Il Califfo, l’infibulazione e l’Islam. Il caso Egitto


 

(Stefano Levoni) – La notizia dell’infibulazione delle donne in Siria per ordine del nuovo Califfo dello Stato Islamico, Abu Bakr al Baghdadi, a distanza di poche ore si è dimostrata falsa. Io stesso nell’articolo su questa rivista, pur dando conto della notizia di cronaca, avevo evidenziato la dubbia attendibilità della fonte. Il presunto decreto del Califfo è apparso sul social media Twitter ed è stato rilanciato per la prima volta in data 22 luglio. La notizia si è diffusa in tuto il mondo con una rapidità impressionante. Proprio ieri un funzionario delle Nazioni Unite ha affermato che l’ISIS in Iraq ha ordinato a tutte le donne di età compresa tra 11-46 di subire mutilazioni genitali femminili. Il dubbio è che la fonte delle Nazioni Unite sia la solita che ha indotto in errore giornalisti e analisti.

Le più accreditate agenzie di stampa, a partire dall’Ansa, pur assolvendo al loro dovere di cronaca, ne avevano immediatamente sottolineato la dubbia autenticità. Nelle ore a seguire molti esperti, soprattutto sulla Rete, hanno smentito o messo in forte dubbio la veridicità della notizia. Benché sia diffusa l’idea che la mutilazione sia prevista dai testi sacri come “purificazione” per le donne, di questa pratica non si trova traccia né nel Corano né nella Bibbia. Un po’ tutti quindi si sono trovati d’accordo su un fatto: nell’Islam non è prevista alcuna forma di manipolazione dei genitali (tra cui l’infibulazione) che rechi danno fisico alla donna.

Secondo diversi studiosi non è neppure considerato accettabile nell’Islam che sia limitato il piacere sessuale della donna. L’Islam ortodosso accetta la pratica meno invasiva della sola circoncisione del clitoride seguendo l’unica presunta prescrizione lasciata da Maometto e riportata nel libro degli Hadit. Di qui il fatto che la giurisprudenza coranica ammette, fra le cause di divorzio, difetti fisici della sposa, come ad esempio una circoncisione mal riuscita.

L’EGITTO – Qualcuno ha obiettato che l’Egitto, un paese in cui il 90% della popolazione è di fede musulmana, ha vietato le mutilazioni genitali solo pochi anni fa con una legge dello Stato. L’infibulazione in Egitto era una pratica diffusa. La legge faceva parte di un pacchetto di provvedimenti per l’infanzia che, fra l’altro, innalzava l’età minima per contrarre matrimonio da 16 a 18 anni e consentiva alle madri di registrare i figli sotto il proprio nome. Contro quella legge si erano schierati i rappresentanti dei Fratelli musulmani: secondo il partito islamico le nuove norme minavano i fondamenti della famiglia egiziana.

La legge tuttavia stabilisce che l’escissione (l’ablazione parziale o totale degli organi genitali esterni femminili)  può essere praticata in caso di “necessità medica”. Un cavillo che, secondo chi si batte contro le mutilazioni, può essere facilmente usato per continuare la vecchia pratica. Basti pensare che in Egitto il 96% delle donne, musulmane o cristiane, secondo uno studio condotto dall’ufficio governativo demografico nel 2005 su donne fra i 15 e i 49 anni, hanno subito mutilazioni  sessuali. Le cose oggi sono decisamente migliorate.

L‘università del Cairo, considerata il cuore dell’Islam sunnita, ha più volte condannato questa pratica.

IL PRESUNTO DECRETO DEL CALIFFO – Ritornando al presunto decreto del Califfo dello Stato Islamico, la stessa agenzia di stampa Ansa ne ha dato subito conto riferendo di un «falso redatto in modo approssimativo».  Una serie di indizi (date, riferimenti a Maometto e fonti) fanno pensare che il decreto utilizzato come fonte sia quindi un “falso”.

Il decreto è datato 21 luglio 2013 e parla di Baghdadi come «nostro signore principe dei credenti» e «califfo».  Baghdadi però è stato promosso «Califfo» e «principe dei credenti» solo tre settimane fa. Il Califfo per altro non viene menzionato con tutto il suo apparato di nome di origine, patronimico, appartenenza tribale, ma solo con l’appellativo acquisito di battaglia. Infine, in fondo al testo, una dubbia sequenza di presunti detti attribuiti a Maometto. In particolare si citano alcuni trasmettitori dei detti (ahadith) di Maometto, ma questi personaggi risultano sconosciuti – se non inventati – a chi studia la scienza dell’autenticazione degli ahadith di Maometto.