L’ISIS e l’ipocrisia dei governi occidentali


 

(Raimondo Schiavone) – Ci sono voluti ben tre anni di guerra in Siria, migliaia di morti, la distruzione di intere città e di buona parte del patrimonio culturale del Paese per far capire all’Occidente intero che la Siria era assediata da un’orda di terroristi fanatici che non volevano abbattere un regime, ma volevano imporre la propria dittatura basata sull’intransigenza religiosa e sull’intolleranza verso le altre confessioni. L’Occidente ha contribuito ad armarli, addestrarli e sostenerli persino politicamente in alcune fasi, per poi rendersi conto che questi “barbari” ora sono pronti a mettere a ferro e fuoco i luoghi in cui transitano.

La vicenda irachena era prevedibile ed è il simbolo dell’ottusità e dell’egoismo di quella parte dell’Occidente dedita al traffico di armi e all’esclusiva salvaguardia dei più biechi interessi economici, persino al prezzo di mettere a repentaglio la sicurezza mondiale. Ma le milizie dell’ISIS, ormai sulla bocca di tutti, hanno compiuto per tre anni scorribande in territorio siriano, sono state addestrate e dotate di armi da guerra. Ora che finalmente il legittimo governo siriano insieme al suo popolo è riuscito a cacciarle, si sono spostate nella roccaforte irachena al confine con la Siria, trucidando civili e militari considerati infedeli.

Sciiti, curdi e sunniti non allineati con le posizioni integraliste di questo esercito del male sono le vittime di questa guerra che pesa sulle coscienze dei politici miopi ed egoisti che infestano l’Occidente in questi anni. Basta ricordare che appena un anno fa, USA, Francia e Gran Bretagna erano pronti a bombardare la Siria per aprire i varchi a quei terroristi che oggi fanno tremare il mondo in Iraq. Solo grazie alla lungimiranza del leader russo Putin e del Papa proletario Bergogolio, è stata evitata quella catastrofe epocale che avrebbe consegnato uno dei luoghi che la storia ricorda come la culla del Cristianesimo e dell’Islam al terrorismo estremista. Gli stessi terroristi sui quali oggi il Presidente Obama sta pensando di scaricare le bombe dei propri droni e di stringere un accordo strategico militare con l’odiato Iran sciita dell’Ayatollah Khamenei.

Dove sono ora gli strateghi internazionali che hanno spinto questi piccoli leader mondiali come Obama, Hollande e Cameron a consentire che venissero trucidati migliaia di bambini e di donne in Siria? Pagheranno mai per la viltà delle loro azioni assimilabili a quelle di coloro che materialmente hanno compiuto tali eccidi? Non esiste una risposta a queste domande, la storia ridisegnerà i profili di tali uomini, tanto decantati alla loro ascesa e poi ridicolizzati dalle loro azioni.

Non è il momento di “processi”, anche se una “Norimberga” sulla Siria sarebbe l’unico modo per ristabilire la verità e dare dignità a quei morti innocenti, molti dei quali non hanno trovato nemmeno una legittima sepoltura nelle città e nei villaggi della Siria. Quanto tempo dovremo ancora aspettare prima che l’Occidente dica “basta” alle monarchie autoritarie del Golfo, che usano i proventi del petrolio per foraggiare l’integralismo islamico affamando le popolazioni del Vicino Oriente e investendo i proventi del sangue versato nella nostra Europa?

Anche a questa domanda non ci sarà risposta, gli interessi economici prevalgono su quelli umanitari. I soldi, anche se sporchi, non fanno schifo alla povera e vecchia Europa, ormai ignara di quei picchi di umanità che hanno caratterizzato i nostri uomini nella metà del secolo scorso.

Sono più importanti gli interessi e gli investimenti dei Principi del Golfo che investono in palazzi storici, ospedali e grandi alberghi. Chiamiamo questo fenomeno con il suo vero nome: riciclaggio di denaro sporco. Ma, si sa, la realpolitik impone anche questo.

 

Raimondo Schiavone (1966). Giornalista. Laurea in giurisprudenza, è segretario generale del Centro Italo Arabo Assadakah. Vice presidente della Camera di Commercio Italo Araba. Esperto in progetti di cooperazione allo sviluppo e relazioni internazionali con i Paesi della Sponda Sud del Mediterraneo. E’ coautore di numerosi volumi, ha curato i saggi  Syria, quello che i media non dicono (Arkadia) e Middle East. Le politiche nel mediterraneo sullo sfondo della guerra in Siria (Arkadia).