Il Pkk entra in campo. I “terroristi” aiutano gli Usa nella battaglia contro l’ISIS in Iraq


 

(Isabel Coels) – Washington ha acquistato uno sgradito alleato nella sua battaglia contro l’ISIS in Iraq – un gruppo di combattenti formalmente classificati come terroristi.Il fuorilegge Partito dei Lavoratori Curdi (PKK), condannato per la sua tri-decennale ribellione contro lo Stato turco, sostiene di aver giocato un ruolo decisivo nello spuntare il movimento dei militanti ISIS verso l’Iraq, che hanno innescato i bombardamenti USA per fermare la loro avanzata.

“Questa guerra continuerà fino a quando elimineremo l’ISIS” dice Rojhat, un combattente PKK, da un letto di ospedale in Arbil, la capitale della regione curda in Iraq.
Il coinvolgimento del PKK ha conseguenze non solo per i rivali delle fazioni curde, che hanno fallito nel fermare l’avanzata ISIS, ma anche per la Turchia e la comunità internazionale, che sono pressate dal PKK per rimuovere l’etichetta di terroristi.
Rojhat, 33 anni, è stato ferito per la terza volta, dall’ISIS, nella battaglia per la riconquista nell’Iraq settentrionale della città di Makhmur dopo che i militanti – ritenuti troppo estremisti anche da Al-Qaeda – hanno incontrato sulla loro strada le vantate milizie curde peshmerga.

Le prime due volte stava combattendo contro le forze turche, parte di un conflitto che ha ucciso 40mila persone dall’inizio, nel 1984, con la richiesta dell’indipendenza dalla Turchia, fino alla tregua di marzo 2013.
Il suo ruolo evidenzia la sfida che il PKK rappresenta per Ankara, che ancora li vede come terroristi ma si sente seriamente minacciata dall’ISIS che ha sequestrato dozzine di suoi cittadini e decapitato un ostaggio americano questa settimana.
Grazie a Rojhat e ai suoi compagni d’armi, i residenti di Makhmur che fuggivano in preda al terrore in un attacco che minacciava Arbil, distante 60 km, sono ora ritornati per valutare i danni.
Hanno già provveduto a cancellare graffiti che recitavano: “L’ISIS è qui per restare”.
“Non si tratta solo di Makhmur, si tratta di tutto il Kurdistan” dice il comandante PKK Sadiq Goyi, seduto sotto un poster del leader incarcerato Abdullah Ocalan, riferendosi al territorio abitato dai curdi in Iran e in Siria, così come in Turchia e in Iraq.
“L’ISIS è un pericolo per tutti, noi lo combatteremo ovunque”

Un gruppo armato fratello del PKK – Unità di Difesa del Popolo (YPG) – si è ritagliato una zona autonoma nella Siria nordorientale e ha evacuato migliaia di Yazidi bloccati su una montagna con poca acqua e poco cibo.
“Il PKK è il nostro eroe” dice il 26enne Hussein, uno dei centinaia di Yazidi addestrati dai combattenti YPG nei campi in Siria allo scopo di combattere l’ISIS. I comandanti PKK ritengono che la guerriglia abbia spostato la linea del fronte anche nelle città di Kirkuk e Jalawla. Hanno rifiutato di dare numeri e i feroci combattimenti rendono le loro dichiarazioni difficili da verificare.

GUERRA PSICOLOGICA
Le forze di sicurezza turche cominciarono negli anni ’90 a sgomberare i villaggi sospettati di simpatizzare per il PKK, deportando migliaia di curdi, alcuni dei quali fuggivano dall’Iraq e si accampavano a Makhmur, recentemente diventata base della guerriglia PKK.
La parola “Apo”, soprannome di Ocalan, è scarabocchiata sui muri attorno al campo, che ospitava più di 10mila persone fino all’incursione ISIS.
Una coppia solitaria di calze ciondola da un filo della biancheria e grappoli di uva non raccolti cominciano ad avvizzire sulla vite. Si può sentire il rumore sordo dell’artiglieria dalla nuova linea del fronte con lo Stato islamico, distante diversi chilometri.
L’ondata dei militanti ISIS verso il Kurdistan ha distrutto l’aura di invincibilità che circondava i guerrieri peshmerga della regione, che non combattevano da diversi anni e in definitiva non si sono dimostrati all’altezza dei guerrieri armati con armi saccheggiate dall’esercito iracheno.
Tuttavia i comandanti PKK ritengono che l’arma principale dei miliziani ISIS sia la paura: “Intraprendono una guerra psicologica” dice Goyi “lo Stato islamico non è così forte come crede di essere”.
Il ritrovato ruolo del PKK può rivelarsi più preoccupante per il suo storico rivale: il Partito Democratico Curdo (KDP). Hanno rivaleggiato a lungo per la guida della comunità curda lungo i confini con Siria, Iraq, Turchia e Iran.
Con le forze curde di tutti e 4 i Paesi che combattono insieme per la prima volta, per ora almeno, la guerriglia PKK e peshmerga sta fianco a fianco nei checkpoints della strada per Makhmur.
Ma le tensioni non sono molto al di sotto della superficie.
Un ufficiale anziano del KDP ritiene che il coinvolgimento del PKK scoraggerà la comunità internazionale a fornire armi avanzate da contrapporre all’arsenale ISIS. “Non abbiamo bisogno di loro”dice del PKK, accusandolo di cercare di screditare il KDP.
Il guerrigliero ferito Rojhat ritiene il PKK più organizzato e disciplinato dei peshmerga, e la loro tattica più adatta a combattere gli ISIS, anche senza il supporto militare che gli iracheni curdi stanno cercando.
“In questo modo abbiamo combattuto l’esercito turco per anni” dice Rojhat “la guerra è un atto di fede”

NON C’E’ BISOGNO DI PANICO
Ankara ha fatto un piccolo commento sull’ultimo conflitto in Iraq, in replica alle accuse, dove nega fermamente che il suo supporto agli oppositori sunniti del Presidente siriano Assad abbia aiutato l’ISIS a crescere e a temere per le dozzine di suoi cittadini che i miliziani hanno catturato.
Ma i funzionari turchi minimizzano la preoccupazione che il PKK possa essere incoraggiato dal suo ruolo in Iraq, verso una coinvolgente agitazione in Turchia, e vede la lotta contro lo Stato islamico come una questione separata dallo scontro con Ankara per la difesa dei diritti dei curdi.
“In Iraq c’è una crisi e il PKK è impegnato lì in questa lotta contro l’ISIS insieme ad altri elementi” dice a Reuters un vecchio funzionario del governo turco, aggiungendo che non ritiene permanente il loro impiego.
“Non c’è paura di una divisione della Turchia o di una unificazione dei curdi al di là dei nostri confini. Fino a quando non ci sarà una richiesta espressa dal PKK in Turchia tramite un conflitto armato o violenza, non c’è bisogno di panico” dice il funzionario turco, facendo richiesta di anonimato per potersi esprimere più liberamente.
Il vice Primo Ministro turco Besir Atalay ha detto che questa settimana il governo turco terrà colloqui diretti con i guerriglieri, il cui leader Ocalan è incarcerato nell’isola del Mar di Marmara. Proporrà un piano che prevede il disarmo e la reintegrazione dei combattenti nella società turca.
Il PKK vede il vecchio e il nuovo nemico molto vicini tra loro, e accusa la Turchia di finanziare e inviare islamisti per combattere i Curdi in Siria, accuse che Ankara respinge.
Ma ha ritirato la sua richiesta di uno Stato indipendente nella Turchia sud-orientale in cambia di una devoluzione di potere in ognuno dei 4 Paesi nei quali i Curdi sono divisi.
Un diplomatico europeo ad Ankara dice che il PKK vede le sue azioni in Iraq, in particolare il suo aiuto nella protezione dei membri della comunità yazida, come un contributo per una spinta diplomatica che persuada l’Unione Europea a rimuoverlo dalla lista dei gruppi terroristi.
“E’ davvero paradossale che un’organizzazione proscritta come gruppo terrorista dall’UE mostri di aver avuto un ruolo significativo (contro lo Stato islamico)” dice il diplomatico.
“Stanno sfidando la base giuridica su cui l’UE li ha proscritti in prima istanza. Vedono tutto ciò che è successo nei giorni scorsi come acqua al loro mulino”
L’UE, ad ogni modo, molto improbabilmente farebbe qualsiasi passo senza un accordo con la Turchia, dice il funzionario.
“I Turchi saranno fortemente contrari. Non siamo in una fase in cui la Turchia sia disposta a prendere in considerazione qualcosa di simile, assolutamente no”.

 

 

Fonte Reuters
Traduzione di Stefano Floris