Intelligence russa: Erdogan vuole attaccare l’Armenia, c’è la Turchia dietro la crisi in Nagorno Karabakh


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(Redazione) – Secondo fonti dell’intelligence russa, la Turchia sta valutando la possibilità di iniziare delle operazioni militari contro la Repubblica di Armenia. Gli uomini dei servizi, in un rapporto, citano direttamente il presidente Recep Tayyip Erdogan che avrebbe definito l’Armenia come la “più grande minaccia alla pace nel mondo”, promettendo di “fare qualcosa al riguardo”. Difficile verificare la fondatezza di queste affermazione. Quello che è certo che in Armenia questa minaccia non viene presa sotto gamba e si teme che a distanza di oltre un secolo dal genocidio che ha causato la brutale uccisione di quasi 1,5 milioni di cittadini, la Turchia possa commettere un nuovo crimine contro l’umanità.

La Turchia oggi è apertamente schierata con la Repubblica Islamica dell’Azerbaigian che ha di nuovo aperto il fronte nel Nagorno Karabakh con un’azione di guerra che ha causato molte vittime anche tra la popolazione civile armena. Baku nel 1988 aveva promesso di eliminare il cristianesimo dai suoi confini, avviando una guerra che, dopo 30mila morti e quasi un milione di sfollati, si è conclusa solo nel 1994.

Da allora il conflitto tra l’Azerbaigian e l’Armenia è rimasto congelato non senza tensioni e scontri tra gli eserciti dei due paesi: il primo continua a rivendicarne l’appartenenza, il secondo difende un’autonomia di una regione che garantisce alla popolazione armena di vivere liberamente seppure sotto la costante minaccia di un intervento armato nemico.

Le dichiarazioni di Erdogan coincidono quasi alla perfezione con il massiccio attacco lanciato nei giorni scorsi dall’Azerbaigian con carri armati, artiglierie pesante ed elicotteri contro la popolazione cristiana e le postazioni armene. Un’azione che non è piaciuta a Mosca che vede in questa azione bellica la volontà di Erdogan di recuperare l’influenza nella regione, persa con l’intervento russo in Siria.

La situazione è aggravata anche dal contesto geopolitico in cui si sta consumando questa crisi, con la presenza di circa 3000 mercenari azeri che hanno combattuto con lo Stato Islamico in Siria e in Iraq. Molti di questi sono rientrati in patria e combatterebbero al fianco dell’esercito di Baku. Tutto questo con l’appoggio della Turchia, uno dei principali fornitori di armi e materiale militare ai terroristi islamici del Califfato che nel Medio e Vicino Oriente stanno compiendo un vero e proprio genocidio nei confronti della minoranza cristiana.

Non è un caso che il presidente dell’Armenia, Serzh Sargsian, abbia ordinato al suo ministro degli esteri di “redigere un trattato di reciproca assistenza militare con Nagorno-Karabakh per proteggere i cristiani” dalla furia di Erdogan, temendo che possano subire la stessa sorte dei cristiani di Iraq e Siria. Il Vice Presidente della Duma (la camera bassa del parlamento russo), Sergei Zheleznyak, dal suo canto, ha accusato la Turchia di essere la “terza forza” che agisce nella regione del Nagorno-Karabakh, con l’obiettivo di scatenare una guerra su larga scala con la Russia. Una guerra che passa attraverso un accordo con l’Azerbaigian per colpire gli armeni cristiani sia in patria che nel Nagorno Krabakh.

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