I giovani europei arruolati nell’ISIS per combattere in Siria


 

(Salvatore Lazzara) – Molti europei si dirigono in Siria per combattere al fianco dei ribelli. Si stima che ci siano 500 europei che combattono nella guerra civile. Ma chi sono le persone che lasciano l’Ue per la Siria? E perché lo fanno. Stando alle fonti, circa 500 musulmani britannici (la stima è in continuo aumento), sarebbero impegnati a combattere in Siria, molti dei quali sono giovani, come i due fratelli Muthana e Reyaad Kahn. In questi mesi, il governo inglese ha fatto oscurare migliaia di siti internet, video e altro materiale per fermare la propaganda jihadista. Sir Peter Fahy, capo della polizia di Manchester, la terza più grande forza di polizia del paese, in una intervista televisiva ha spiegato che a convincere i giovani ad arruolarsi nell’Is molto spesso sono proprio i video come quello che ritrae i due ragazzi di Cardiff. I terroristi dell’Is si presentano «come se stessero partecipando a un’avventura, mentre la realtà è un’altra, molto brutale». Il problema di questi filmati, ha osservato Sir Fahy, è che «fanno apparire l’arruolamento nell’Is come l’iscrizione a un campo boy scout, quando ciò che chiedono ai musulmani è di andare a uccidere altri musulmani, spesso a sangue freddo, con esecuzioni sommarie».

Hanno cambiato nome ma sono loro: Nasser Muthana e Reyaad Khan (nella foto). Sono due ventenni britannici, scomparsi a Cardiff, in Galles, a novembre dello scorso anno, sono ricomparsi su Youtube in un video propagandistico dell’Is, lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante, l’esercito jihadista che ha preso il controllo di un enorme territorio di 500 chilometri a cavallo tra Siria e Iraq, dove ha instaurato la sharia e il nuovo califfato islamico. Nasser e Reyaad imbracciano mitragliatrici e inneggiano alla guerra santa, invitando altri giovani a rispondere alla “chiamata” e recarsi in Siria a combattere per Allah. Nel video Nasser indossa un turbante bianco e in braccio tiene un fucile. Dietro di lui sventola il vessillo nero dell’Isil, che si rifà a quello di Al Qaeda. «Questo è un messaggio ai fratelli che sono rimasti indietro», recita il ragazzo. «Dovete chiedervi cosa vi impedisce di venire nella terra di Al-Sham (Siria, ndr) e di entrare nei ranghi dei mujaheddin». Nasser invita tutti gli islamici britannici a partecipare al jihad: «Persone provenienti da tutto il mondo e da paesi di cui non ho mai sentito parlare sono qui per rispondere alla chiamata», spiega il gallese. Anche l’amico Reeyad, il secondo a parlare, invita i compatrioti ad andare a combattere in Siria nelle file dell’Isil. A riconoscere per primo i due ragazzi è stato Ahmed Muthana, il padre di Nasser. Muthana è un ingegnere in pensione e un islamico moderato. «Sembrava dimagrito e indurito», ha detto Muthana parlando del figlio. «Penso che sia stato costretto a parlare in quel modo. Gli è stato detto che cosa dire». Di “lavaggio del cervello” ha parlato anche la madre dell’altro ragazzo, Reyaad, che ha lanciato un appello attraverso Sky News per convincerlo a tornare a casa: «Io muoio per te, tu sei il mio unico figlio», ha detto. Poi ha aggiunto di essere certa che ci sia qualcuno che ha convinto i due ragazzi a partire. «C’è qualcuno che fa il lavaggio del cervello a questi ragazzi innocenti per convincerli che stanno aiutando le persone», ha detto la donna Reyaad e Nasser, gli amici li descrivono come ragazzi normali, bravi studenti. Le loro famiglie abitano nella periferia di Cardiff, in un quartiere “multiculturale”. Gli investigatori stanno cercando di capire cosa abbia trasformato due ventenni “normali” in aspiranti martiri di Allah. Quello che si sa, riferiscono i media britannici, è che negli ultimi tempi i due ragazzi si erano interessati alla politica. Parlavano della situazione del popolo siriano e di come il conflitto venisse travisato dall’Occidente. Hanno attraversato un «periodo molto strano», ha raccontato al Guardian Zane Abdo, imam del South Wales Islamic Centre. «Erano diventati molto seri riguardo alla loro fede e poi hanno cominciato a esprimere opinioni strettamente politiche», ha aggiunto. Abdo ha spiegato che per un anno e mezzo i due non si sono fatti vedere nella moschea dove si recano a pregare le famiglie.

Un contingente di 5 giovani amici musulmani di Portsmouth sta attualmente combattendo in Siria. Tra di loro c’è Ifthekar Jaman, 23, figlio di un gestore di un ristorante indiano. È partito per la Siria a maggio, dicendo alla sua famiglia che sarebbe stato via per 2 settimane a distribuire aiuti umanitari. Adesso sta combattendo al fianco dell’ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e della Siria), il gruppo fondamentalista rinnegato anche da Al-Qaeda. Jaman ha detto alla BBC Newsnight: “Questo è il mio dovere… tutta questa gente sta soffrendo. I musulmani vengono massacrati”.

Un altro dei ragazzi di Portsmouth era un supervisore da Primark. Colpisce particolarmente la presenza di questi giovani britannici sui social network. Loro stanno apertamente incoraggiando altri concittadini a prendere parte ai combattimenti. In un video Jaman dice: “Qualsiasi fratello desideri venire è benvenuto. Da solo o in gruppo”. Un esperto di radicalizzazione ha detto al Telegraph: “I tre oggetti che gli jihadisti consigliano vivamente di portare con sé sono: la carta igienica, un kit di primo soccorso e un iPad”. Un altro britannico che combatte in Siria sta raccogliendo le sue esperienze su Tumblr, raccontando storie di amore fraterno, bombe e sinceri momenti attorno al focolare. Il lavaggio del cervello… è qualcosa di veramente spaventoso…

Francia: storia di due fratelli. I legami tra Francia e Siria sono molto profondi, visto che quest’ultima è un ex-colonia francese. Il governo francese stima che tra un numero fra 200 e 400 francesi abbia già preso parte ai combattimenti (i dati sono in costante aggiornamento). Una percentuale alta di questi sono dei convertiti. Una particolare storia di conversione e “turismo della jihad” risalta su tutte le altre. Nicolas B., 30, è originario del complicato quartiere Les Izards di Tolosa. Lui ha avuto una giovinezza inquieta e la sua disillusione verso la società è stata accentuata da un arresto per spaccio di hashish. Suo padre, Gerard B., ha spiegato alla BBC come Nicolas sia arrivato alla conversione nel 2010: “Nicolas stava cercando lavoro, un’identità e forse è per questo che sono riusciti a convincerlo a convertirsi”. È il classico esempio di come gli estremisti facciano proseliti tra i disillusi. Nicolas ha cambiato il suo nome in Abu Abd Al-Rahman e ha cercato di convertire la sua famiglia. In un video girato in Siria, Nicolas si rallegra per la conversione del fratello 24enne: “Mio fratello, Jean-Daniel, mi ha seguito nella fede islamica. È un regalo di Allah”. I due fratelli hanno detto ad amici e familiari che sarebbero andati in Thailandia per un corso di boxe thailandese; invece sono andati in Turchia e da lì hanno attraversato il confine con la Siria. Il padre ha detto alla BBC: “Ho cresciuto i miei figli a Nintendo e Choco Pops. Vederli combattere in Siria è deprimente”. Avendo deciso di seguire il fratello nel nome della jihad, Jean-Daniel è stato ucciso in uno scontro con le forze governative siriane in agosto. Il padre incolpa l’influenza dannosa dei videogiochi e il lavaggio del cervello perpertrato dagli estremisti. “Quelli che sono andati in Siria, non erano più i miei figli”, dice.

Germania dai campi di calcio a quelli di battaglia. Burak Karan si era fatto strada nelle varie nazionali giovanili tedesche; figlio di immigrati turchi, aveva giocato per la Germania Under-16 e U-17 al fianco di giocatori poi diventati superstar, come Lewis Holtby (ora al Tottenham), Sami Khedira (del Real Madrid), Dennis Aogo e Kevin Prince Boateng (dello Schalke 04). Era una giocatore promettente, sempre loquace e di buon umore. Il suo futuro sembrava scintillante, ma alla giovane età di 20 anni, ha improvvisamente smesso di giocare, per poter dedicare così la sua vita all’Islam radicale. Mentre i suoi amici guadagnavano milioni, segnando reti per i loro club e per la nazionale, Burak era sui campi di battaglia della Siria. Suo fratello, Mustafa, ha raccontato al tabloid tedesco Bild, che allo scoppio del conflitto sriano, nel 2011, Burak ha cominciato a mettere da parte i soldi al fine di comprare medicinali per le vittime.

Mustafa dice che 7 mesi fa ha viaggiato fino al confine turco-siriano con moglie e figli per distribuire aiuti umanitari. Nei primi di ottobre Burak è stato ucciso in un bombardamento nei pressi della città di A’zaz, nel nord della Siria. Aveva solo 26 anni. Una considerevole ambiguità circonda la sua morte: in un video, postato il 22 ottobre da un gruppo islamico sconosciuto, viene proposto un ritratto di Burak ben diverso da quello dipinto dal fratello. Viene ripreso con in mano un fucile d’assalto, mentre il testo sotto recita: “Assaltava il territorio infedele come un leone e prendeva gusto dalla battaglia.” È stato radicalizzato in un campo d’addestramento di Al-Qaeda nel Waziristan, un’aspra regione del Pakistan. Secondo sua sorella Zuhal: “Dopo il calcio, lui parlava soltanto di Jihad”. Kevin Prince Boateng ha reso omaggio al suo vecchio amico su Twitter: “RIP Burak fratello mio. K! Non dimenticherò mai il tempo passato assieme, eri un vero amico!”.