Cicchitto si ravvede: dubbi sulla reale operatività della coalizione anti ISIS, l’Italia rifletta


 

La caduta di Palmira, sito archeologico dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità, nelle mani dei terroristi dello Stato Islamico e l’avanzata dei jihadisti in ampie porzioni di territorio sia in Siria che in Iraq incomincia a far riflettere una parte della politica italiana, quella che fino a oggi  ha avvallato le sconsiderate decisioni della Casa Bianca in Medio Oriente. Sconsiderate, almeno così le considerano i più autorevoli commentatori ed esperti americani di strategia militare. Il presidente degli Stati Uniti in questi giorni ha infatti subito dure critiche in patria per la conduzione di una politica estera che sta alimentando gli estremismi e devastando interi Stati, non ultimo la Libia.

Nel silenzio generale, dunque, prende posizione Fabrizio Cicchitto, presidente della commissione Esteri della Camera, che senza mezzi termini accusa di inefficacia l’azione militare voluta dagli Stati Uniti per contrastare l’avanzata dello Stato Islamico. Una coalizione di cui fanno parte paesi – come Qatar, Arabia Saudita e Turchia – che finanziano il terrorismo di matrice islamica in funzione anti Assad. Parole che non fanno certo dimenticare le responsabilità di Cicchitto che, prima in Forza Italia e ora in Area Popolare, ha sempre sostenuto la linea dei governi italiani contro il governo siriano e a favore di una rivoluzione che con il trascorrere del tempo si è rivelata una colossale menzogna mediatica.

Che cosa ha detto dunque Cicchitto? Ecco le sue parole: «Non possiamo fare a meno di esprimere alcune forti preoccupazioni sulla situazione internazionale: in seguito a ciò che sta avvenendo in Siria (con particolare riferimento a Palmira), in Iraq (con riferimento a Ramadi), emergono forti interrogativi sulla reale operatività militare della coalizione anti-Isis composta dai paesi occidentali e da una parte dei paesi arabi».

«Tutto ciò – aggiunge – ha riflessi anche in Libia dove aumenta l’iniziativa dell’Isis a fronte del fatto che la mediazione dell’ONU fra Tobruk e Tripoli non decolla; in terzo luogo emergono problemi sulla consistenza dell’accordo europeo sulle quote dell’immigrazione e anche sul mandato ONU per ciò che riguarda la lotta ai trafficanti di merce umana. Su tutto ciò è indispensabile che il nostro paese sviluppi una seria riflessione».

Anche il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha detto la sua: «Il governo italiano è preoccupato non solo per quello che succede in Siria, ma anche per la forse ancor più minacciosa situazione in Iraq. Tra qualche giorno a Parigi ci sarà la riunione del gruppo di testa della coalizione anti-Daesh e sarà fondamentale una verifica della strategia che portiamo avanti».