Perché Obama è intervenuto in Iraq?


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(Al-Quds al-Arabi) – Da quando l’ISIS ha conquistato Mosul, un’area strategicamente importante poiché ricca di impianti petroliferi, per la prima volta gli Stati Uniti hanno condotto un attacco aereo contro lo Stato Islamico. Barack Obama ha giustificato quest’operazione chiamando in causa la protezione delle minoranze religiose irachene. Infatti, da quando l’ISIS controlla quest’area dell’Iraq, la vita delle famiglie cristiane, yazidi, turkmene e shabk è stata messa a repentaglio, causandone la fuga verso le montagne. Ogni appello lanciato, tra cui quello del Patriarca Sako della Chiesa Caldea, finora, però, è stato inascoltato.

Perché solo ora gli Stati Uniti hanno pianificato un’azione militare? Perché, proprio ora, dopo due mesi che l’ISIS ha preso il controllo di Mosul e dopo due anni di silenzio contro crimini commessi in Siria? Perché Barack Obama ha cambiato idea? Si tratta veramente del timore che si possa arrivare a un genocidio, come ha sostenuto nel suo discorso di ieri sera? Basta guardare ai dati relativi all’attacco per comprenderne le ragioni recondite.

In primo luogo, Obama crede che la protezione del Kurdistan, come zona cuscinetto, sia necessaria per garantire il mantenimento degli interessi strategici americani nell’intera regione. Questa provincia autonoma, di conseguenza, assomiglierebbe a una “piccola Israele” (e Tel Aviv ha già espresso il suo entusiasmo per l’intenzione di Masoud Barzani, il presidente della provincia, di voler indire un referendum per l’indipendenza del Kurdistan). Infatti, se lo Stato Islamico dovesse conquistare la totalità del territorio curdo, potrebbe estendere più facilmente la sua minaccia anche al resto del paese, cominciando da Baghdad, e agli altri stati confinanti.

Inoltre, nel caso gli attacchi aerei si rivelassero fallimentari, affrontare le truppe dell’ISIS richiederebbe l’intervento delle forze di terra. Obama, però, non vuole perdere la sua popolarità né ripetere lo stesso errore di Bush, il principale responsabile della diffusione di Al-Qaeda e delle altre organizzazioni terroristiche in Iraq.

Infine,un solo intervento americano potrebbe non cambiare gli equilibri militari, ma, comunque, ha un effetto esponenziale sulla propaganda dello Stato Islamico, incoraggiando l’arruolamento di altri seguaci da ogni parte del mondo.

A questo punto è essenziale capire, prima di ogni intervento, chi dirige veramente l’ISIS, chi lo comanda e lo sostiene, soprattutto alla luce della violenza esplosa ad Arsal, una città libanese prossima alla frontiera siriana, e delle notizie che descrivono il dispiegamento di militanti in Libia al confine con l’Egitto.

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Traduzione e sintesi per Arab Press di Omar Bonetti.

 

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