Il bombardamento di Ghouta (di Robert Fisk)


 

La Siria continua ad ammassare le sue forze armate attorno all’enclave di Damasco, denominata Ghouta est, comprese le unità dell’esercito comandate dal fratello di Bashar al Assad, Maher e dal colonnello Soheil Hassan, la “Tigre” le cui vittorie militari in tutto il paese lo hanno reso leggendario tra i sostenitori di Assad.

Invece di spostarsi di notte – la tattica tradizionale adottata dall’esercito durante la guerra – molte forze siriane sono scese rapidamente lungo le autostrade verso la capitale, alla luce del giorno da Aleppo e da Homs al nord, da Deraa al sud e dalla campagna vicino a Damasco. Le autorità siriane vogliono che siano viste, per per far capire visibilmente ai ribelli islamisti della Ghouta in che modo finirà la loro battaglia.

Malgrado il veto della Russia all’ONU di giovedì, sono tuttavia continuati i negoziati fra tre gruppi ribelli e l’esercito siriano – con la diretta mediazione della Russia – per stabilire “corridori umanitari” e “vie di fuga” per diecine di migliaia di civili intrappolati all’interno della Ghouta, cioè la vasta area di catapecchie periferiche e di terreni coltivati nelle mani degli Islamisti e di altri gruppi ribelli fin dal 2013. Colloqui quasi identici si sono svolti tra gli Islamisti e il governo riguardo ad Aleppo orientale, prima della sua caduta nel dicembre 2016. Il bagno di sangue e i negoziati sono stati da lungo tempo una caratteristica della guerra siriana.

Malgrado tutta la retorica dell’Occidente, però, e il costante ritornello dell’ONU che i civili della Ghouta orientale stanno sperimentando “l’inferno sulla terra”, il massiccio bombardamento siriano e russo, continuerà. La fazione Islamista Nusrah, “figlia” dell’infamia di al-Qaida dell’11 settembre, sembra più riluttante ad arrendersi ai Siriani – anche se le hanno permesso di andarsene con le sue armi leggere – che la milizia preferita dell’Arabia Saudita: la Jaish al-Islam, o la proxy del Qatar, cioè la “Legione Rahman”. Si racconta anche che le fazioni sostenute dai Sauditi e dai Qatarioti stiano litigando tra di loro, perfino adesso, nella Ghouta, riguardo al conflitto del Golfo tra Sauditi e Qatarioti.

Non sembra ci sia tale scissione tra i loro nemici. La Guardia Presidenziale è alla periferia della Ghouta, e i Siriani hanno portato la loro 14° Divisione (Forze Speciali) nei sobborghi. La 4a Divisione blindata di Maher Assad, di base a Damasco, è posizionata sul perimetro, così come la 7a Divisione e le truppe appartenenti alle unità comandate dal Colonnello Soheil Hassam, la “Tigre”.

Tenuto conto del numero di reggimenti dell’esercito intorno alla Ghouta, Hassan non può essere il comandante in capo, una carica che resta diplomaticamente indefinita. Però i convogli di carri armati, di veicoli blindati, di cannoni e di camion che si riversano in pieno giorno verso Damasco – entusiasticamente immortalati dai fotografi del governo – sono destinati ad essere visti.

Ghouta cadrà. Questo è il messaggio. Dall’interno delle forze armate siriane ci sono dei tentativi di spiegare la spietatezza dell’attacco. Migliaia di soldati sono stati uccisi nelle battaglie attorno alla Ghouta fin dal 2013; vaste “risorse” militari, la parola che usa l’esercito – sono state riversate in questa battaglia nel corso degli anni. “La maggiore parte degli attacchi con autobombe a Damasco e il continuo bombardamento del centro della capitale negli scorsi anni, provenivano dalle forze ribelli della Ghouta, in particolare dal distretto di Douma”. Naturalmente, ci sono le solite spiegazioni da parte degli ufficiali di artiglieria: di attacchi “chirurgici”, di ribelli che si nascondono negli ospedali e che usano i civili come “scudi umani”; queste, però, sono parole che il mondo ha già sentito prima: dagli Americani riguardo a Mosul e all’Afghanistan, dagli Israeliani riguardo a Gaza, e dai Russi riguardo alla Cecenia.

E le foto, come al solito, parlano più forte delle parole. Mentre i filmati della Ghouta orientale mancano apertamente di mostrare gli Islamisti armati che stanno combattendo nella enclave, non c’è motivo di dubitare delle sofferenze dei civili. Alcuni di questi, si dovrebbe ricordare, saranno inevitabilmente parenti proprio dei soldati siriani che stanno programmando di prendere d’assalto la Ghouta: c’era molto personale militare siriano che ha preso Aleppo Est nel 2016, le cui famiglie vivevano lì.
La Ghouta sta, però, sperimentando un diverso tipo di assedio, un assedio che non ha precedenti. Come dimensioni durante questa guerra. “Colpo e terrore” oppure “shock e terrore” è quello che si suppone sperimentino i nemici della Siria. Gli attacchi aerei russi e siriani sono una prova di questo. Anche se sugli schemi della televisione le carte geografiche sembrano semplici, le guerre sono infinitamente più caotiche. Pensate all’effetto di un mattone che colpisce il parabrezza di una macchina, alle moltissime rotture su tutto il vetro; a questo somigliano le mappe militari siriane.

Si sta ora dicendo che se la prima avanzata siriana dentro la Ghouta si sposta contro zone controllate da al-Nusra, significa che i guerriglieri di al-Qaida sono più ostinati nei negoziati rispetto agli due gruppi principali. Soffriranno per primi, insieme ai civili, naturalmente: è la lezione inevitabile di questa guerra terrificante. I siriani, insieme alle milizie irachene e a Hezbollah, in effetti hanno dei piani per invadere la Ghouta nelle mani dei ribelli. Dopo questa dimostrazione di potenza di fuoco, come potrebbero fermarsi, ora, i Siriani e i Russi? Se si fermassero, chi crederebbe al messaggio del prossimo assedio? A Idlib nord-occidentale, per esempio. Oppure nelle città vicine.

E quindi, quando la Ghouta cadrà, Idlib dovrà essere sicuramente la successiva. Poi i siriani devono decidere in che modo rompere la presa che hanno di Stati Uniti e i Curdi su Raqqa; questo forse è uno dei motivi per cui le forze favorevoli alla Siria sono ora andate in soccorso dei Curdi nella provincia settentrionale di Afrin: per mettere ulteriore disaccordo tra i Turchi e gli Americani, e costringere Washington ad abbandonare i suoi alleati curdi sull’Eufrate.

E’ doloroso ricordare come questi enormi panorami di fiume e deserto e di versanti montagnosi hanno vissuto in pace per un secolo – con le loro società con confini ben definiti, naturalmente, e senza giustizia – prima del bagno di sangue. La Ghouta riceve le acque di cinque fiumi; l’edizione in francese del 1912 della guida di viaggio Baedecker in “Siria e Palestina” descrive in che modo i tributari che fluiscono nelle sabbie a est, avessero assegnato alla Ghouta il nome di “Laghi delle praterie”. Quella, però, era la Siria di una volta.

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-bombardment-of-ghouta

Originale : The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace