L’Ue annuncia nuove sanzioni contro Damasco ma salva “i terroristi” che occupano Aleppo est


 

Il Consiglio degli Esteri dell’Unione Europea ha deciso di inasprire le sanzioni contro la Repubblica Araba Siriana. La misura arriverà nei prossimi giorni. Il vertice dei ministri degli esteri europei ha invece deciso di non imporre nuove sanzioni nei confronti della Russia, sebbene sia arrivata una “forte condanna” dei bombardamenti sui civili ad Aleppo condotti “dal regime e dai suoi alleati” e il “forte appello” alla Russia a fermare il massacro. Nessuna parola di condanna è stata pronunciata nei confronti dei terroristi di Jabhat Fatah al-Sham (conosciuti finora come Al-Nusra) che tengono in ostaggio i civili della seconda città siriana e che da oltre quattro anni colpiscono con lancio di bombole (nella foto), colpi di mortaio e missili la popolazione di Aleppo Ovest. Sono state ignorati, in particolare, le richieste di aiuto che negli ultimi giorni sono arrivate da numerosi esponenti della comunità cristiana, come le suore del collegio carmelitano, l’arcivescovo cattolico maronita, Joseph Tobji, e padre Ibrahim Alsabagh, parroco nella zona occidentale della città dove attualmente vive quasi un milione e mezzo di persone.

Da Mosca è giunta invece la notizia di un cessate il fuoco umanitario. Prevista inizialmente dalle ore 8 alle 16 del 20 ottobre nella zona di Aleppo, le forze aeree russe e siriane hanno anticipato al 18 ottobre il blocco dei loro attacchi per una pausa umanitaria di 48 ore. E’ stato il ministro della Difesa della Russia ad annunciare l’avvio del cessate il fuoco per permettere ai civili di lasciare Aleppo e consegnare aiuti per la città, arrivando a “separare i terroristi dall’opposizione moderata.”

Il rappresentante russo alle Nazioni Unite, Vitaly Churkin, ha detto che Jabhat al-Nusra ha due opzioni ad Aleppo: lasciare la città o essere sconfitta. Ha poi aggiunto che Arabia Saudita, Qatar e Turchia (paesi sponsor dei gruppi armati in Siria) “hanno espresso la loro intenzione di lavorare sodo con i gruppi di opposizione moderata in modo da far loro prendere chiaramente le distanze da Jabhat Fath al-Sham (già Jabhat al-Nusra)”.

Le Nazioni Unite in precedenza avevano giudicato non sufficienti le 8 ore di tregua dei raid aerei su Aleppo proposte dalla Russia: “Accoglieremmo con favore qualunque pausa nei combattimenti, ma c’è bisogno di una tregua più lunga al fine di portare gli aiuti”, aveva spiegato il portavoce dell’Onu, Stephane Dujarric.

Intanto, nell’ottica dell’offensiva diplomatica europea, l’alta rappresentante per la politica estera Ue Federica Mogherini ha ottenuto anche il via libera per lanciare “colloqui” sul futuro assetto del paese con i principali attori regionali, ovvero Turchia, Iran e Arabia Saudita, ma anche con le opposizioni, le donne, le chiese e la società civile. “Non è una sovrapposizione” alle altre iniziative, specifica la ministra degli esteri europea sottolineando la necessità di “trovare un terreno comune” sulla ricostruzione e sul “dopo”, anche allo scopo di creare un clima di fiducia tra gli “attori regionali”.

Il governo di Ankara ha annunciato che “la Turchia ha praticamente trasformato un’area nel nord della Siria “in una safe zone, che potrebbe anche portare alla creazione, con il consenso della comunità internazionale, di un campo” per i rifugiati. Lo ha detto il vicepremier e portavoce del governo di Ankara, Numan Kurtulmus, commentando la conquista da parte delle milizie dell’Esercito siriano libero, appoggiate dall’esercito turco, della città simbolica di Dabiq, strappata all’Isis che la controllava dal 2014. Ankara, che da tempo chiede la creazione di una zona cuscinetto nel nord della Siria anche per fermare il flusso di rifugiati, sostiene di aver sottratto allo Stato islamico circa 1.250 km quadrati di territorio con l’operazione “Scudo dell’Eufrate”, lanciata il 24 agosto scorso. La Turchia intende proseguire nel sostegno all’avanzata dell’Esercito Siriano Libero, diretta verso il centro strategico di al Bab, una trentina di km a sud di Dabiq.