Israele non si ferma: i coloni aumenteranno del 50%


 

Nei prossimi cinque anni il numero complessivo dei coloni ebrei in Cisgiordania è destinato a crescere del 50%, passando da 400 a 550-600 mila. Questa la previsione espressa dal ministro dell’edilizia Uri Ariel (del partito nazionalista Focolare ebraico) secondo quanto aggiorna il sito web del giornale filo-governativo Israel ha-Yom. A Gerusalemme est, nel 2019, la popolazione ebraica dovrebbe crescere con un ritmo analogo, raggiungendo la cifra complessiva di 300-350 mila israeliani.

Il ministro ha fatto queste dichiarazioni durante un sopralluogo nei cantieri edili di Gerusalemme est, assieme al sindaco Nir Barkat. I due hanno concordato che per raggiungere questi obiettivi sara’ necessario ridurre i prezzi degli appartamenti.

I piani non si fermano qui: il Consiglio Regionale della Valle del Giordano ha fatto sapere di avere un piano per triplicare la popolazione ebraica in quella zona, per impedire che le terre siano restituite ai palestinesi. Una rappresentante dei coloni, Orit Artsiely, ha previsto che la popolazione ebraica nella Valle crescerà dagli attuali 4.509 coloni fino a 15.000 in 10 anni, grazie anche alla costruzione di 825 nuove case.  Il ministro Naftali Bennett, il leader di Casa Ebraica, dal suo canto sta preparando un testo di una legge per annettere a Israele la zona C dei Territori, circa il 60% della Cisgiordania rimasta dopo gli Accordi di Oslo (1993) sotto il pieno controllo dell’esercito occupante.

Tutto questo con l’appoggio del premier Netanyahu che, incurante delle critiche avanzate dalla comunità internazionale, sostiene la crescita senza limiti delle colonie. Con qualche rara eccezione: nei giorni scorsi infatti le Forze di sicurezza israeliane hanno avviato la demolizione di strutture illegali nell’avamposto “selvaggio” di Maaleh Rehavam, in Cisgiordania, non distante da Betlemme e Hebron. I soldati hanno avuto l’ordine di radere al suolo 11 strutture, tra cui cinque case malgrado le resistenze dei coloni. La Corte suprema israeliana ha riconosciuto che le strutture erano state costruite illegalmente.

 

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