Terzo mandato per Assad: chi sostiene il terrorismo la pagherà cara


 

Il presidente della Repubblica Araba Siriana, Bashar al-Assad, ha prestato giuramento per un nuovo mandato. Nel corso della cerimonia di insediamento che si è tenuta nel palazzo presidenziale a Damasco, Assad ha detto che gli stati occidentali e arabi che hanno sostenuto il “terrorismo” pagheranno un “prezzo alto” e che combatterà i “ribelli” fino a quando la sicurezza non sarà assicurata in tutto il paese. Il riferimento implicito è ai Paesi del Golfo, alla Turchia e ad alcuni Paesi occidentali, come Stati Uniti, Francia e Regno Unito, accusati di sostenere il terrorismo ovvero la rivolta che va avanti dal 2011.

Assad ha promesso di combattere il terrorismo fino a quando non sarà riportata la pace in Siria. “Sono passati tre anni e quattro mesi da quando qualcuno ha gridato ‘liberta’”, ha aggiunto il presidente ricordando l’inizio, nel marzo 2011, della rivolta sfociata poi nella guerra. “Volevano una rivoluzione, ma siete stati voi i veri rivoluzionari”, ha aggiunto rivolto alla platea, “e mi congratulo per la vostra rivoluzione e la vostra vittoria”. “Coloro che si erano persi possono ora vedere chiaramente: sono state svelate le loro facce mostruose, le maschere della ‘liberta’ e della ‘rivoluzione’ sono cadute”.

Il leader siriano ha affermato che il suo Paese deve fronteggiare “un’aggressione straniera” perpetrata attraverso “strumenti locali” e ha rilanciato la sua offerta di una “riconciliazione nazionale” con quanti deporranno le armi.

La cerimonia si è svolta in una sala in cui campeggiava una fotografia di Hafez, padre di Bashar, e alla presenza di parlamentari e altri ospiti selezionati. Assad ha giurato di “rispettare la Costituzione e le leggi e difendere gli interessi del popolo siriano”. Il capo dello Stato ha tracciato le principali linee del suo nuovo mandato settennale, il suo terzo consecutivo, sullo sfondo di un conflitto che ha causato in Siria, secondo alcune stime, almeno 250mila morti.

Assad, 48 anni, è stato riconfermato nelle elezioni del 3 giugno scorso che le opposizioni e i governi occidentali hanno considerato una farsa. Gli Stati Uniti avevano descritto le elezioni prive di significato. La Russia, che ha sempre fornito alla Siria supporto diplomatico e militare, ha giudicato le elezioni in Siria “eque, libere e trasparenti”. Malgrado il boicottaggio di Stati Uniti ed Europa, Assad ha vinto la competizione con l’88,7 per cento dei voti. Un plebiscito.

Vaste aree della Siria, in particolare l’est e il nord est del paese, sono cadute nelle mani dei gruppi islamisti, tra i quali il potente gruppo jihadista dello Stato islamico che ha anche conquistato importanti aree di territorio in Iraq. Lo Stato islamico nelle ultime settimane ha ampliato la sua sfera di controllo, sconfiggendo altre fazioni islamiste con nuovi armamenti arrivati dall’Iraq.

Assad, dal suo canto, ha rafforzato il controllo su un corridoio strategico del territorio che si estende a nord di Damasco, riconquistando le principali città del paese, tra cui Homs. Sostenuta dai miliziani Hezbollah libanesi, le sue forze sono ora concentrate per combattere le sacche di resistenza ad Aleppo, dove sono presenti sia i ribelli dell’Esercito Libero Siriano che le forze radicali e qaediste dello Stato islamico e del Fronte al Nusra.

(redazione)