La tragedia di Gaza continua. Chi salverà il popolo palestinese?


 

(Maria Pennini – Gaza) – In questi giorni la drammatica notizia della spietata uccisione da parte di estremisti israeliani del giovane Mohamed Hussein Abu Khdeir ha mostrato la capacità irrazionale di selezionare vittime di serie A e vittime di serie dilettantistiche. La strategia dei due pesi e due misure mostra anche molto chiaramente come atti terroristici presunti siano facilmente deprecati e atti di terrorismo riconosciuti e istituzionalizzati siano invece la normalità.

Tutto questo avviene mentre la popolazione di Gaza continua a convivere con i traumi e le difficoltà provocate da un assedio che dura ormai da 7 anni.

Tutto questo avviene perché la popolazione di Gaza ha osato scegliere in maniera democratica dei rappresentanti scomodi.

La giustificazione della lotta al terrorismo, avallata dall’opinione pubblica internazionale, dai media, governi e istituzioni, in queste ore ha dato il via all’offensiva chiamata “Operation Protective Edge”. La pioggia di bombe che ha colpito Gaza è stata preceduta dalla diffusione di volantini israeliani dove viene ulteriormente condannata la popolazione palestinese per il sostegno ad Hamas che viene considerato l’unico responsabile dell’inferno che si scatenerà nelle ore successive.

Nella notte tra lunedì e martedì, sono stati colpiti 50 obiettivi, tra cui le case di 5 militanti di Hamas. Il risveglio è stato una tragica conta di morti, feriti e distruzioni, e in queste ore si teme soprattutto l’invasione via terra: è di ieri la notizia che 1600 riservisti (che oggi sono diventati 40.000) sono stati mobilitati per una possibile invasione di lunga durata all’interno della Striscia di Gaza.

La percezione è che l’operazione portata avanti dall’esercito israeliano sia pianificata da tempo e arriva proprio in un momento di particolare delicatezza per la politica interna palestinese. Dopo la creazione di un governo di unità nazionale, gli avvenimenti dello scorso mese hanno portato a una fredda rottura. Il pagamento degli stipendi dei funzionari di Hamas e l’apertura del valico di Rafah avrebbero forse aiutato a superare le distanze tra le parti. Ma dopo gli arresti delle scorse settimane e il supporto dell’autorità palestinese alle incursioni portate avanti da Israele, e ora l’attacco su Gaza, sembra si debba escludere ogni possibilità di riconciliazione.

Hamas sembra determinato a non concedere la tregua finchè Israele non accetterà le richieste di rilasciare i prigionieri arrestati dopo il rapimento dei tre giovani coloni israeliani e la fine delle incursioni in Cisgiordania e Gerusalemme.

Intanto il numero delle vittime innocenti continua a salire, è la tragedia infinita di una nuova guerra che non è ad armi pari. La popolazione della Striscia è completamente sola, i “terroristi” non hanno un apparato militare capace di difendere i suoi figli. L’immobilismo della cosiddetta “comunità internazionale” fa da sfondo ai continui bombardamenti contro le abitazioni della striscia di terra che è una delle aree più densamente popolate del mondo. L’intensità degli attacchi rende approssimativi e precari i numeri di questo nuovo drammatico attacco.

E in queste ore, i razzi da Gaza hanno raggiunto Gerusalemme e Tel Aviv.