Occidente in crisi. La Russia scrive l’agenda della politica internazionale


 

(Talal Khrais. Beirut) – Il Centro Italo Arabo Assadakh è un osservatore presente in prima linea in Medio Oriente da molti anni. Attraverso la nostra rete, nella quale sono presenti numerosi reporter italiani ed esteri, forniamo quotidianamente dati e testimonianze su quanto accade in una delle aree più difficili del pianeta. La nostra chiave di lettura sulla politica estera in Libano e Siria costituisce, anche in questi giorni, uno strumento per interpretare al meglio, e in modo non scontato, dinamiche molto complesse. La nostra posizione, spesso scomoda per l’Occidente, è uno stimolo affinché l’Europa riacquisti un ruolo autonomo che sappia difendere, in via prioritaria, gli interessi di una popolazione che oggi è fortemente minacciata dal terrorismo.

Per questa ragione la nostra attività si è spesso incentrata sul dialogo interreligioso, elemento centrale per sconfiggere i fondamentalismi di qualunque tipo. Quello a cui assistiamo oggi non è uno scontro tra Islam e Cristianesimo, come qualche irresponsabile vorrebbe far credere, ma tra uomini di pace e uomini di guerra. I miliziani dell’ISIS, che nulla hanno a che fare con il vero Islam, fanno parte di questa seconda categoria e, come tali, vanno combattuti.

La nostra critica a certi esponenti politici nasce dalla considerazione che spesso le fonti di cui si avvalgono sono le stesse che hanno causato i disastri in Medio Oriente. Spesso provenienti, come gli organi di stampa da cui attingono certe informazioni, da alleati come Stati Uniti e Gran Bretagna, corresponsabili dell’affermazione dei terroristi dell’Isis in Siria prima e in Iraq dopo.

Il Governo italiano da anni aveva a disposizione certe informazioni ma ha preferito guardare altrove, considerando più attendibili le fonti degli alleati, spesso manipolate per giustificare certe azioni militari. Questa mancanza di autonomia, dell’Europa e dell’Italia in particolare, ha creato delle vere e proprie mostruosità dal punto di vista politico e diplomatico.

STATI UNITI EGEMONI SOLTANTO CON L’EUROPA – È dai tempi della caduta del muro di Berlino che la politica estera dell’Occidente è in mano degli Stati Uniti. Un’egemonia che ha impoverito gli interessi del vecchio continente, che non si è mai liberato da mire di tipo colonialistico nelle aree più povere del mondo, e ha arricchito quelle a stelle strisce. Anche questa è una chiave per interpretare la crisi economica che ha frantumato le certezze dell’Occidente ricco e sicuro. Questa posizione di ripiego dell’Europa ha rafforzato l’egemonia sul petrolio arabo e la protezione di Israele.

L’Europa e gli Stati Uniti hanno dato il via libera e il totale supporto alla cosiddetta rivoluzione siriana, una finta primavera araba manipolata dai Fratelli Musulmani che ha favorito l’infiltrazione, e poi l’affermazione, degli estremisti salafiti e del terrorismo jihadista. La Siria è stata punita perché si è sempre rifiutata di obbedire ai diktat di Washington. Così è accaduto in Libia. In precedenza era accaduto con l’Afghanistan e l’Iraq. Gli Stati Uniti hanno risposto con la vendetta, il supporto a gruppi armati che nin avevano nulla di democratico e le sanzioni economiche. Misure drastiche che sono incompatibili con uno scenario internazionale in cui la leadership degli Stati uniti è gravemente compromessa dall’emergere di altri soggetti, Russia in testa.

Il mondo sta cambiando e il fallimento della politica estera occidentale è sotto gli occhi di tutti. L’Europa è completamente imprigionata, salve rare eccezioni, dalle decisioni prese dalla Casa Bianca nei confronti della Siria (vittima del terrorismo), di Israele (con uno stato occupante che vìola i diritti legittimi del popolo palestinese) dell’Iran e della Russia (con un’ostilità crescente che ha generato a est un conflitto dalle conseguenze imprevedibili).

SIRIA, IRAN E ISRAELE- Il terrorismo in Siria e in Iraq è oggi la principale minaccia per quelle nazioni che in qualche modo hanno foraggiato quei finti ribelli che in pochi anni hanno gettato la maschera del rivoluzione per indossare quella vera del terrore e della persecuzione religiosa ed etnica. Oggi dagli Stati Uniti e dall’Europa partono emissari alla volta di Damasco e di Teheran per riparare agli errori commessi in passato. E se Assad in qualche modo ha aperto uno spiraglio di dialogo con l’Occidente pur di combattere il nemico comune rappresentato dal terrorismo islamico, lo stesso non può dirsi con l’Iran.

Tutti le carte usate contro Teheran sembrano essersi esaurite. Le preoccupazioni israeliane nei confronti dell’arsenale militare iraniano cresce sempre più. L’abbattimento di un drone israeliano due settimane fa ha scosso i vertici militari di Tel Aviv, sorpresi dall’avanzato sistema di difesa e di intercettazione dell’Iran. Si tratta di un drone chiamato Hermes 450, un modello per la ricognizione e la sorveglianza venduto anche a diversi paesi occidentali. Il generale Hossein Dehqan ha promesso una dura risposta all’aggressione sul suolo iraniano, spiegando che il drone  è stato abbattuto con un missile terra-aria mentre si dirigeva verso al centrale nucleare di Natanz, già oggetto di diversi tentativi di sabotaggio da parte israeliana.

Se Israele cercava un pretesto per inasprire i rapporti con l’odiato nemico, l’ha trovato. È quasi una dichiarazione di guerra quella lanciata dal premier Netanyahu agli ayatollah. Il silenzio di Europa e Stati Uniti è il segno di un indebolimento diplomatico dell’Occidente in questa parte del globo. È qui, più che altrove, che può scoppiare un conflitto capace di estendersi rapidamente in tutto il Medio e Vicino Oriente.

LA RUSSIA DI PUTIN – La Russia dal canto suo avverte la fine della supremazia occidentale nelle dinamiche geopolitiche del globo.”È meglio non scherzare con noi, perché  siamo una delle più grandi potenze nucleari”. A sollevare lo spettro di un probabile conflitto è il presidente russo Vladimir Putin. Lo ha fatto in risposta all’intenzione di sette paesi della Nato di creare una forza militare di reazione rapida (composta da ben 10.000 soldati, una vera e propria divisione) come parte di un piano per rafforzare le difese dell’Alleanza in risposta all’intervento russo in Ucraina.

La stessa politica delle sanzioni che Europa e Stati Uniti hanno avviato contro Mosca si è clamorosamente ritorta contro coloro che le avevano imposte. Le “contro sanzioni” russe hanno procurato danni enormi alle esportazioni europee. Lo stesso è accaduto con l’Iran, dove nel frattempo sono arrivati altri investitori e nuove e più avanzate economie.

Lo scorso 29 agosto è stato siglato uno storico accordo tra la Russia e l’Iran del valore di 20 miliardi di dollari, riguardante la vendita di 500.000 barili di petrolio al giorno. Mosca ha così dato un colpo durissimo alla politica energetica di Washington e Bruxelles, aggirando le sanzioni occidentali e colpendo il dollaro come sistema monetario occidentale. L’accordo ha la durata di cinque anni. La Russia aiuterà l’Iran a “organizzare le vendite di petrolio”, così come a “cooperare con l’industria del petrolio e del gas, costruire centrali elettriche, reti, fornitura di macchinari, beni di consumo e prodotti agricoli”. I partner storici di Teheran, come l’Italia, rimangono a bocca asciutta.