 123 deputati. È un disastro. Il partito socialista, il primo dell’opposizione, non è riuscito a capitalizzare sul crollo del governo. Anzi, ha perso 20 deputati, da 110 a 90». Quindi «i due partiti principali della democrazia spagnola per oltre 30 anni arrivano a malapena al 50% dei voti. E irrompono in parlamento due forze nuove, con 104 deputati fra Podemos e Ciudadanos».

Per Juliana «senza alcun dubbio il trionfatore morale del voto è Podemos: entra al Congresso con 69 deputati e risultati molto forti nella grandi città. In tutte, meno che in Andalusia, ha superato il partito socialista. È emersa una nuova sinistra metropolitana che rischia di schiacciare il Psoe nei suoi feudi tradizionali del Sud».

L’analista vede soprattutto due ipotesi, fragili, per evitare la ingovernabilità del paese e elezioni anticipate: «Che succederà? Non lo sappiamo. Ci sono due possibili soluzioni. Una formula alla portoghese, con un patto fra Psoe, Podemos e Izquierda unida (2 seggi, ndr), che richiederebbe almeno anche l’aiuto dei nazionalisti baschi del Pnv. Oppure, qualche tipo di accordo Pp-Psoe, con l’astensione dei socialisti per l’investitura di Rajoy, o un patto programmatico che porti a un governo di grande coalizione: una strada mai provata in Spagna, che sarebbe pericolosa per il Psoe ora tallonato da Podemos nei grandi centri urbani».

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