Hezbollah è una potenza militare. Ecco perché Israele teme i combattenti di Dio


 

(Alessandro Aramu) – Non ci sarà un’escalation della violenza nel sud del Libano. Anche nella capitale Beirut, in particolare nelle periferie a maggioranza sciita, è cessato l’allarme per un possibile raid di Israele come ulteriore rappresaglia all’attacco che Hezbollah ha condotto contro un convoglio militare di Tel Aviv nelle fattorie di Shebaa. Nell’azione sono morti 2 soldati (il maggiore Yohai Klangel, di 25 anni, il sergente Dor Nini, di 20)  e altri 7 sono rimasti feriti, alcuni in modo molto grave.

Il movimento libanese ha fatto sapere al governo Netanyahu, attraverso l’Onu, che non ha intenzione di avviare una guerra contro “l’entità sionista”.

ISRALE HA ATTACCATO PER PRIMA – L’attacco di Hezbollah è stato compiuto proprio come rappresaglia per il raid aereo israeliano che il 18 gennaio ha provocato nelle Alture la morte di sei membri del “partito di Dio” e di un generale delle Guardie rivoluzionarie iraniane. Facevano parte di un’unità di combattimento (composta da miliziani libanesi e iraniani) impegnata in un’attività di prevenzione del terrorismo di matrice jihadista.

Israele, peraltro, è finita del mirino della comunità internazionale per aver ucciso, dopo aver lanciato colpi di artiglieria, un soldato spagnolo della forza di interposizione in Libano delle Nazioni Unite (UNIFIL).

NETANYAHU TEME HEZBOLLAH – L’escalation, come evidenziano molti osservatori e analisti internazionali, non ci sarà, anche perché Israele teme l’arsenale di Hezbollah e la sua forza militare. Dopo la cocente sconfitta del 2006, Netanyahu può limitarsi solo a semplici minacce verbali, parole che il premier utilizza in funzione puramente elettorale. Bibi, come viene chiamato nel suo paese,  sa bene che una guerra con gli “odiati nemici libanesi” significherebbe chiamare in campo altre potenze militari, come l’Iran.

E non è un caso che all’indomani degli scontri nel sud del Libanp, il primo ministro israeliano abbia accusato proprio l’Iran di essere responsabile dell’attacco: “Da tempo Teheran – ha detto – tenta di creare, attraverso Hezbollah, un altro fronte terroristico contro di noi, sulle Alture del Golan”. Parole che Teheran ha rispedito al mittente, accusando Israele di essere il principale sponsor del terrorismo in Siria.

Secondo alcuni media arabi, il governo Netanyahu ha creduto che la campagna contro il terrorismo in Siria, al fianco del Presidente Assad, avesse in qualche modo indebolito la determinazione di Hezbollah e la sua capacità di azione nelle zone meridionali del Paese, quelle da sempre contese e occupate da Israele. L’operazione nelle fattorie di Sheeba ha fornito una chiara risposta al premier e ai comandi militari di Tel Aviv. I successi in Siria hanno portato senza dubbio un deciso rafforzamento del prestigio militare del Partito di Dio in Libano e in tutto il Medio Oriente.

IL SISTEMA MISSILISTICO DEI COMBATTENTI SCIITI – Ma che cosa teme in particolare Israele? Prima di tutto il sofisticato sistema missilistico Yakhont, impiegato principalmente in configurazione anti-nave difficilmente rilevabile dai radar. Secondo quanto hanno riferito le fonti della Marina israeliana,  il sistema missilistico di fabbricazione russa (denominato anche P-800) metterebbe in serio pericolo le attività nei porti di Haifa e Ashdod e la cosa preoccupa non poco i capi della difesa israeliana. Secondo il Wall Street Journal, i miliziani sciiti avrebbe aggirato i controlli israeliani importando il sistema Yakhont (o P-800) pezzo per pezzo dalla Siria.

Hezbollah è inoltre in possesso di altri sofisticati sistemi missilistici (almeno 12 secondo l’Intelligence americana), quasi tutti dislocati in Libano, pronti a colpire, in un attacco congiunto, numerose città israeliane. Si tratta di sistemi anti-aerei, droni senza pilota e moderni missili anticarro. Secondo l’ex consigliere per la sicurezza nazionale di Israele, il generale Jacob Amidror, le attuali capacità militari di Hezbollah sono “senza precedenti, in quanto è in possesso di 150 mila tra razzi e missili”.

HEZBOLLAH, UNA POTENZA MILITARE – Come ha ricordato recentemente la tv al Manar, l’ala militare del partito di Dio è una potenza a livello regionale ed internazionale con cui bisogna fare i conti. La sua capacità militare eccede quella di qualsiasi paese arabo. Le milizie di Hezbollah sono composte da combattenti che si sono formati negli ultimi tre anni nella lotta al terrorismo in Medio Oriente. In Siria e Libano, i soldati di Hezbollah e i rispettivi eserciti cooperano per impedire l’espansione dei gruppi terroristi come l’ISIS ed il Fronte al Nusra. L’operazione nel sud del Libano contro Israele è anche un segnale al mondo arabo, affinché distingua chiaramente tra le forze che realmente sono disposte a difendere la sovranità nazionale dei loro paesi (come appunto Hezbollah) e i gruppi terroristi come l’ISIS ed il fronte al Nusra, che sono stati finanziati e aiutati dall’Occidente con il fine di indebolire la resistenza islamica e il mondo arabo.

 

(Twitter@AleAramu)

 

 

Alessandro Aramu (1970). Giornalista, direttore della Rivista di geopolitica Spondasud. Autore di reportage sulla rivoluzione zapatista in Chiapas (Messico) e sul movimento Hezbollah in Libano, ha curato il saggio Lebanon. Reportage nel cuore della resistenza libanese (Arkadia, 2012). È coautore dei volumi Syria. Quello che i media non dicono (Arkadia 2013) e Middle East. Le politiche del Mediterraneo sullo sfondo della guerra in Siria (Arkadia Editore 2014). Fa parte del Centro Italo Arabo Assadakah ed è vicepresidente nazionale del Coordinamento Nazionale per la Pace in Siria.