Iran. Dietro le quinte: compromesso sul programma nucleare o no?


 

(Talal Khrais – Teheran) – La conclusione di un accordo o meglio un compromesso sul nucleare iraniano aprirebbe una nuova fase di cooperazione,  con la fine delle sanzioni, tra Repubblica Islamica dell’Iran e l’Occidente. Del nucleare iraniano si parla molto e l’opinione pubblica bombardata di notizie crede alla versione della lobby sionista che accusa Teheran di volere costruire una bomba nucleare con lo scopo di “distruggere”. Una versione, quella Israeliana, che non regge. Nemmeno Obama, l’alleato più fedele a Tel Aviv,  è disposto a credere al premier Benjamin Netanyahu.

Il fallimento di Vienna e la volontà di Obama di trovare un accordo

Dopo un anno di negoziati, un accordo ad interim e sei giorni di maratona il Gruppo 5+1 (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania) non ha raggiunto l’intesa con Teheran sulla ristrutturazione del programma nucleare iraniano. L’unico accordo è sulla continuazione dei negoziati: a dicembre, puntando ad una nuova intesa ad interim per marzo da rendere definitiva entro il 1 luglio 2015.  Resta il fatto che i presidenti di Stati Uniti e e della Repubblica Islamica dell’Iran vogliono arrivare a un compromesso sul programma nucleare.

Barack Obama ha cercato in tutti modi di arrivare ad un’intesa perché ha bisogno di un successo politico a livello internazionale per recuperare credibilità. Il presidente americano ha detto chiaramente: “Continueremo a difendere da qualunque minaccia i nostri amici e alleati nella regione. Ma gli Usa hanno anche l’assoluta responsabilità di perseguire un accordo attraverso la diplomazia.” Un riavvicinamento con la Repubblica Islamica gli permetterebbe di organizzare un fronte comune contro gli estremisti dello Stato dell’Iraq e del Levante e altri organizzazioni che seminano morte e terrore.

Anche il Presidente Hassan Rouhani ha cercato con forza il compromesso, perché in questo modo otterrebbe la cancellazione delle sanzioni economiche nei confronti del suo paese. Il rinvio, e non il fallimento delle trattative, ha solo rimandato un accordo che appare inevitabile per la sicurezza della regione e le prospettive di sviluppo di un’area gravemente compromessa dal terrorismo. In un discorso alla TV, il presidente Hassan Rouhani si è detto sicuro che «nel lungo termine usciremo vittoriosi dal negoziato perché non abbiamo fatto compromessi sui diritti nucleare, mai ne faremo, e la nostra tecnologia nucleare continuerà a funzionare»

Negli Stati Uniti esiste la volontà politica di trovare un accordo, cercando di risolvere due nodi. Il primo riguarda i limiti da imporre alle capacità nucleari dell’Iran in modo che sia necessario un periodo di tempo abbastanza lungo, potrebbe essere uno due anni, per passare dalla possibilità di fabbricare la bomba atomica alla sua reale costruzione. Il secondo problema da risolvere per la casa bianca concerne  i tempi di cancellazione delle sanzioni economiche in caso di accordo e ripristinare relazioni economiche per gli USA.

Lo sforzo diplomatico degli Stati Uniti per cercare di rassicurare Israele è stato ostacolato dall’offensiva lanciata dallo Stato ebraico nel cuore degli Usa, al Congresso, per provare a mettere il più possibile i bastoni tra le ruote al presidente Barack Obama nel suo riavvicinamento con l’Iran. La partita a scacchi sul nucleare iraniano sta diventando, quindi, anche un braccio di ferro tra alleati. Israele non vuole sentire parlare di concessioni all’Iran, che considera una “minaccia” per la sua esistenza. Israele, vuole proibire a un altro paese sovrano, l’Iran, di sviluppare l’energia nucleare, temendo che questo sia solo un pretesto per arrivare a dotarsi di armi atomiche.

Anche la Russia desidera un accordo perché è ostile alla proliferazione nucleare, ma allo stesso tempo non vuole aiutare gli Stati Uniti e soprattutto non vuole che il petrolio dell’Iran ritorna  sul mercato facendo ulteriormente scendere i prezzi. La posizione saudita non è molto diversa di quella Israeliana perché teme un ritorno dell’alleanza tra Stati Uniti e la Repubblica Islamica dell’Iran.

L’Iran vuole costruire una bomba nucleare?

La Repubblica Islamica dell’Iran ha sempre precisato che il suo programma nucleare ha solo scopi pacifici e rivendica il diritto a una filiera nucleare civile completa. Un passo che aveva rafforzato la posizione iraniana è quello riaprire le porte del controverso impianto per la produzione di acqua pesante ad Arak, visto con preoccupazione da una parte della comunità internazionale, perche  destinato ad alimentare un annesso reattore in costruzione e in grado di produrre plutonio,l’elemento più usato negli ordigni nucleari a fissione.

Dall’inizio del 2012, in 13 incontri, Iran e Aiea avevano cercato di negoziare un metodo condiviso per rendere più approfondite le ispezione dell’agenzia atomica, fra l’altro estendendole anche a siti sospetti come la base militare convenzionale di Parchin.

L’Iran è riuscito a dimostrare all’Agenzia che il programma nucleare iraniano non ha una dimensione militare come sosteneva l’Agenzia. L’Iran, secondo ispettori dell’Agenzia non vuole portare a termine il processo di arricchimento dell’uranio al fine di dotarsi di armi nucleari. se così non fosse, non vi sarebbe pretesto alcuno per accusare l’Iran di violare il Tnp o di rappresentare un pericolo per la sicurezza mondiale

La Repubblica Islamica dell’Iran è stata chiara precisando e promettendo di ambire solo alla costruzione di centrali elettronucleari:lo stesso Ayatollah Al Osma Ali Khamenei ha più volte ribadito come l’utilizzo di armi nucleari, così come di quelle chimiche è proibito dall’Islam.

Infine sia dall’Aiea (l’unica agenzia internazionale incaricata, in base al Tnp, delle ispezioni sui siti nucleari), che ha ripetutamente negato che l’Iran stia lavorando a un programma nucleare militare; sia dagli stessi servizi segreti americani (un rapporto del 2007 della “National Intelligence Estimate” americana ha concluso che Teheran ha interrotto il proprio programma nucleare militare già nel 2003).