Turchia. La tragedia mineraria di Soma fa traballare Erdoğan


 

(Simona Deidda) – L’esplosione di Soma riecheggia in tutta la Turchia, di Simona Deidda – “Questi incidenti possono accadere!”, è così che il primo ministro turco, Recep Tayip Erdoğan, ha commentato il peggiore incidente sul lavoro della storia della Turchia, avvenuto la mattina del 13 maggio nella provincia di Manisa, Turchia occidentale, nel distretto di Soma, in cui attualmente si contano 282 vittime e 150 dispersi.  Il numero dei lavoratori presenti all’interno della miniera al momento dell’esplosione non è dettagliato, si stima un numero pari a 787 individui. Il primo ministro ha continuato il suo discorso dicendo che si tratta di “una cosa ordinaria” nel mondo delle miniere, che succede anche negli altri paesi. A supporto della sua tesi ha, però, fatto un esempio decisamente datato nel tempo, riferendosi ad un incidente accaduto in una cava in Gran Bretagna nel 19° secolo.

Questo è soltanto l’ultimo dei numerosi incidenti all’interno delle miniere che ogni anno avvengono in Turchia, ma l’unico al quale può essere paragonato in termini di perdite di vite umane è quello del 1992 a Zonguldak, una cittadina sul mar Nero, in cui persero la vita 263 minatori.

Il principale sindacato turco, che rappresenta ben 800.000 lavoratori, sostiene che dal 2012 sono state ben 5 le esplosioni all’interno delle miniere turche, l’ultima delle quali a marzo, ma che, nonostante questo, il principale partito al governo, l’AKP, guidato dallo stesso Erdoğan, ha rigettato il 29 aprile, soltanto 15 giorni prima dell’ultima tragedia, un provvedimento del CHP in cui si chiedeva maggiore sicurezza all’interno delle miniere.

Quello che dal primo ministro è stato presentato come “un ordinario incidente”, è stato, invece,  definito dal presidente della repubblica turca, Abdullah Gül, arrivato sul posto per porgere le condoglianze ai famigliari delle vittime, un “immenso disastro” per la nazione turca.

In realtà, tutto ciò, era prevedibile, e lo dimostrano le richieste in parlamento del CHP e dei sindacati che da anni chiedono la messa in sicurezza delle miniere e dei luoghi di lavoro. La media dei minatori morti in Turchia è in percentuale più alta del 8.5% rispetto ai paesi europei, i quali la Turchia cerca da anni di eguagliare. Sono ben 880.000 gli incidenti sul lavoro accaduti nel paese tra il 2002 e il 2013, di cui oltre 13.000 hanno provocato delle vittime. Ma due principali ostacoli sono presenti nel lavoro in miniera: il primo è la mancata rettifica della convenzione N. 176 dell’ILO (International Labour Organization) del 2005, in materia di sicurezza e salute nelle miniere,  mentre l’altra è la crescente privatizzazione che la Turchia sta affrontando negli ultimi anni. Per quanto riguarda la convenzione dell’ILO, essa prevede una serie di diritti garantiti ai lavoratori, nonché la responsabilità diretta di gestori/proprietari della cava e dello stesso governo. D’altra parte la privatizzazione delle miniere comporta una netta riduzione dei costi a favore dei profitti. La politica di privatizzazione è strettamente legata al governo in carica, tanto che la stessa società proprietaria della miniera di Soma, la Soma Kömür İşletmeleri, è in mano ad un caro amico ed estimatore del premier Erdoğan. I costi di gestione della cava sono stati ridotti drasticamente dal momento dell’acquisizione, nel 2005, il tutto a discapito della salute e della sicurezza dei lavoratori, considerate inutili e troppo costose.

A due giorni dai fatti l’intero paese è in subbuglio. Gli avvocati della Bar Association di Ankara sostengono che si tratti di un “disastro legale”, poiché dopo un tale avvenimento i gestori della miniera andrebbero messi sotto custodia almeno finché non vengono stilati dei rapporti e compiute delle indagini che dimostrino la loro estranierà e non colpevolezza. Ma ciò non è avvenuto. Anzi, è stato lo stesso proprietario della società ad accogliere il primo ministro durante la sua visita a Soma. Visita che ha provocato enorme scalpore in tutto il paese, sia per le parole pronunciate dallo stesso Erdoğan, sia per il suo gesto nei confronti di alcuni cittadini che manifestavano il proprio dissenso e soprattutto per la sequenza di fotografie che circola su social media dell’aggressione da parte di Yusuf Yerkel, consigliere del primo ministro, nei confronti di un ragazzo, apparentemente parente di una delle vittime del disastro.

A tutto ciò la polizia risponde con dura repressione, arresti, gas urticanti e cannoni ad acqua sparati sui manifestanti nelle piazze e nelle strade.  Le ricerche continuano, ma all’interno della miniera di Soma è presente un unico luogo-rifugio in cui, in casi di emergenza come quella del 13 mattina, i lavoratori possono trovare riparo e salvarsi. Alcuni esperti sostengono che la gran parte dei minatori si sarebbe potuta salvare se all’interno della cava ci fossero stati più rifugi, così come prevede la legislazione internazionale  e accade negli altri stati. Sono stati questi, per esempio, a salvare i 33 minatori nella miniera di oro in Perù in seguito all’incidente dell’agosto 2010. Tutto ciò non fa altro che confermare le richieste dei minatori, dei sindacati e dell’opposizione della necessità di misure di sicurezza e di protezione della salute all’interno delle miniere, nonché delle modifiche legislative in Turchia. L’agenda del governo deve essere rivista alla luce del disastro di Soma.