Un campo profughi a cinque stelle: in Giordania, siriani accolti dagli Emirati Arabi Uniti


 

(Valeria Stera) – Il campo profughi di Mrajeeb Al Fhood si trova in Giordania, vicino alla città di Al Zarqa, ed è stato inaugurato il 10 aprile 2013. Il campo è nato da un accordo fra il governo giordano e gli Emirati Arabi Uniti, un anno dopo il campo di Al Za’atari, al fine di ospitare parte dei rifugiati siriani che ancora oggi oltrepassano il confine meridionale della Siria. Mrajeeb Al Fhood ha accolto da subito alcuni rifugiati in precedenza accolti ad Al Za’atari, oltre che nuovi arrivi. Il campo si trova a 37 chilometri dal confine giordano con la Siria ed è stato progettato per ospitare 5000 siriani. Secondo le dichiarazioni di Majed Sultan bin Suleiman, responsabile della gestione emergenze nel campo, l’intenzione è però quella di estendere il campo al fine di ospitare 25.000 persone.

Oggi nella struttura sono presenti circa 4000 persone, un numero irrisorio rispetto ai circa 500.000 profughi ormai stanziatisi in terra giordana. La Croce Rossa emiratina ha assunto un ruolo chiave nell’organizzazione e nella gestione del nuovo campo sin dalla sua nascita, operando con l’ausilio e il supporto dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) e altre organizzazioni non governative.

Pochi eletti sono stati destinati a Mrajeeb al Fhood. Il campo si presenta come un villaggio semi deserto e silenzioso. Ad osservarlo dall’esterno, i suoi colori si mimetizzano con ciò che lo circonda; l’area registrazione appare confortevole, ordinata e pulita. Intorno si estende un’alta recinzione, lungo la quale guardie armate sorvegliano l’area. Mrajeeb al Fhood è stato ideato e realizzato con molta attenzione, non trascurando i dettagli.

Non si intravedono tende, ma soltanto prefabbricati, sistemati in modo ordinato e lineare, forniti di acqua calda e corrente elettrica. A ogni famiglia ne viene assegnato uno sin dal suo arrivo. Il supermercato è ben fornito, la grande moschea si eleva al centro, il parco giochi si estende su una vasta distesa. Il campo a cinque stelle è stato progettato al fine di soddisfare i bisogni primari ma anche secondari dei suoi abitanti: è una rarità, un lusso per pochi. Al campo di Al Za’atari ci sono voluti mesi per garantire sufficiente sicurezza, maggiori confort e più servizi.

Ognuno ha diritto a tre pasti al giorno e gode di adeguate cure mediche. I bambini hanno accesso a un efficiente servizio educativo, le famiglie vengono coinvolte in attività culturali. I rifugiati non sono però autorizzati a ricevere visite o uscire dal campo per nessun motivo, tantomeno alle donne è permesso cucinare. Il lusso non basta a colmare il senso di solitudine e d’isolamento che regnano sovrani. La noia e lo sconforto, talvolta, prendono il soppravvento. Chi gestisce il campo gestisce quindi ogni piccolo istante della vita di ognuno.

La mancanza d’indipendenza o di un’abitazione spaziosa in grado di ospitare le famiglie numerose non possono essere rimpiazzate da un servizio impeccabile. Di fronte a tale condizione, alcune famiglie hanno abbandonato Mrajeeb Al Fhood per fare ritorno ad Al Za’atari. Per qualcuno Al Za’atari è stato un’ancora di salvezza, un’alternativa a quella che alcuni non considerano vita, per la mancanza di libertà e per il non sentirsi padroni della propria quotidianità. Intanto Al Za’atari si trasforma, si arricchisce, migliora e assume sempre più le sembianze di un vera e propria città in cui il lusso non è all’ordine del giorno ma i momenti in cui sentirsi umani sono più facilmente ritagliabili.

L’esodo di sfollati siriani sembra non avere fine. Al Za’atari è al completo con circa 100.000 rifugiati; il nuovo campo di Al Azraq, inaugurato il 30 aprile 2014 , ha accolto più di 5.000 persone in poco più di un mese dalla sua apertura. Mrajeeb Al Fhood seleziona e accoglie solo famiglie numerose e fra le più vulnerabili, al fine di garantire e mantenere ordine e sicurezza al suo interno oltre che creare un ambiente sano e rassicurante rispetto ad altre realtà, considerate, evidentemente, meno adatte e accoglienti.

 

Valeria Stera (1984). Laureata presso la facoltà di Scienze Politiche di Cagliari in Governance e Sistema Globale, Studi Politico-Internazionali dell’Africa e dell’Asia con una tesi sullo sfruttamento del lavoro minorile in India, realizzata grazie ad un’esperienza di ricerca sul campo. Ha svolto alcuni stage in Giordania e ha lavorato per un breve periodo per una ONG norvegese, Norwegian Refugee Council (NRC), presso il campo dei profughi siriani di AL Za’atari.