Ebrei ortodossi pregano per la pace in Siria ma tacciono sul dramma del Golan occupato


 

In occasione del digiuno penitenziale del Kippur, alcuni rabbini hanno organizzato  in diverse località di Israele, della Cisgiordania e delle alture del Golan preghiere affinchè terminino gli spargimenti di sangue in Siria. L’iniziativa è stata lanciata su Facebook da Shibi Froman, figlio del defunto rabbino Menachem Froman che nel movimento dei coloni si era distinto come il più convinto fautore della pace con i palestinesi e un dialogo inter-religioso anche con Hamas.

“Ogni giorno in Siria sono massacrati centinaia di esseri umani, uomini, donne, bambini, ed il mondo resta indifferente. In occasione del Kippur – ha scritto Shibi Froman nei giorni scorsi – ci raccoglieremo dai quattro angoli del nostro Paese per gridare, pregare, sperare, cantare, indignarci, ed invocare pietà per il mondo in generale e per quanti soffrono a breve distanza da noi”.

Una delle cerimonie si è svolta nel Golan, a poche centinaia di metri dalla zona dove l’esercito Arabo Siriano si confronta con ribelli sunniti e con i gruppi armati jihadisti. I rabbini hanno letto alcune preghiere e suonato lo shofar, il corno rituale. “Non possiamo restare indifferenti di fronte a questa tragedia”, ha spiegato il rabbino Ariav Rosen, un abitante delle alture del Golan.

Proprio le Alture del Golan sono il nervo scoperto di Israele, tanto che recentemente il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha affermato che non riconoscerà nessuna annessione unilaterale di questa zona da parte di Gerusalemme. Una risposta netta – ma senza reali conseguenze – alle dichiarazioni del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, rilasciate a metà aprile, relative all’intenzione unilaterale da parte dello stato sionista di “annettere” parte del territorio siriano perché “sotto sovranità israeliana da più di 50 anni” e dopo aver tenuto la riunione dell’esecutivo, per la prima volta, proprio nel Golan.

Le Alture del Golan, secondo il diritto internazionale, sono un territorio occupato “illegalmente da Israele” e il Consiglio di Sicurezza ha nuovamente espresso “forte preoccupazione in merito alle dichiarazioni del premier Netanyahu  ed alla volontà di Tel Aviv di considerare quel territorio di sua appartenenza”. In base alla Risoluzione n. 497, del 1981, la decisione da parte israeliana di imporre le sue leggi e la sua amministrazione nei territori del Golan siriano occupato “è totalmente illegittima senza nessun fondamento o riconoscimento internazionale”.

Le Alture sono state occupate da Israele ai danni della Siria durante la guerra dei sei giorni nel 1967. Il territorio è de iure appartenente alla Siria, mentre de facto è occupato militarmente e amministrato da Israele che ha proceduto nel 1981 alla sua annessione unilaterale e non riconosciuta, come detto, dalle Nazioni Unite. Da allora la popolazione di quei territori, prevalentemente drusi, deve sottostare alle leggi ed all’amministrazione israeliana, mentre rivendica da sempre la sua appartenenza allo stato siriano.

Durante la guerra in Siria, l’esercito israeliano ha utilizzato il Golan per rivolgere attacchi ai miliziani sciiti di Hezbollah – alleati del governo di Damasco – , con il pretesto di interventi militari preventivi per contrastare il riarmo di un’organizzazione che Gerusalemme considera “terroristica”. Come dimostrato da diverse fonti giornalistiche indipendenti, le Alture in questi anni sono diventate uno dei punti di transito dei miliziani jihadisti anti -Assad (prevalentemente di Al Nusra, il ramo siriano di al Qaeda) che andavano a combattere nella regione di Dera’a o che ripiegavano per essere curati negli ospedali sotto giurisdizione israeliana.

Nel 2014 alcuni membri dell’Opposizione siriana hanno proposto a Israele di rinunciare al Golan in cambio di soldi e aiuti militari. Promotore dell’eventuale “scambio” era stato Kamal al-Labwani, noto membro dell’Opposizione siriana, secondo il quale “vendere le alture del Golan è meglio che perdere sia la Siria che il Golan”. Oltre alla storica rinuncia, al-Labwani aveva ipotizzato la creazione da parte di Israele di una no-fly zone lungo i suoi confini nord-orientali fino a coprire alcune parti meridionali del territorio siriano, in modo da proteggere le basi dei ribelli e dei gruppi armati dell’opposizione dagli attacchi dell’aviazione siriana.