Libano, nuovi scontri nel campo profughi palestinese di Ayn al Hilwe


 

E’ di almeno un morto e diversi feriti il bilancio di scontri armati tra fazioni rivali nel campo profughi palestinese di Ayn al Hilwe, alla periferia di Sidone, a circa 40 km a sud di Beirut. Si tratta del più affollato campo profughi palestinese in Libano. La notizia è stata diffusa dai media locali, alcuni dei quali hanno parlato anche un bambino gravemente ferito alla testa.

Gli scontri sono scoppiati tra i miliziani di Fatah, il partito del presidente Abu Mazen, e un’insieme di sigle estremiste. Il campo di Ayn al Hilwe ospita tra le 80 e le 100mila persone tra palestinesi, siriani e immigrati di varie nazionalità. In Libano sono registrati presso l’Onu 450mila palestinesi ma stime locali riferiscono di un numero più alto.

Per le strade di Beirut, come in altre città, la presenza dei rifugiati siriani è diventata fonte di grande preoccupazione, sia per questioni legate alla sicurezza interna sia per l’impatto che la loro presenza può avere sulla stabilità e sull’economia del Paese. A partire dal 2003, sono state documentate crescenti infiltrazioni di gruppi integralisti salafiti nei campi palestinesi, sancendo di fatto la creazione di gruppi politici e militari indipendenti dall’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina).

All’inizio della guerra in Siria, nelle strade del campo di Ain el-Hilweh sono apparse le prime bandiere di sostegno ad Al-Qaeda nel Levante, l’organizzazione jihadista operativa proprio in Siria e in Iraq dalla cui scissione è nato il cosiddetto Stato Islamico.

In un luogo dove i rifugiati sono completamente disillusi sulla propria possibilità sia di diventare a pieno titolo cittadini libanesi che di fare ritorno nei Territori palestinesi (con la disoccupazione che colpisce 8 persone su 1o), l’attrazione delle ideologie radicali è fortissima.  Dal 2011, lo è anche la tentazione dei giovani di arruolarsi tra le fila dei gruppi ribelli attivi nella vicina Siria.

L’arrivo dei palestinesi dalla Siria ha, infatti, portato al collasso la situazione dei campi profughi come quello di Ayn al-Hilwe. Gli abitanti hanno dimostrato la solidarietà ai rifugiati ma la tensione nell’agglomerato è cresciuta giorno dopo giorno tanto da renderlo uno dei campi meno sicuri del paese a causa, principalmente, della forte presenza di gruppi estremisti e di sigle radicali.

Secondo le forze di sicurezza libanesi, nel campo di Sidone si nasconderebbero pericolosi terroristi provenienti dalla Siria che, dopo aver combattuto contro Assad, hanno trovato riparo e protezione proprio all’interno del campo. Le divisioni tra i sostenitori e gli oppositori del governo siriano dilagano e gli incidenti nel paese sono sempre più frequenti. In un luogo dove i rifugiati sono completamente disillusi sulla propria possibilità sia di diventare a pieno titolo cittadini libanesi che di fare ritorno nei Territori palestinesi, l’attrazione delle ideologie radicali è fortissima.

Un altro elemento di grande tensione è legato alla costruzione di una cinta muraria attorno al campo. Ufficialmente dovrebbe servire a impedire che i jihadisti in fuga dalla Siria, e quelli presenti nel paese, trovino rifugio in quell’area. Secondo le autorità palestinesi e molte organizzazioni umanitarie la costruzione trasformerà Ain al Hilwe in una enorme prigione .

In ogni caso nessun partito libanese  si è espresso pubblicamente contro la decisione di innalzare la barriera. Sui social in molti hanno paragonato il muro di Ain al Hilwe a quelli costruiti da Israele in Cisgiordania, al confine con l’Egitto e a quello che correrà lungo il confine orientale della Striscia di Gaza.