Pasticcio Mogherini – Azerbaijan. Ecco perché non può guidare la politica estera europea


 

(Laura Tocco) – Un incidente diplomatico mette in crisi la candidatura di Federica Mogherini alla poltrona di Alto rappresentante per gli Esteri dell’Unione Europea. La vicenda è legata all’Azerbaijan, paese noto per le sue riserve petrolifere e per la famiglia Aliyev, che guida il paese da circa un ventennio. Ricchezze naturali, risorse economiche e poca cura dei diritti umani. Il governo di Aliyev, tra le tante abitudini, ha anche quella di incarcerare giornalisti e oppositori politici. Questa prassi è ben nota alla stessa Europa, compresa l’Italia che con la presidenza Letta sembra aver sacrificato sull’altare degli interessi economici il tanto propagandato slogan della tutela dei diritti. L’ex Premier Enrico Letta, infatti, si è impegnato con Baku per la realizzazione di un gasdotto TAP che dovrebbe portare il gas fino a Lecce per poi rivenderlo in tutta Europa. Un progetto di grandi dimensioni che sembra trascurare gli impegni presi in merito alla questione azera e al celebre conflitto “congelato” del Nagorno Karabakh, provincia autonoma a maggioranza armena e di religione cristiana, situata all’interno della Repubblica dell’Azerbaigian e sotto il controllo della Repubblica del Nagorno-Karabakh, non riconosciuta da alcun paese.

Non curante delle posizioni UE e OSCE in merito alla questione, l’Italia, che ha appena inaugurato la sua presidenza al Consiglio dell’UE, ha ospitato recentemente Ilham Aliyev per parlare del progetto colossale del TAP.

E qui l’incidente. Alla vigilia della visita del presidente azero, le due diplomazie trattano un documento dalle posizioni ambigue. Tutto ciò mentre la Mogherini corre per la poltrona di capo degli Affari Esteri dell’UE. I francesi, che co-presiedono il Gruppo di Minsk, organismo sorto in seno all’OSCE al fine di incoraggiare una soluzione negoziata sul Nagorno Karabakh, approfittano del caso per portare sotto i riflettori l’incidente del Ministro italiano. La Farnesina, intanto, accortasi del “pasticcio”, blocca la pubblicazione del testo ufficiale e propone a Baku di lavorare su un nuovo testo. Ma Aliyev non sembra preoccuparsi dell’incidente diplomatico italiano e rende noto il documento “congiunto” Italia-Azerbaijan di collaborazione strategica. In preda all’imbarazzo, la Farnesina non è in grado di fare chiarezza e inizia a rivedere il testo della dichiarazione. Ma il regime di Baku continua a pubblicare il documento e le dichiarazioni del governo italiano.

La propaganda azera cavalca l’incidente e rende noto il sostegno dell’Italia per una soluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh nel quadro della continuità territoriale azera. Parole che, dal punto di vista diplomatico, ricoprono un certo peso, specie se si considera che l’Italia, membro del Gruppo di Minsk, ha sempre assunto un ruolo imparziale rispetto al conflitto tra Armenia e Azerbaijan.

Per farla breve, sembrerebbe che l’Italia abbia improvvisamente preso posizione a favore di un regime che si è macchiato di frequenti aggressioni contro la popolazione armena. Violazioni denunciate anche dal Centro italo arabo Assadakah Sardegna.

Le difficoltà del Ministro, inoltre, si aggiungono alle critiche sollevate da alcuni paesi UE contro la nomina della Mogherini che andrebbe a sostituire l’attuale rappresentante Catherine Ashton. Svedesi e britannici avrebbero lanciato delle perplessità in merito alle competenze del Ministro italiano. Uno scetticismo che ne critica la breve carriera politica e un curriculum internazionale piuttosto povero.

In tale contesto, la mossa azera accentua l’imbarazzo della Mogherini che, incapace di fare chiarezza, vede vacillare la sua poltrona a Bruxelles.

APPROFONDIMENTO

Azerbaijan-Italia, il pasticciaccio armeno continua

 

Laura Tocco (1984). Dottoranda di ricerca in Storia e Istituzioni del Vicino Oriente all’Università di Cagliari. Il suo filone di ricerca principale riguarda la storia contemporanea della Turchia e, nello specifico, lo studio della società civile turca. Ha svolto le sue ricerche in Turchia lavorando su fonti in lingua turca. Ha pubblicato articoli per diverse riviste e volumi. La sua tesi di laurea, Censura e società civile in Turchia: il caso Hrant Dink, ha ricevuto la Menzione Speciale al Premio Internazionale di Giornalismo Maria Grazia Cutuli.