Siria. 18 mila civili costretti a usare acqua non potabile nel campo profughi di Yarmouk


 

(Talal Khrais) – Dall’inizio di settembre, le principali fonti d’acqua all’interno del campo profughi di Yarmouk, in Siria, sono state rese inutilizzabili a causa di danni alle tubazioni nella zona contesa all’interno del sito e la siccità ha costretto 18 mila civili ad utilizzare l’acqua non trattata dal sottosuolo o dai singoli pozzetti.

La popolazione di Yarmouk deve far fronte al pericolo di una disidratazione acuta, scarsa igiene e malattie trasmissibili di origine idrica. Diverse ONG italiane hanno raccolto fondi per il campo palestinese: noi giornalisti del Centro Italo Arabo Assadakah abbiamo potuto testimoniare in più occasioni come quasi nessun aiuto arrivi da quelle parti. I medici hanno illustrato più volte la tragica situazione in cui versa il campo.

Oggi un’epidemia sta provocando gravi conseguenze per la popolazione del campo profughi e rischia di minacciare anche le aree limitrofe a Damasco. Ci si trova in piena emergenza sanitaria

L’Unrwa coopera con le autorità siriane al fine di ristabilire l’approvvigionamento di acqua potabile a Yarmouk e si sta anche avvalendo del supporto tecnico del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), della Mezzaluna Rossa araba siriana e di altri partner umanitari. L’Unrwa, in particolare, é impegnata affinché le parti in conflitto desistano dal condurre azioni belliche in aree civili. L’obiettivo è garantire a Yarmouk e ad altre comunità di rifugiati palestinesi il pieno, sicuro e continuo accesso umanitario.

RIFUGIATI E CRISI UMANITARIA – Intanto nei giorni scorsi si è conclusa la conferenza ministeriale sui rifugiati siriani. Per il ministro degli esteri della Germania, Frank-Walter Steinmeier, la priorità assoluta è fornire assistenza umanitaria ai rifugiati: “Dobbiamo assegnare una speciale priorità nell’assicurare la stabilità dei paesi ospitanti. Chiunque abbia visto l’impatto che gli 1,5 milioni di rifugiati in Libano stanno avendo sul sistema sanitario pubblico, sulle scuole e sulla fornitura dei servizi non puo’ non essere a conoscenza della minaccia potenziale che ciò potrebbe effettivamente rappresentare per le strutture sociali di un paese come il Libano”.

Secondo il ministro degli Esteri giordano, Nasser Judeh, la Giordania e gli altri paesi della regione si stanno avvicinando al “punto di rottura” a causa della crescente richiesta di abitazioni, scuole, posti di lavoro e assistenza sanitaria da parte dei rifugiati siriani. Judeh ha quindi ricordato che il suo paese ospita da solo piu’ di 1,5 milioni fra rifugiati e migranti siriani.

I RIFUGIATI SIRIANI ALL’ESTERO SONO 3,2MLN – Secondo le ultime stime dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), sono circa 3,2 milioni i rifugiati siriani che hanno trovato riparo nei paesi limitrofi, di cui la grande maggioranza e’ concentrata in Libano (1.137.000), Turchia (1.065.000), Giordania (619 mila), Iraq (215 mila) ed Egitto (140 mila), conducendo sull’orlo del collasso la capacita’ dei governi di assicurare i servizi essenziali ed innescando talvolta tensioni con la popolazione locale. L’85 per cento dei rifugiati siriani, infatti, non risiedono nei campi bensì nelle comunità locali dei cinque paesi limitrofi, dove si registrano fortissime pressioni socio-economiche.

Le Nazioni Unite indicano in 6,5 miliardi di dollari il fabbisogno finanziario necessario per fronteggiare la crisi umanitaria nel 2014. In risposta alla crisi umanitaria in Siria, l’Italia è intervenuta mettendo a disposizione sino ad oggi un contributo complessivo pari ad oltre 51 milioni di euro attraverso interventi a favore della popolazione sfollata all’interno del paese (35 per cento del totale) e per sostenere gli sforzi dei paesi di accoglienza dei rifugiati.