La ricerca dei 3 giovani coloni e la strategia di Israele contro il governo di unità nazionale palestinese


 

 

(Angela Lano) – La scomparsa, da cinque giorni, dei tre giovani coloni-soldati israeliani dall’area di Gush Etzion si sta rivelando la giustificazione perfetta per prendere di mira membri e simpatizzanti di Hamas; per gettare discredito sul governo di unità nazionale palestinese formato di recente; per fare a pezzi altri corpi palestinesi; per riempire ancora di più le già affollate carceri israeliane con altri prigionieri; per terrorizzare bambini; per ferire; distruggere case; umiliare parlamentari eletti dal popolo. Insomma, per fare altra pulizia etnica e per compiere altre punizioni collettive contro un intero popolo.

Non vogliamo fare i “complottisti”, quelli che gridano al “era già tutto organizzato”, ma vogliamo analizzare dati e strategie, e scempio di diritti umani attualmente in corso, sotto l’occhio benevolo di media internazionali, e italiani, sempre più indegni anche solo di essere sfogliati online. Un’informazione sempre più connivente con il potente, non importa quanto criminale e violatore di ogni legalità internazionale. Ciò che importa è che, alla fine, il messaggio arrivi là dove deve arrivare e comunichi tutta la sua ignorante e devastante ingiustizia.

Sintetizziamo i fatti.

Migliaia di soldati israeliani sono coinvolti nella ricerca dei tre giovani, concentrando gli obiettivi degli assalti su Hebron e Nablus.

A Nablus sono stati sequestrati 41 palestinesi, secondo quanto ha dichiarato l’esercito di occupazione. Da sabato, in diverse aree della Cisgiordania, sono stati arrestati oltre 240 cittadini, di cui la maggioranza membri o simpatizzanti di Hamas.

Hebron è stata sigillata, con check-point dovunque, intorno alla città.

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, non ha perso tempo, la settimana scorsa, ad accusare Hamas del rapimento dei tre ragazzi, accusa che il movimento islamico ha respinto come “stupida”. Nessun gruppo ha rivendicato il sequestro dei coloni.

Responsabilità sono state addossate anche al presidente Mahmoud Abbas, a cui Netanyahu ha chiesto “aiuto” per ritrovare i tre giovani, anche se l’area dove sono scomparsi è sotto totale controllo israeliano – Area C.

Obiettivo: distruggere Hamas in Cisgiordania…

Il sito Maan riferisce che durante una riunione del Consiglio di gabinetto israeliano, lunedì 16 giugno, i ministri hanno deciso di allargare le azioni contro Hamas per distruggerne le infrastrutture politiche e sociali in Cisgiordania.

“Quanto a lungo i nostri ragazzi rimarranno sotto sequestro, tanto Hamas si sentirà perseguitato, paralizzato e minacciato”, ha dichiarato in un comunicato il portavoce dell’esercito israeliano, il luogotenente Peter Lerner.

“Siamo impegnati a risolvere il rapimento e a debilitare le capacità terroristiche di Hamas, le sue infrastrutture e le sue istituzioni di recrutamento”, ha aggiunto.

Tra le misure previste per attaccare Hamas in Cisgiordania, vi è la demolizione di abitazioni di leader del movimento: “sradicare qualsiasi cosa sia verde (il colore di Hamas, ndr), in Cisgiordania”, ha riferito la radio dell’esercito.

e far fallire la riconciliazione palestinese

L’obiettivo successivo alla “distruzione” di Hamas, secondo quanto dichiarato da fonti della dirigenza israeliana, è di portare al collasso il governo di unità nazionale recentemente formato, prodotto della riconciliazione inter-palestinese, dopo anni di conflitti interni e divisioni tra Cisgiordania e Striscia di Gaza.

“Lo scopo delle azioni israeliane – ha scritto Amos Harel su Haaretz – è di creare una spaccatura tra l’Autorità palestinese e Hamas, e fermare il processo di riconciliazione iniziato due mesi fa”. E, secondo quanto ha scritto Yediot Aharonot, la distruzione delle infrastrutture di Hamas porterebbe a un indebolimento del movimento prima delle elezioni palestinesi, previste per la fine dell’anno.
Tuttavia, la grave situazione in Cisgiordania sotto blocco totale e violenze israeliane, con scontri tra la popolazione e l’esercito di occupazione, e i continui bombardamenti contro la Striscia di Gaza, potrebbero portare ad altri sviluppi, diversi da quelli progettati da Israele.

Fonte: Infopal