Siria. Omaggio agli eroi di Palmira che hanno salvato un patrimonio dell’umanità


 

(Salvatore Lazzara) – Dopo tre giorni di combattimenti tra le forze armate governative e i fondamentalisti dell’ISIS, si contano oltre trecento morti nella battaglia di Palmira la cui situazione è “completamente sotto controllo”, secondo fonti ufficiali del governo di Damasco. Tra gli uccisi figurano 123 soldati e lealisti siriani, 115 jihadisti dell’Isis e 57 civili. Secondo il governatore della provincia di Homs, citato dall’agenzia governativa Sana, l’esercito ha eliminato gli ultimi gruppi di jihadisti nel villaggio di Al Ameriyeh, a Nord-Est di Palmira, e sulle colline che sovrastano il sito archeologico della città, e ora le antiche rovine del sito sono ora “al sicuro”.

Da parte sua il responsabile del sito archeologico, Mamoun Abdulkarim, ha confermato la ritirata dei militanti jihadisti che erano arrivati a circa un chilometro dal gioiello dell’architettura classica protetto dall’Unesco. “abbiamo buone notizie – ha detto Abdulkarim – ci sentiamo molto meglio. Non ci sono stati danni alle rovine. Ma questo – ammonisce – non significa che non dobbiamo avere più paura”.

L’aviazione, intanto, continua a bombardare le postazioni dello Stato islamico nei pressi del giacimento petrolifero di Al Hill, non lontano dalla città, che sabato era stato conquistato dai jihadisti, oltre che le colonne dei combattenti dell’Isis in ritirata verso la città di Al Sukhna, una trentina di chilometri a Est, sull’autostrada che porta verso Deyr az Zor.

Era necessario rendere omaggio a quanti hanno sacrificato la vita per il bene comune. L’intervento delle forze armate siriane ha dato dimostrazione che l’Occidente, per vincere contro lo stato islamico, deve appoggiare il governo nella politica di stabilizzazione della regione. Pertanto, risulta sconcertante la notizia riportata dalla Tv spagnola: la Gran Bretagna in questi giorni ha inviato 85 militari in Turchia e Giordania per addestrare i terroristi in Siria e combattere contro il governo del presidente Bashar al-Assad. Un alto funzionario della difesa a tal proposito ha dichiarato:  “Addestreremo migliaia di membri selezionati dall’opposizione nel corso dei prossimi tre anni, in settori quali l’uso di armi di piccolo calibro, le tattiche di fanteria e le competenze mediche”.

Le istituzioni internazionali, oltre a creare destabilizzazione politica e sociale in Medio Oriente, ancora una volta per motivi strategici ed economici, hanno preferito aiutare la sedicente opposizione, piuttosto che il governo liberamente scelto dal popolo. Sappiamo bene: in Siria non esiste una vera opposizione. Quelli che portano la bandiera del dissenso contro il potere costituito, non sono altro che fondamentalisti islamici. Il loro obiettivo non è contrastare Assad,  per portare la democrazia, ma instaurare con violenza e sopraffazione, il Califfato Islamico. Di conseguenza, aiutando l’opposizione, non fanno altro che alimentare il terrorismo di stampo islamico, il quale continua indisturbato -sotto gli occhi dei potenti-, a distruggere e uccidere senza nessuna pietà. E’ necessario mandare degli istruttori delle forze armate per addestrare con tecniche e strategie militari un opposizione che dovrebbe portare e garantire la pace?

Sembra un controsenso. Semmai, potevano inviare squadre di specialisti con competenze specifiche nei vari settori colpiti dalla guerra, per aiutare a ristrutturare il grande patrimonio culturale, artistico e sociale della Siria.  La disinformazione mediatica provoca danni enormi alla verità. Non lasciamoci condizionare dalle facili soluzioni. Andiamo controcorrente. Guadiamo con rispetto quanti nei giorni della battaglia, hanno dato la vita per garantire la pace, e impareremo a vedere ciò che ci circonda in modo diverso.