Scuola di Gomme, l’Autorità Nazionale Palestinese accusa Israele di pulizia etnica


 

La presidenza palestinese condanna la decisione della Corte suprema israeliana di demolire l’insediamento beduino di Khan el-Ahmar e la sua ‘Scuola di gomme’ in Cisgiordania. Lo scrive l’agenzia di stampa ufficiale palestinese Wafa. “La politica di pulizia etnica – accusa la presidenza dell’Anp – è la forma peggiore di discriminazione razziale, che è divenuta la caratteristica predominante delle pratiche e delle decisioni del governo israeliano”.

”L’unico obiettivo di questa politica repellente e razzista – prosegue il comunicato della presidenza Anp – è di sradicare cittadini palestinesi che legalmente si trovano sulle proprie terre per controllarli e sostiruirli con coloni stranieri”.

La presidenza, conclude la Wafa, ha lanciato un appello urgente alle Nazioni Unite e ai Paesi firmatari delle convenzioni di Ginevra per far sì che questa decisione ”razzista” non sia realizzata e per garantire protezione al popolo palestinese.

Secondo l’Agenzia Italiana per lo Sviluppo e la Cooperazione (ufficio di Gerusalemme), il campo beduino con annessa ‘Scuola di gomme’ si trova in Cisgiordania, in una zona C, ossia una parte del territorio palestinese nel quale Israele vieta agli arabi di costruire case. Poco lontano sorge Maale Adumim, una delle colonie israeliane illegali più grandi e organizzate dei Territori Palestinesi”. L’iniziativa cominciò nel maggio 2009 e la scuola divenne operativa nell’agosto dello stesso anno. Si partì con 8.000 euro, racimolati da donatori e cooperazione decentrata. A supporto progetto intervennero in un secondo tempo la Cei, la cooperazione italiana, alcune agenzie Onu, l’Ue, e una rete di enti locali.

LA SCUOLA DI GOMME

La Scuola di Gomme, realizzata da Vento di Terra Ong, sostenuta negli anni dalla diplomazia internazionale, e in particolare dalle Agenzie ONU, è divenuta un simbolo del diritto all’istruzione e di difesa dei diritti delle comunità beduine palestinesi residenti nell’Area C della Palestina occupata militarmente da Israele. Si tratta di una struttura senza fondamenta realizzata con pneumatici usati, progettata dallo studio Arcò di Milano, per fare fronte alla proibizione delle Autorità Israeliane di realizzare costruzioni in muratura nell’area C e alle specifiche esigenze locali.

Una struttura che per caratteristiche costruttive e materiali utilizzati, è considerata un esempio nell’ambito dell’architettura bioclimatica. La scuola è dalla sua fondazione sotto ordine di demolizione ed è stata costantemente attaccata dal movimento dei coloni quale “minaccia all’esistenza dello stato di Israele”. La Corte Suprema Israeliana si è espressa nel 2014 invitando le parti a trovare un accordo e ribadendo il valore sociale della struttura.

Il plesso di Khan al Ahmar – realizzato nel 2009 dalla Ong italiana Vento di Terra con il contributo della Cooperazione Italiana, della CEI e di una rete di Enti Locali lombardi – ospita 8 classi, per un totale di circa 200 minori. Minori che a causa delle limitazioni imposte dai militari e dell’isolamento dei villaggi dove risiedono non posseggono alternative reali e rischiano di perdere il diritto all’istruzione primaria.