Dentro lo Stato Islamico, tra massacri, petrolio e jihad sessuale


 

Continua senza sosta la mattanza di civili e militari da parte dello Stato Islamico in Siria. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, gruppo vicino agli attivisti anti Assad con sede a Londra, i miliziani jihadisti avrebbero giustiziato decine di soldati siriani catturati nel corso dei combattimenti per la base aerea di Tabqa. “Decine di soldati siriani, catturati mentre fuggivano verso Ethraya, nella provincia di Hama, dopo la conquista da parte dello Stato islamico della base aerea di Tabqa, sono stati giustiziati dai jihadisti nella notte tra mercoledì e giovedì”, ha affermato Rami Abdel Rahmane, direttore dell’Osservatorio. Secondo altre fonti i soldati giustiziati sarebbero molti di più: “Lo Stato Islamico – affermano – ha giustiziato a colpi di arma da fuoco oltre 160 militari siriani in tre luoghi differenti nella provincia di Raqqa”.

Un massacro che si aggiunge a una serie impressionanti di altri crimini. Secondo un rapporto dell’ONU, nella capitale dello Stato Islamico in Siria, Raqqa, ogni venerdì si svolgono regolarmente esecuzioni, amputazioni, finte crocifissioni e flagellazioni in piazza  a cui sono chiamati ad assistere anche i bambini. I corpi delle persone uccise vengono lasciati in mostra per giorni per terrorizzare la popolazione e le donne che non si adeguano al «codice di abbigliamento» dell’IS vengono flagellate. In realtà l’affissione di teste e cadaveri in giro per Raqqa è all’ordine del giorno.

In città regna un clima di terrore, con una serie di regole che la popolazione deve rispettare per non incappare in pesanti punizioni. Gli uomini rischiano la fustigazione per avere fumato o accompagnato un familiare vestito in modo “inappropriato” mentre le donne subiscono frustrate se viste con il viso scoperto.

A fine luglio, sempre a Raqqa, i miliziani jihadisti hanno decapitato decine di soldati dell’esercito siriano (appartenenti alla 17esima divisione) e hanno infilzato le loro teste in una cancellata. Le immagini sono stati diffuse attraverso i social. I corpi decapitati sono stati lasciati insepolti per ore su un marciapiede, alla base della cancellata.

DONNE MALESI IN MISSIONE PER IL JIHAD SESSUALE – Almeno tre musulmane sunnite sarebbero partite dalla Malaysia alla volta del Medio Oriente per raggiungere i militanti dello Stato islamico, presumibilmente per quello che viene chiamato il Jihad al-Nikah, o jihad sessuale. “Si ritiene – ha detto un funzionario dell’intelligence citato da Malaysian Insider – che queste donne si siano proposte per offrire ‘conforto sessuale’ ai combattenti dell’Is che stanno cercando di instaurare la legge islamica in Medio Oriente”. Questo, ha aggiunto la fonte, sarebbe avvenuto dopo che a giugno i militanti dell’Is hanno emesso un decreto con il quale hanno ordinato alle famiglie musulmane di mandare le loro donne non sposate nella regione per il Jihad al-Nikah.

Il concetto di jihad sessuale sarebbe apparso per la prima volta in un editto del 2013 di un religioso wahhabita fondamentalista, in cui si esortavano le donne ad offrire ‘prestazioni sessuali’ per sostenere il morale di coloro che combattevano contro il regime di Bashar al-Assad in Siria.

UN FATTURATO DA DUE MILIONI DI DOLLARI AL GIORNO – Il fatturato dello Stato islamico si aggirerebbe intorno ai 2 milioni di dollari al giorno, grazie a varie fonti di ricavo, tra cui il petrolio. A scriverlo è Bloomberg, citando fonti dell’intelligence e dell’antiterrorismo statunitense, che sottolinea come ai ribelli non servano le donazioni esterne, potendo contare sui profitti generati dalla vendita del petrolio, dal pagamento dei riscatti, da estorsioni e contrabbando. Per lo Stato islamico è fondamentale, in particolare, il petrolio: controlla sette campi petroliferi e due raffinerie nel nord dell’Iraq e sei dei dieci campi petroliferi presenti nella Siria orientale, e vende il greggio a un prezzo compreso tra i 25 e i 60 dollari al barile, secondo Luay al-Khatteeb, Visiting Fellow al Brookings Doha Center in Qatar. Un prezzo molto più basso rispetto a quello sul mercato internazionale, visto che i future sul Brent a Londra sono scambiati a oltre 102 dollari al barile.

Grazie al petrolio, gli estremisti “possono portare avanti la guerra e mantenere le istituzioni” create nel territorio tra Iraq e Siria, “usando quello che resta – ha aggiunto al-Khatteeb – per il reclutamento”. Oltre al petrolio, una fonte di ricchi profitti è quella dei riscatti: secondo un funzionario statunitense, il gruppo potrebbe aver raccolto solo grazie al pagamento per la liberazione degli ostaggi 10 milioni di dollari negli ultimi anni.

NUOVE ACCUSE AGLI STATI UNITI – “C’è l’America dietro lo Stato islamico”. L’accusa arriva da Luois Sako, che guida il patriarcato dei caldei, con sede a Baghdad. In un’intervista al quotidiano ad-Diyar, il patriarca ha definito l’ascesa dell’Is come “il crimine del secolo”. “Puntano sfacciatamente – ha detto – ad allontanare i cristiani dalle loro case e dalle loro chiese”. Per il prelato, la motivazione del presunto sostegno dell’Occidente a questo piano è il bisogno di nuova forza lavoro. “L’America – ha ribadito – è responsabile di ciò che è accaduto ai cristiani in Oriente”. “L’Occidente ci guarda come se non conoscesse le nostre sofferenze – ha proseguito Sako – Ma noi non lasceremo la nostra terra, qualunque sia il sacrificio da sopportare”. Il patriarca ha criticato anche i paesi musulmani, per il loro scarso supporto. “I nostri vicini musulmani non ci hanno aiutati”, ha detto, invitando i religiosi islamici a pronunciarsi contro l’uccisione di qualsiasi innocente. “Emettere fatwa che vietano ai musulmani di uccidere altri musulmani non è sufficiente”, ha precisato.

 

con Fonti Afp, Reuters, Ansa, Adnkronos, Sana, Al Manar,