Tunisia: la crisi libica rischia di mettere in ginocchio la nostra economia


 

La Tunisia teme che il flusso dei profughi in arrivo dalla Libia possa mettere in ginocchio l’economia del paese. Secondo le stime governative, il numero dei profughi provenienti dal vicino paese africano sta per raggiungere i due milioni.

Il ministro degli Esteri tunisino Mongi Hamdi ha dichiarato che la Tunisia avrebbe “grandi difficoltà” nell’ospitare ulteriori rifugiati, aggiungendo che “la situazione economia in Tunisia non è adatta per riceverne altri”.

Il flusso, incominciato nel 2011,  è aumentato con gli scontri tra le diverse fazioni armate in Libia, in particolare a Bengasi e Tripoli. Secondo fonti interne, sarebbero almeno 5.000 i rifugiati che, dal luglio scorso, ogni giorno attraversano la frontiera.

Qualche giorno fa, a seguito degli incidenti in cui sono morti due egiziani e un ufficiale di polizia, le autorità tunisine hanno chiuso a titolo preventivo e temporaneamente il valico di frontiera di Ras Jedir al confine con la Libia. La situazione è molto tesa per l’afflusso di migliaia di persone in fuga dai combattimenti in Libia. Al posto di frontiera sono ammassate oltre 10 mila persone di diverse nazionalità, tra cui numerosi egiziani, che attendono di poter entrare in Tunisia.

Intanto la Mezzaluna Rossa tunisina (CRT) e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati hanno deciso di creare unità di controllo mobile per poter seguire la situazione dei rifugiati libici arrivati a Medenine, nel sud della Tunisia. Il presidente della sede regionale della CRT di Medenine, Mongi Slim, ha spiegato che queste unità verranno dispiegate a Zarzis, Djerba e Medenine, e non al valico di frontiera di Ras Jedir, e che la loro funzione sarà quella di fornire ai rifugiati i primi aiuti, cure mediche e trovare loro una sistemazione.

Slim ha inoltre dichiarato che le organizzazioni umanitarie hanno pronto un piano di intervento eccezionale, da mettere in atto solo se la situazione sul campo lo dovesse richiedere, sottolineando l’importanza del coinvolgimento delle organizzazioni internazionali per la migrazione per facilitare il rimpatrio di cittadini di diverse nazionalità. Mongi Slim ha altresì affermato che non verrà allestito nessun campo profughi, come avvenne nel 2011, confermando le dichiarazioni del ministro degli esteri di qualche giorno fa.