Libia, cresce il sostegno al piano Onu ma la Francia gioca un’altra partita


a cura di Francesco Gori

Cresce il sostegno al Piano di Azione dell’Onu per la Libia con la previsione dello svolgimento di libere elezioni entro la fine del 2018. Il via libera questa volta è arrivato dai ministri degli Esteri di Tunisia, Algeria, Egitto che  nei giorni scorsi hanno chiesto alle varie fazioni libiche in causa di assumersi le proprie responsabilità e continuare a impegnarsi per la riconciliazione nazionale, oltre a ribadire il rifiuto di ogni forma di intervento militare straniero in Libia, che potrebbe invece prolungare la crisi nel Paese e minacciare la sicurezza e la stabilità dell’intera regione. La prossima riunione tra ministri degli Esteri di Tunisia, Algeria, Egitto, sulla situazione in Libia si terrà al Cairo in una data che verrà annunciata in seguito.

La situazione di stallo nel paese sembra comunque favorire l’uomo forte della Cirenaica, il generale Khalifa Haftar, sostenuto anche dalla Francia il cui presiedente, Emmanuel Macron, il prossimo 29 maggio dovrebbe presenterare a Parigi un programma di 12 punti. Macron ha convocato discretamente in questi giorni il vertice organizzato “in stile Onu”, inviando anche un suo rappresentante diplomatico a Tripoli per fare gli ultimi inviti.

Dopo essersi assicurato la presenza del generale Haftar e del presidente del Parlamento che ha sede a Tobruk, Agila Saleh, la diplomazia francese è passata a creare consenso con i leader politici di Tripoli. Sono stati invitati anche il capo del Consiglio presidenziale Fayez Serraj e il presidente del Consiglio di Stato (“senato”) Khaled Mishri che,però è un Fratello musulmano, organizzazione considerata terroristica dall’Egitto e dal generale Haftar. La sua presenza sarebbe peraltro poco gradita anche dagli Emirati Arabi.  Altri inviti sono stati rivolti al vice-premier Ahmed Maitig (Misurata), assieme a sindaci e rappresentanti di città come Zintan o realtà del Sud della Libia.

Rotornando al piano  francese, tra i punti più importanti ci sono le elezioni parlamentari e presidenziali da tenersi entro la fine del 2018, in base alla road map già presentata dall’inviato dell’Onu in Libia, Ghassan Salamé. La proposta prevede la riapertura delle registrazioni per le liste elettorali di altri 60 giorni, lo spostamento della sede del parlamento da Tobruk a Bengasi, come chiesto a gran voce da molti deputati e previsto dall’articolo 16 dell’Annuncio costituzionale libico.

I francesi chiedono anche l’immediata unificazione delle due banche centrali, quella con sede a Tripoli e l’altra di al Baida, lo scioglimento del governo ad interim non riconosciuto con sede nell’est della Libia, l’impegno a sostenere il dialogo militare in corso al Cairo tra le due fazioni delle forze armate libiche in modo da unificare l’esercito. Si parla anche della necessità di affidare alle forze di sicurezza libiche la protezione della preparazione delle elezioni che dovranno avvenire alla presenza di osservatori internazionali così come che qualsiasi ostacolo posto alle operazioni di voto provocherà l’emissione di sanzioni da parte della Comunità internazionale.

Macron, che in Libia sta portando avanti una politica che si potrebbe definire “dei due forni”,  è il grande sponsor del generale Haftar che in questi giorni a Derna sta attuando una  dimostrazione di grande forza.  L’isolamento della Forza di protezione di Derna (precedentemente nota come Consiglio della Shura dei mujahidin) è anche a livello internazionale, visto che sia il governo di accordo nazionale che l’Onu hanno fatto ben poco fino a oggi per contrastare l’offensiva dell’autoproclamato Esercito nazionale libico”.

L’iniziativa francese del 29 maggio è all’attenzione del dipartimento di Stato degli USA. E’ quanto ha riferito l’Incaricato d’affari statunitense a Tripoli, Stephen Williams, al presidente dell’Alto consiglio di Stato libico, Khaled al Mishri, secondo il quale Washington non si è ancora espressa sull’iniziativa francese.