Boko Haram: “Le armi che abbiamo sono sufficienti per annientare Nigeria e Camerun”


 

(Salvatore Lazzara) – Sono inquietanti le ultime dichiarazioni del gruppo ultra fondamentalista islamico di Boko Haram. I terroristi, tramite un video postato sul web, spiegano i motivi della folle carneficina consumata a danno di milioni di cristiani e minoranze presenti tra la Nigeria e il Camerun.

Nel filmato, il leader del gruppo jihadista, Abubakar Shekau, rivendica la strage della città di Baga, avvenuta tra il 3 e il 7 gennaio e nella quale i terroristi avrebbero ucciso circa 2000 persone. “Le armi che abbiamo sono sufficienti per annientare Nigeria e Camerun”, dichiara il terrorista che poi si rivolge anche al presidente della Repubblica del Niger, Mahamadou Issoufou: “Ti sei recato in visita di condoglianze da François Hollande. È così che lavori? Ora vedrete cosa si abbatterà su di voi”.

Il video è seguito da una dimostrazione balistica in cui i jihadisti sparano alcuni razzi e mostrano l’arsenale in loro possesso.

Molto spesso sentiamo parlare di questi gruppi radicali islamici operanti in Nigeria. E’ lecito dunque domandarsi chi siano, che cosa vogliano e quali siano i loro piani. Il nome del gruppo, è liberamente tradotto dalla lingua hausa e significa l’educazione occidentale è sacrilega”. Il nome rappresenta la dura opposizione all’Occidente, inteso come corruttore dell’Islam.

Boko Haram è un’organizzazione nata intorno al 2002 nel nord del paese, in una regione sahariana estremamente povera, a maggioranza musulmana, i cui abitanti lamentano di sentirsi sotto-rappresentati davanti alle istituzioni e alla vita culturale ed economica del paese, che si concentra sopratutto sulle aree costiere. Nei primi anni del Duemila, Mohammed Yusuf ha fondato una scuola e una moschea con l’obiettivo dichiarato di fornire un’educazione alternativa a quella offerta dal governo, dichiarando fin dal nome – «Persone impegnate per la propagazione degli insegnamenti del Profeta e della guerra santa» – la propria ispirazione ai principi jihadisti e della Sharia.

Con il passare del tempo, il gruppo è diventato militante, cominciando a condurre attacchi non solo contro la polizia, ma anche contro i cristiani e chiunque si mostrasse critico nei confronti del movimento, causando centinaia di miglia di vittime tra la popolazione. E’ legittimo chiedersi: questa gente povera da chi ha ricevuto i finanziamenti per costituirsi in gruppo armato? Chi fornisce loro le armi? Da chi sono appoggiati nella folla repressione violenta contro i cristiani?

La strategia scelta da Boko Haram per creare il nuovo califfato in Africa ricalca la dottrina di controguerriglia predicata negli anni’80 del secolo scorso dagli specialisti del mondo occidentale per abbattere i “Paesi rivoluzionari”. L’azione degli integralisti sta diventando continua, serrata, in questo pezzo di Africa. L’escalation sta coinvolgendo militarmente il vicino Camerun, colpito all’inizio della settimana a Mabass, nel Nord. Allo stesso tempo, nonostante i feroci attacchi, il governo di Yaoundé non ha alcuna intenzione di tollerare califfati sul proprio territorio. Boko Haram ha reagito annunciando stragi e vendetta. La guerra rischia davvero di allargarsi nei prossimi mesi, facendo salire il numero di vittime a cifre vertiginose.

L’allargarsi della geografia della guerra preoccupa. Il presidente del Ciad, altro Paese confinante, Paul Biya ha annunciato diversi mesi addietro, l’invio di soldati a sostegno dell’esercito del Camerun, con l’obiettivo di respingere l’offensiva dei guerriglieri islamisti. Boko Haram, da parte sua, dalla Nigeria si muove sempre più, reclutando uomini e trovando risorse proprio in Camerun, Ciad e Niger. E’ il segnale di un cambio di strategia dell’organizzazione: non più colpi “mordi e fuggi”, ma controllo e occupazione reale del territorio. Da qualche tempo, molte città e villaggi del Nord – Est della Nigeria sono direttamente governati dagli islamici, che hanno proclamato un califfato.

Amnesty International ha documentato la follia omicida dei fondamentalisti diffondendo le foto satellitari delle città di Baga e Doron Baga, dove la scorsa settimana erano stati massacrati almeno 2.000 civili. Si tratta di un “conflitto brutale” – ha denunciato l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) – che da mesi costringe migliaia di nigeriani a rifugiarsi nei Paesi limitrofi. Nei giorni scorsi, la stessa agenzia Onu ha espresso forte preoccupazione per i rimpatri dal Niger alla Nigeria di centinaia di rifugiati. Rimpatri avvenuti il 14 gennaio nel contesto di un’operazione congiunta organizzata dal governatore dello Stato di Borno in Nigeria e dalle autorità in Niger.

Considerate le condizioni di insicurezza presenti nello Stato di Borno e i recenti attacchi dei ribelli, l’Unhcr ha espresso “preoccupazione per la natura di questi ritorni e ha chiesto alle autorità di fermare l’operazione fino a quando non vi saranno garanzie adeguate e un accordo giuridico condiviso tra Nigeria, Niger e l’agenzia Onu per i rifugiati”.