Reportage da Damasco. La Siria è il cuore battente della Nazione Araba


 

(Talal Khrais) – In queste ore sono a Damasco. È la mia 47esima missione in meno di quattro anni. La situazione cambia di giorno in giorno. Nella capitale la vita scorre con una certa tranquillità, con la frenesia tipica di una grande città. La gente finalmente sorride perché, dopo tanto tempo, riesce a guardare il futuro con ottimismo. La guerra per procura dichiarata alla Siria non ha piegato il suo popolo. Oggi il Leone di Damasco,  Bashar  al Assad, è amato più che mai. Lui e il suo esercito sono determinati a combattere i terroristi, nemici feroci che hanno tentato in tutti i modi di distruggere un Paese, culla della civiltà e terra di Dio dove convivono tutte le confessioni religioso.

Questa straordinaria terra di convivenza e pace tra i popoli ha saputo rispondere con orgoglio a una violenza inaudita e inspiegabile. Nessun altro paese avrebbe potuto resistere così a lungo a una campagna militare orchestrata dalle più importanti potenze del mondo, dagli Stati Uniti a Israele, con il contributo determinante dei paesi del golfo, della Turchia e dell’Europa. Tutti insieme appassionatamente contro un paese sovrano che non aveva mai  pregiudicato la sicurezza di altri Stati. Un attacco deciso da tempo.

Per far cadere Assad, i governi occidentali hanno consentito ad Al Qaeda e all’ISIS di arruolare terroristi da mezzo mondo. La stampa ha contribuito a questa macelleria, a partire da quella italiana, da sempre asservita ai potenti di turno. Le arme americane e francesi, fornite ai cosiddetti uomini dell’Esercito Libero Siriano, sono finite nelle mani dei terroristi dell’ISIS e vengono utilizzate per uccidere il popolo siriano. Da Washington e Parigi arrivano anche le bombe che i terroristi lanciano sui quartieri civili, prendendo di mira anche ospedali e scuole. La Siria però non cede di un millimetro, continua a resistere. L’Occidente oggi conosce l’ondata di ritorno delle scelte politiche portate avanti in questi anni, con i terroristi pronti a colpire nelle più importanti capitali estere.

La Siria dunque rinasce. A Damasco non si sentono più gli spari e le esplosioni delle bombe. A Bab Touma, una volta sotto i bombardamenti, i negozi sono aperti fino alle due del mattino e la gente è ritornata ad animare le vie e le piazze. Diversi Paesi Arabi, come l’Oman, hanno deciso di riaprire le loro ambasciate. Molti paesi dell’Unione Europea hanno deciso di riprendere, seppure informalmente, l’attività consolare.

Nella veste di responsabile delle relazioni esterne di Assadakah ho accompagnato una delegazione della rete televisiva americana ABC, la prima in Usa, in alcuni incontri con il governo siriano (il vice ministro degli Esteri Faisal Moukdad e il Ministro dell’Informazione Ombran el Zoubi). Per l’occasione sono sbarcati a Damasco il responsabile delle relazioni estere della tv John William e il coordinatore per l’Europa Clark Betson. La delegazione americana ha espresso gratitudine alle Autorità siriane per l’attenzione mostrata nei loro confronti.

La cosa che più mi ha colpito in queste giornate a Damasco è il numero impressionante di ragazze e ragazzi che vanno in giro con la bandiera siriana, quella sotto la quale l’Esercito Arabo Siriano ha combattuto i terroristi per difendere la sovranità e la dignità del Paese. La Siria, in qualunque modo la si pensi, è il cuore battente della Nazione Araba.