Terrorismo in Siria, i sordi che non volevano ascoltarci. Le colpe dell’Onu


 

 

(Talal Khrais, Beirut) – Nel 2012 i giornalisti americani hanno scoperto che dalla Turchia migliaia di jihadisti provenienti da vari paesi del mondo entravano in Siria, sostenuti logisticamente dall’esercito di Ankara con un finanziamento esplicito del Qatar e dell’Arabia Saudita. Noi corrispondenti in Siria abbiamo potuto vedere con i nostri occhi i cadaveri dei miliziani in possesso di documenti di identità sauditi, kuwaitiani, francesi, afghani, ceceni e altri. Sulla presenza di terroristi stranieri in Siria abbiamo scritto fiumi di inchiostro. I giornalisti del Centro Italo Arabo Assadakah, gli unici al mondo, hanno potuto intervistare i terroristi detenuti in un carcere di massima sicurezza di Damasco, un documento video eccezionale che dimostra come la guerra in Siria sia stata condotta dall’esterno.

In Occidente i governi, grazie alla complicità dell’informazione e di giornalisti compiacenti che ancora oggi affollano le televisioni per raccontare falsità, hanno fatto credere che la cosa più importante fosse far cadere il “regime di Assad” per risolvere i problemi che affliggono la regione.

Soltanto due settimane fa, di fronte al pericolo rappresentato dallo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha adottato all’unanimità la risoluzione n. 2170 che prevede misure per ostacolare ogni tipo di supporto, finanziamento e armamento ai terroristi dell’ISIS e del fronte “Jabhat al-Nusra” (braccio armato di al Qaeda in Siria) e prevenire il flusso di terroristi in Siria e in Iraq.

Il Consiglio ha esortato tutti i paesi membri delle Nazioni Unite ad adottare misure per impedire il flusso di terroristi e portarli alla giustizia. È stato inoltre affrontato il problema del reclutamento all’estero dei combattenti jihadisti per impedire loro di partire in Siria e in Iraq. La risoluzione vieta inoltre la vendita di armi, diretta o indiretta, all’ISIS, al Fronte Jabhat al-Nusra e ai soggetti ad essi affiliati. Nella lista delle sanzioni sono stati inseriti sei nuovi individui affiliati ai gruppi terroristici. Le Nazioni Unite ribadiscono, infine, la necessità di prendere in considerazione gruppi, istituzioni ed enti che sostengono le due organizzazioni terroristiche sopraccitate; attraverso il finanziamento, l’armamento, la progettazione e il reclutamento. Sono presi di mira anche coloro che fanno parte delle organizzazioni terroristiche attraverso la tecnologia dell’informazione.

In Siria si stima che siano arrivati circa cento mila terroristi stranieri provenienti da varie parti del mondo. Un ruolo particolare lo hanno svolto la Turcha e la Giordania che hanno offerto strutture logistiche e collaborazione con i servizi segreti ai terroristi e ai miliziani anti Assad. Senza l’aiuto di questi paesi, e il finanziamento diretto di Qatar, Kuwait e Arabia Saudita, i combattenti dello Stato Islamico e del Fronte al Nusra non avrebbero mai potuto conquistare così vaste porzioni di territorio, minacciare l’integrità di due stati e perseguitare le minoranze religiose che da migliaia di anni vivono in quelle aree geografiche. Il coinvolgimento della Turchia è un fatto compiuto. Ancora oggi il governo di Ankara non ha preso posizione contro i terroristi dello Stato Islamico.

Il Consiglio di Sicurezza non è esente da colpe. Tre anni per capire che in Siria ci fosse il pericolo di terrorismo è davvero troppo. Quando l’Onu parla di “impatto dell’ideologia violenta e degli atti di estremismo di queste due organizzazioni a danno della gente del posto” e del loro ruolo “nel causare tensioni settarie in Iraq e in Siria” parla di un qualcosa che era sotto i loro occhi fin dall’inizio della crisi.

Malgrado l’enorme dossier sul terrorismo presentato dal governo siriano nel 2012 e nel 2013 al Consiglio di Sicurezza, questo organo internazionale non ha mai denunciato gli atti terroristici dell’ISIS. Tutt’ora governi (si pensi ad Israele) e compagnie occidentali comprano il greggio proveniente dai giacimenti petroliferi controllati dall’ISIS e Jabhat al-Nusra una risorsa che fornisce un grosso finanziamento, contribuisce alla loro abilità di reclutamento e la loro capacità di effettuare attacchi terroristici.

A questo proposito è opportuno ricordare la dichiarazione fatta, durante la sessione del Consiglio di Sicurezza, da Bashar al-Jaafari, rappresentante permanente della Siria presso le Nazioni Unite,: “Questa risoluzione è importante e caldamente attesa, in particolare dalla Siria, a causa della crescente minaccia rappresentata dall’ISIS, da Jabhat al- Nusra e dalle organizzazioni terroristiche affiliate ad al Qaeda che adottano ideologie violenti ed estremiste”.

Al-Jaafari ha detto che la Siria sta combattendo, da sola, “una guerra estenuante contro i gruppi terroristici takfiri a favore dell’umanità”, con degli sforzi intensi del governo di Damasco per attirare l’attenzione dei membri delle Nazioni Unite sulla minaccia rappresentata di queste organizzazioni. Ha inoltre sottolineato che un certo numero di paesi più influenti nella area araba, regionale ed internazionale ha esercitato grandi sforzi per coprire la verità di ciò che sta accadendo in Siria: “Questi paesi – ha detto – hanno continuato a sostenere, armare, finanziare, nutrire, e fornire una copertura mediatica ai gruppi terroristici, facendoli passare sia come opposizione armata moderata o una opposizione jihadistica”.

Al-Jaafari ha osservato che il governo siriano ha trasmesso al Consiglio di Sicurezza e altri organismi delle Nazioni Unite centinaia di lettere, documenti, immagini, video e nomi che fanno riferimento ai crimini commessi da gruppi terroristici come ISIS, Jabhat al-Nusra, il Fronte islamico e altri. Documenti e prove che mostrano gli orribili atti di omicidio, tortura, e terrore commessi da questi gruppi contro i civili siriani innocenti, così come gli “attacchi di genocidio” su alcune parti delle società siriane e irachene, il vandalismo metodico delle infrastrutture in Siria, il furto e il contrabbando di petrolio che viene venduto all’estero tramite intermediari turchi ed europei.

Il rappresentante della Siria ha posto una serie di domande che non hanno trovato alcuna risposta: “Chi sta comprando il petrolio siriano dall’ISIS? Il petrolio rubato dai terroristi come giunge in Europa dalla Turchia? Come è possibile che i membri del Consiglio di Sicurezza non siano riusciti ad affrontare le continue lamentele della Siria, accumulate nel corso degli ultimi tre anni, sull’esportazione di armi e di terroristi dalla Libia alla Siria attraverso la Turchia e il Libano?

Una cosa è certa: tutti i documenti inviati dal governo di Damasco sono stati ignorati deliberatamente. Se fossero stati considerati, e le risoluzioni antiterrorismo del Consiglio di Sicurezza fossero state attuate, allora la situazione non avrebbe raggiunto il punto di oggi.

Al Jaafari ha sottolineato che quando i terroristi stavano massacrando solo i siriani, le capitali occidentali li promuovevano come fautori della libertà e la democrazia o come opposizione moderata, oggi invece, le considerazioni dell’Occidente sono cambiate perché la sicurezza dei propri paesi è a rischio: “Quando questi terroristi hanno iniziato a fare rientro nelle loro capitali, e quando i social media hanno cominciato a rivelare i loro crimini riprovevoli, l’Occidente si è svegliato di fronte a questa tragedia. La Siria ha chiesto di inserire il Fronte Islamico nella lista delle entità terroristiche ma i paesi occidentali – ha concluso – continuano a rifiutarsi di adottare un provvedimento simile, nonostante questo gruppo commetta crimini efferati come l’ISIS e il Fronte di Jabhat al-Nusra”.