La vera storia di Anas, dall’Italia alla Siria per fare il Jihad


 

(Francesco Gori) – Siamo a Vobarno, piccolo paesino in provincia di Brescia. La persona che “sembrava uno normale” è Anas, ragazzo di origine marocchina. Anas era un rapper, cantava sotto il nome di Mc Khalifh, ed era un ragazzo che, come tanti, portava dentro di se il normale disagio che vivono i suoi coetanei, e lo sfogava nella musica, come lui stesso ammette in un’intervista piuttosto lunga che MTV (si, si, proprio MTV) gli ha dedicato.

Dall’intervista si capisce che, da ragazzino un po’ sbandato che fuma spinelli e si ubriaca, Anas ritrova la pace grazie alla religione. Ma cosa può succedere quando la religione diventa fanatismo?
Anas viene arrestato il 12 giugno del 2013 con l’accusa di terrorismo. Cliccare qui per vedere il video dell’arresto.

“Eppure sembrava uno normale” dicono gli abitanti di Vobarno nelle varie interviste pubblicate qui.

Cosa c’è di normale in una persona che fonda la succursale italiana di Sharia 4, associazione belga responsabile di fare da tramite tra Europa e Siria per l’invio di terroristi, effettua tour virtuali della stazione ferroviaria e della caserma “Goito “ di Brescia con Google Maps e ha legami con le realtà terroristiche di mezza Europa?
Anas viene comunque rilasciato dopo 2 settimane dall’arresto. Passano i mesi, un paio circa, e Anas scompare : “Mio figlio non è più in Italia, non ho più sue notizie da e mesi, forse un mesetto, forse 2 mesi” dice il padre ad una TV locale in questa intervista.

Si dice sia in Siria. Possibile?
Si, è possibile.

Anas riappare su Facebook sotto l’appellativo “Anas Al-Italy” (Anas l’italiano), registrato nella città di Aleppo, all’epoca interamente sotto il controllo dei jihadisti, con un profilo sul quale lo si distingue chiaramente armato fino ai denti con altri terroristi sotto la bandiera dello “Stato islamico dell’Iraq e del Levante”, un’organizzazione terrorista che mira appunto alla creazione di un calliffato islamico a cavallo fra Siria e Iraq, che di recente ha iniziato a prendere forma fisica dopo aver preso il controllo dell’est della Siria ed esteso i suoi confini su mezzo Iraq.

Non ci sono post frequenti, ma sono di particolare rilievo quelli in cui Anas cita il suo nuovo “passaporto”, quello dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante, passaporto che fisicamente non esiste, ma che vota al martirio morale e fisico. Il passaporto di quei jihadisti che sono soliti dire: “Otterrò quello che voglio o morirò per ottenerlo”.
Si fanno notare anche post di amici che gli dicono “Stai lì che qua in Italia fa tutto schifo”.

La pagina di Anas è stata recentemente chiusa, l’ultimo post risale a gennaio del 2014 ma la sua foto è apparsa come immagine di copertina su un profilo di un’amica. Non si può affermare con certezza che fine abbia fatto Anas, probabilmente avrà ucciso e probabilmente è stato ucciso, visto che in un suo post parlava della prigione di Aleppo, che è stata liberata dall’assedio dei terroristi qualche mese fa, quindi tutto fa presupporre che Anas abbia davvero ottenuto il suo martirio.

Questa storia dovrebbe servire da monito, ma senza strumentalizzazioni politiche o ideologiche.

Il fatto che un ragazzo come Anas che può sembrare soltanto uno sbandato, un ragazzo un po’ fuori dal comune sia invece un membro armato fino ai denti di un’organizzazione terroristica in Siria, rappresenta un’ulteriore conferma della terribile minaccia dei ‘foreign fighters’, i cosiddetti “combattenti stranieri” ovvero militanti occidentali che combattono all’estero tra le fila di milizie utilizzando metodi terroristici. E noi non possiamo semplicemente ripararci dietro al fatto che, come Anas scrisse, “Le armi sono per Assad, non per l’Italia”.

Queste persone sono pericolose, sono guidate da qualcosa e qualcuno molto più grande di loro, seguono i dettami di personaggi che lanciano jihad in tutto il mondo contro questo o quel governo, e da 3 anni a questa parte è il turno della Siria.

Ma i prossimi chi saranno?