Hamas e Jihad islamico in Egitto dettano le condizioni per la tregua


 

Le varie fazioni palestinesi, tra cui i rappresentanti di Hamas e Jihad islamico, hanno avuto il loro primo incontro formale al Cairo con i mediatori egiziani. L’obiettivo è raggiungere al più presto un accordo durevole per il cessate il fuoco con Israele.

I colloqui si sono concentrati su un elenco di richieste concordate con i vari gruppi palestinesi, compreso l’ingresso attraverso il valico di frontiera con l’Egitto e Gaza. Le richieste, in particolare, comprendono il cessate il fuoco, il ritiro delle forze israeliane da Gaza, la revoca del blocco sul territorio, il rilascio dei prigionieri e l’avvio di un processo di ricostruzione.

Fonti diplomatiche egiziane hanno detto che mentre il Cairo potrebbe facilitare una libertà di movimento limitata attraverso la sua frontiera con Gaza, sarebbe invece improbabile andare incontro alla richiesta di consentire un normale flusso con la Striscia.

L’Egitto, infatti, insiste sul fatto che qualsiasi discussione sul valico di Rafah debba avvenire anche con l’Autorità Nazionale Palestinese come parte di un accordo globale tra i palestinesi e Israele. Come Israele, anche l’Egitto guidato dal presidente al – Sisi si oppone ad Hamas e la distanza con il movimento islamico palestinese rimane grande.

Secondo alcune indiscrezioni dei media, anche gli Stati Uniti, con il vice segretario di Stato Bill Burns,  parteciperanno  ai colloqui che ci saranno nei prossimi giorni in Egitto per una tregua duratura tra Gaza e Israele. La notizia però non è stata confermata.

Israele, come previsto, ha rifiutato di inviare i suoi emissari al Cairo e di sedersi intorno a un tavolo con Hamas. Al Cairo, la delegazione palestinese si è comunque mostrata ottimista anche se le parti sembrano distanti.

Una proposta è arrivata dal ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman. Citando il precedente del Mandato britannico sulla Palestina (1920-1948) e l’esempio di Timor Est (1999-2002), il ‘falco’ Lieberman ha proposto che per garantire la pace, il controllo della Striscia di Gaza, al termine delle offensiva, sia assegnato “all’Onu. Questa è una delle poche opzioni (possibili) e certamente andrà’ valutata”. Per Lieberman i due precedenti “hanno funzionato piuttosto bene” e l’affidamento all’Onu della responsabilità’ di Gaza sarebbe possibile attraverso un “accordo tra noi e l’Anp”.

Israele ha iniziato la sua offensiva aerea e navale contro Gaza lo scorso 8 luglio. Il bilancio dell’operazione militare è drammatico: quasi 1.900 palestinesi morti, la maggior parte civili, sono stati uccisi e più di un quarto dei suoi 1,8 milioni di abitanti sono stati sfollati. Israele ha confermato che l’uccisione di 64 soldati e la morte di tre civili.