Gaza. La casa è dove sta il cuore


 

(Maria Pennini) – Chissà se le persone che parlano delle sirene che suonano a Tel Aviv, Haifa e Gerusalemme sanno chi sono gli abitanti di Gaza. Sanno che a Gaza 1.240.082 persone sono ufficialmente registrate all’UNRWA come rifugiati. Sono i palestinesi fuggiti da quella maledetta tragedia del ’48, quella Naqba che per molti ancora non è storia.

Sono persone che provengono da quella bella Haifa o da altre città del “giardino” Israeliano.

Ricordo bene la fierezza dello sguardo, le mani di anziano che dispiegano dei foglietti consunti, dal colore della terra bruciata e ripercorrono la lunga storia di colonizzazione della Palestina. Sono i documenti che attestano la proprietà di terreni e abitazioni ormai parte dello stato di Israele. Ricordo anche le parole che accompagnano quei gesti: “sai che gli israeliani pagano tanti soldi per avere documenti come questi? Ma tutti i loro dollari non valgono un centimetro della mia terra”.

A distanza di un anno queste persone ricevono telefonate da parte dell’esercito israeliano che intima loro di “lasciare” la casa, perché dopo qualche minuto quella casa diventerà un cumulo di detriti e polvere.

I Gazawi non lasceranno le proprie case. Probabilmente quando si giustifica “l’operato” dell’esercito israeliano, dicendo che non c’è nessuna responsabilità dal momento che le famiglie sono state avvisate, lo si fa senza pensare a cosa questo significa.

Sentiamo parlare della paura provata dagli israeliani, di matrimoni interrotti e, circolano video dove i bambini israeliani devono interrompere una partita di calcio per correre nei rifugi.

Le case dei palestinesi invece cadono, la gente dentro muore, ma qualcuno si è fermato a pensare a cosa questa gente sta provando?

Gaza è un territorio le cui città si sviluppano in verticale è una striscia di terra dove sono rinchiuse quasi due milioni di persone. Le città si sviluppano in verticale perché a Gaza non ci sono terreni disponibili e allora la casa diventa una palazzina che cresce in altezza. Un figlio si sposa e, con lavoro e fatica, la casa cresce di un altro piano.

“La casa è dove il cuore sta”. Il cuore della casa è la famiglia e la famiglia è il cuore e la forza di questo popolo. Quelle stanze racchiudono i ricordi di tutta una vita, la nascita di un figlio, le celebrazioni per il matrimonio, l’attesa del richiamo del muezzin per l’iftar, il caffè e il dattero per un funerale.

Troppo forti sono i ricordi di una vita vissuta con gioia e amore nonostante i soprusi, troppo forte è il ricordo delle due guerre precedenti, quando quelle voci chiamavano per avvisare la popolazione di lasciare la casa e le bombe sono arrivate a sfondare i tetti delle scuole dell’UNRWA dove la gente si è radunata per salvarsi. Come dicono tutti: a Gaza non ci sono posti sicuri. Ecco perché raccontare che Hamas usa donne e bambini come scudi umani significa ledere un’altra volta la dignità di questa gente che, fino all’ultimo, ha scelto di non abbandonare la propria casa.

La verità è un’altra ed è la verità di chi puo’ capire cosa vuol dire lottare per un pezzo di terra e vederselo portato via sotto gli occhi. La verità di chi dice “no, non saremo rifugiati due volte”. I dati di OCHA indicano che gli sfollati sono 48.000 e la situazione di assistenza è disastrosa.

A Gaza non sentirete suonare le sirene che avvisano le persone quando è il momento di raggiungere i rifugi, perché a Gaza non ci sono rifugi.