Turchia. Erdoğan vuole portare Israele davanti a una corte penale internazionale


 

Nuovo affondo della Turchia contro Tel Aviv. Il primo ministro Recep Tayyip Erdoğan ha dichiarato che Ankara farà pressione affinché Israele venga condotta di fronte a una corte penale internazionale se intende continuare la sua aggressione mortale contro la Striscia di Gaza.

Erdogan ha aggiunto che “è incomprensibile come Israele venga difesa dall’Occidente e come il mondo possa restare in silenzio. Quindi, noi non possiamo restare zitti e non lo faremo”.

Erdoğan, favorito alle elezioni presidenziali del prossimo agosto, sta cercando di accreditarsi come difensore globale della causa palestinese, bollando come genocidio l’intervento israeliano e paragonando la mentalità di alcune personalità israeliane a quella di Adolf Hitler

Il premier ha escluso qualunque normalizzazione dei rapporti con lo stato ebraico finché continuerà l’aggressione a Gaza.

In tutto il paese il clima contro Israele si è fatto molto pesante. Qualche giorno fa le sedi diplomatiche israeliane della Mezzaluna sono state circondate da migliaia di manifestanti inneggianti slogan ad Hamas e alla Palestina libera, invocando in molti casi la distruzione dello Stato ebraico e sostituendo la bandiera di Israele con quella palestinese.

A Istanbul il Consolato Generale Israeliano è stato anche oggetto di un tentativo di intrusione da parte di alcuni manifestanti, che hanno lanciato pietre e oggetti contundenti contro l’edificio. La polizia in assetto antissommossa ha impiegato gas lacrimogeni e idranti per disperdere la folla.

Dopo le violente manifestazioni, Israele ha deciso di ridurre il personale diplomatico in Turchia. A seguito della caduta del potere dei Fratelli musulmani in Egitto, la Turchia è considerata da Tel Aviv l’unico paese rimasto a offrire appoggio strategico ad Hamas.

In campo è scesa la Ihh, la ong i cui militanti nel 2010 furono bloccati in acque internazionali dalla marina israeliana mentre si trovavano sulla Mavi Marmara, con la quale stavano cercando di rompere l’embargo e portare viveri sulla Striscia di Gaza. Nello scontro morirono nove cittadini turchi. L’organizzazione ha detto apertamente che la comunità ebraica turca, che vive sul territorio da oltre 500 anni, dovrebbe essere oggetto di rappresaglia.