In libreria la nuova edizione di “Storia della Palestina moderna – Una terra, due popoli”


 

Un libro per comprendere il Medio Oriente, la Palestina e la sua storia. Un manuale che ritorna in libreria  in una versione aggiornata e che aiuta a comprendere, da una prospettiva prevalentemente storica, molte delle dinamiche che hanno caratterizzato l’eterno conflitto tra i palestinesi e gli israeliani.  E’ Storia della Palestina moderna – Una terra, due popoli (Einaudi) di Ilan Pappe, con la traduzione di Piero Arlorio.

Posizionata come un ponte fra tre continenti, la Palestina è stata oggetto dell’interesse di tutte le potenze internazionali fin dall’Ottocento: dagli Ottomani all’impero inglese, ai sionisti europei, alle superpotenze del dopoguerra. Nel corso del Novecento il suo territorio – e Gerusalemme, città santa a tre religioni – ha finito col diventare la casa di due popoli, che hanno talvolta saputo collaborare, ma che piú spesso hanno subito le conseguenze della politica aggressiva dei militari e di chi deteneva saldamente il potere.

In questo libro Ilan Pappe racconta la storia della Palestina, una terra per due popoli. È un racconto forte, che «cerca di affiancare le narrazioni degli sfruttatori e degli sfruttati, degli invasori e di chi è invaso, degli oppressori e degli oppressi». Un libro accurato, basato su documenti scritti in ebraico, arabo e nelle lingue europee, che ha creato un dibattito internazionale infuocato sull’interpretazione del nodo piú vulnerabile della politica mondiale.

Affrontare in maniera critica il concetto di modernità può essere un modo di decostruire entrambe le narrazioni senza privilegiare l’una o l’altra. Bisogna fare i conti, se non addirittura lottare, con due versioni radicalmente diverse della storia del paese profondamente radicate nella mente della maggior parte di chi lo abita. Intendo le due storiografie nazionali contrapposte, israeliana e palestinese, che si esprimono ovviamente meglio in libri distinti. Qui sono invece riunite in un unico libro, per essere talvolta respinte per le loro pretese inaccettabili e criticate per il carattere etnocentrico ed elitario, ma anche per essere accolte con rispetto per l’epicità che le contraddistingue.