Shajaya, sventolavano le bandiere bianche ma le bombe li colpivano


 

(REDAZIONE) – Sono oltre 500 le vittime palestinesi dell’offensiva israeliana. Più di 3000 i feriti. Almeno 135 solo ieri, dopo la scoperta di altri cadaveri tra le macerie. E’ questo il tragico bilancio del tredicesimo giorno dei raid aerei israeliani sulla Striscia di Gaza. Secondo fonti palestinesi, stamani in un raid israeliano su Rafah, nel sud della Striscia, sarebbero rimaste uccise nove persone, tra le quali sette bambini: le vittime appartenevano tutte alla stessa famiglia.

IL MASSACRO DI SHAJAYA – Il quartiere di Shajaya è stato letteralmente raso al suolo dopo 14 ore consecutive di bombardamenti. È stato un vero massacro. L’Anp ha parlato apertamente di crimini di guerra e ha chiesto l’intervento della comunità nazionale. L’obiettivo dell’esercito è creare una zona cuscinetto non violabile dai tunnel a ridosso del confine. Si è trattato di un bombardamento a tappeto che non ha risparmiato nessuno, con una potenza di fuoco che si è scagliata prevalentemente sulle abitazioni e ha colpiti i civili: proiettili sparati dalle navi, missili lanciati da elicotteri e dai caccia F-16.

Gli abitanti del rione, in migliaia alle prime luci dell’alba, sono scesi per strada sventolando bandiere bianche, sotto una pioggia di proiettili che non si è fermata neanche per un istante. Molti sono rimasti uccisi così, comprese le donne che tenevano in grembo i loro piccoli. L’inviato del quotidiano La Repubblica, Fabio Scuto, è stato testimone di questa carneficina e ha raccontato come non fosse possibile salvarsi dalle bombe dell’esercito israeliano: “Vestiti in pigiama, a piedi nudi, stringendo i figli al petto, correndo verso un altro posto, qualunque altro posto lontano da qui. C’è chi era sopravvissuto al crollo delle case e la morte l’ha preso mentre scappava per strada”.

Per ore le ambulanze della Mezza Luna Rossa e della croce Rossa Internazionale non si sono potute avvicinare alla zona. Anche alcuni paramedici hanno trovato la morte durante le operazioni di soccorso. Il quartiere era ancora affollato di gente perché molte persone non sanno più dove trovare riparo. A Gaza nessun posto è sicuro. L’Unrwa ha aperto le scuole per ospitare questa nuova ondata di sfollati  ma le strutture oramai sono sature. Per questa ragione è urgente aprire i posti di blocco e i valichi di frontiera, a partire da Rafah, al confine con l’Egitto. Nell’azione sono morti anche 13 incursori israeliani della Brigata d’assalto “Golan”, 7 erano a bordo di un blindato esploso dopo essere stato colpito dal fuoco dei miliziani di Hamas.

RAPPORTO: OLTRE 135 MILA I GAZAWI SFOLLATI – Gli attacchi militari israeliani in corso sulla Striscia di Gaza hanno finora evacuato oltre 135 mila Palestinesi e distrutto oltre 2.000 abitazioni, secondo i dati forniti domenica dall’Euro-mid Observer for Human Rights con sede a Ginevra. Il gruppo ha reso noto in un rapporto che artiglieria e aerei da guerra israeliani hanno continuato a bombardare i quartieri orientali di Gaza vicino al confine con Israele e hanno costretto migliaia di residenti palestinesi a lasciare le proprie case. Circa la metà degli sfollati ha trovato rifugio nelle scuole dell’UNRWA; molti hanno perso le proprie case negli attacchi aerei israeliani.

La relazione ha evidenziato che nella sola giornata di sabato, le forze israeliane hanno lanciato 756 raid sulla Striscia di Gaza, 156 aerei, 210 navali, e 390 d’artiglieria. Il numero totale dei raid israeliani dall’inizio dell’assalto, 13 giorni fa, è di 6.589, di cui 3.121 attacchi aerei, 1.545 navali, e 1.923 d’artiglieria. Il rapporto ha aggiunto che le forze israeliane hanno distrutto 263 case a Gaza, sabato, di cui 33 sono state completamente abbattute, portando il numero totale di case danneggiate a Gaza a 2.729 di cui 404 totalmente distrutte.

SMENTITO RAPIMENTO SOLDATO ISRAELIANO – Le Brigate Ezzedin al Qassam, braccio armato di Hamas, hanno reso nota l’avvenuta cattura di un soldato israeliano, che risponderebbe al nome di Shaul Aaron. A dare l’annuncio, in televisione, è stato il portavoce del gruppo paramilitare, Abu Obeida, che ha comunicato anche il nome e il numero di identificazione personale. La notizia ha scatenato scene di giubilo non solo a Gaza, ma anche a Ramallah e a Hebron.

Lo Stato ebraico ha bollato come falsa la notizia: nelle mani di Hamas ci sarebbero soltanto i resti del corpo del soldato ucciso durante i combattimenti. “Non c’è nessun soldato israeliano sequestrato”, ha detto Prosor, ambasciatore israeliano presso l’Onu, in un’intervista alla Cnn, precisando che le voci in merito al rapimento non sono vere.

Il rapimento, poi smentito, ha riportato alla memoria quello di Ghilad Shalit, finito nelle mani dei militanti islamici nel corso di un blitz oltre frontiera il 25 giugno del 2006 e liberato solo il 18 ottobre del 2011 nel quadro di uno scambio con oltre 1’000 prigionieri palestinesi.

 ONU: BASTA RAID SU GAZA – Nel frattempo il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha chiesto un cessate il fuoco in Medio Oriente. “I membri del Consiglio di sicurezza esprimono profonda preoccupazione per il crescente numero di vittime”, ha detto l’ambasciatore del Ruanda presso le Nazioni Unite Eugene-Richard Gasana, il cui Paese questo mese detiene la presidenza di turno del Consiglio di sicurezza: “I membri del Consiglio di sicurezza hanno chiesto il rispetto del diritto umanitario internazionale, tra cui la protezione dei civili”.