Con l’accordo del Cairo l’unico vincitore è Hamas


 

(Talal Khrais. Beirut) –  I raid israeliani sulla striscia di Gaza non hanno piegato il popolo palestinese. L’ennesima aggressione militare segna una sconfitta netta per Tel Aviv, un indebolimento del ruolo dell’Occidente e una vittoria per Hamas e la resistenza. Una cosa è certa: in Medio Oriente non servono altre guerre. Palestinesi e un numero crescente di israeliani non ne possono più di morti e distruzione. Senza una soluzione politica, basata sulla legalità internazionale, infatti il conflitto tra la Palestina e lo Stato occupante potrà soltanto degenerare.

Il bilancio dell’operazione israeliana “Margine protettivo” è drammatico: le vittime palestinesi, secondo fonti locali, sono 2136, i feriti quasi 11.000. Secondo l’Onu, almeno 491 bambini sono rimasti uccisi, 577 secondo fonti palestinesi. Sul versante israeliano, sono morti 64 militari e 5 civili.

La vittoria della Resistenza è data  soprattutto dalla disparità delle forze in campo: da una parte 28.000 combattenti (Hamas e Jihad islamica), dall’altra quasi 180.000 dotati di qualunque tipo di armi e di tecnologia.  Per contrastare il nemico, Israele ha dovuto chiamare persino 86.000 riservisti.

Gli israeliani oggi sono delusi più che mai. La loro leadership politica canta vittoria ma i dettagli dell’accordo raggiunto al Cairo dimostrano il contrario: il cessate il fuoco ha salvato lo Stato Ebraico da una guerra di logoramento che sarebbe potuta durare mesi. I costi, già enormi, sarebbero stati insostenibili per l’opinione pubblica e le casse di uno Stato che, seppur ricco, non poteva tollerare una spesa per fini bellici così alta (tra i 2 e i 3 miliardi di euro). Per non parlare del futuro del premier Netanyahu: altre settimane di raid avrebbero ulteriormente indebolito il governo e, con tutta probabilità, avrebbero decretato la fine della sua carriera politica.

Hamas non lancerà razzi contro Israele che, di conseguenza, fermerà tutte le operazioni militari di aria e di terra nella Striscia di Gaza. Già questo è un cedimento perché impedirà al Mossad di uccidere i dirigenti palestinesi e di compiere quei crimini che stavano quasi sempre alla base dei lanci di missili verso lo Stato Occupante.

Israele aprirà i valichi verso Gaza per lasciare entrare materiale da costruzione e convogli di aiuti umanitari. Con la chiusura dei valichi i palestinesi avevano fatto portare a Gaza tutto il materiale per costruire razzi. L’Egitto aprirà il valico di Rafah che collega il paese con la Striscia. Come è noto, in Egitto bastano centinaia di dollari per far chiudere gli occhi a chi controlla le frontiere. L’Autorità palestinese si assume la responsabilità di controllare le porte di accesso a Gaza e di impedire ad Hamas di introdurre armi e munizioni.

La zona cuscinetto, alla frontiera tra Gaza e Israele, sarà ridotta da 300 metri a 100 metri dal confine. Israele ha concesso che la zona di pesca si estenda da tre a sei miglia dalla costa della Striscia. Questo era impossibile in passato.

È qui, più che altrove, che si vede il vero cedimento di Tel Aviv e dei falchi del governo Netanyahu.

Tra poco meno di un mese le due parti cominceranno nuovi negoziati con la mediazione dell’Egitto. Hamas chiede il rilascio di prigionieri palestinesi, sia quelli in carcere da lungo tempo, sia quelli arrestati nelle numerose retate in Cisgiordania dopo il rapimento e l’uccisione di tre ragazzi israeliani a Hebron. Hamas chiede inoltre la costruzione di un porto e di un aeroporto a Gaza.

Queste ultime richieste sono sostenute da gran parte della comunità internazionale perché servono a rompere il blocco, riavviare gli scambi commerciali (e dunque l’economia locale) e a permettere ai palestinesi di superare anche l’isolamento fisico che ha impedito loro di muoversi. Insomma, sarebbe la fine del carcere a cielo aperto tanto cara a Israele e ai suoi governanti.

Israele chiede la restituzione dei corpi dei soldati israeliani uccisi durante il conflitto e la demilitarizzazione della Striscia.

Tutte le questioni che Hamas riteneva fondamentali sono state accolte, lo stesso non può dirsi per Israele che ha un solo modo per continuare a esercitare la sua pressione nei confronti del movimento palestinese: l’azione militare e il non rispetto dei patti siglati in Egitto. Ecco perché l’accordo segna un punto importante per i palestinesi e una sconfitta per il sionismo e le mire espansionistiche dello Stato ebraiche.