L’addio di Gysi, il monumento della sinistra tedesca lascia


 

(Flaminia Bussotti) – Era nell’aria da tempo ma un annuncio così non se l’aspettava nessuno: Gregor Gysi, capogruppo della Linke, e capo dell’opposizione al Bundestag, non si ricandiderà per l’incarico in autunno. Resterà semplice deputato fino alle prossime elezioni nel 2017. L’annuncio è arrivato all’assise della Linke a Bielefeld. «Oggi parlo per l’ultima volta a un nostro congresso da presidente del gruppo al Bundestag», ha esordito nel suo intervento: «non mi ricandido più perchè è l’ora di lasciare la presidenza ai giovani». Attimi di silenzio in sala prima che i 450 delegati si riprendessero dallo shock. Dopodichè si sono alzati in piedi congedandosi con oltre dieci minuti di applausi e standing ovation da un pezzo di storia del partito. Come nessun altro, Gysi, per oltre 25 anni, ha incarnato e plasmato i travagli della Linke, da forza erede del partito comunista di regime nella Ddr, a formazione di sinistra più moderna con tutti i traumi e le pulsioni fra radicali e riformisti.

Da oltre 20 anni al Bundestag, e da dieci capogruppo (record assoluto), Gysi è uno degli oratori più brillanti: lucido, ironico, tagliente. Ama polemizzare, ma sempre con distacco e sense of humor e per questo gode del rispetto anche dell’avversario politico ed è ospite richiestissimo nei talk-show. Il suo intervento di saluto di 50 minuti è stato oggi carico di commozione e a un certo punto la voce si è rotta. Per la politica ha sacrificato le amicizie e le relazioni: «Ho dedicato ai miei cari troppo poco tempo, è stata colpa mia, mi dispiace molto», ha detto con un filo di voce e bevendo un sorso d’acqua per riprendersi. A 67 anni, da tempo ha problemi di salute: tre infarti, un’operazione al cervello, calo dell’udito.

Due matrimoni, due divorzi, un figlio dalla prima moglie, un figlio adottivo e una figlia dalla seconda, una carriera piena di luci e ombre. Figlio di una nota famiglia ebrea nella Germania orientale, diventa a 17 anni l’ avvocato più giovane della Ddr. Ha difeso anche oppositori del regime, ma è proprio da qui che è nato un sospetto infamante: che spiasse come ‘collaboratore informalè i suoi assistiti per conto della Stasi, i servizi segreti di Berlino Est. Gysi ha sempre negato ma il sospetto rimane e la magistratura ancora indaga.

Il padre fu ministro della cultura e anche ambasciatore a Roma. Poi, col crollo del Muro di Berlino nel 1989, Gysi diventò capo della Sed, il partito comunista della Ddr ribattezzato in seguito Sed-Pds. Cambiavano i nomi ma lui è sempre rimasto a vertici del partito: Pds, Linkspartei, Linke. Difficile credere che un animale politico come lui possa stare lontano dalla politica. Ma intanto, dopo di lui, la carica di capogruppo si scinderà probabilmente in due e i nomi più gettonati per le elezioni a ottobre sono Sahara Wagenknecht (45), la bella moglie dell’ex leader della Spd, e poi della Linke, Oskar Lafontaine, esponente dell’ala sinistra, e Dietmar Bratsch (57), riformista. La grande domanda per la Linke è ora se lavorare a un futuro governo rosso-rosso-verde con Spd e Verdi: Gysi è favorevole, Bratsch pure, la Wagenknecht meno.

Anche nell’ipotesi di una Linke al governo nel 2017 Gysi comunque assicura: «Non ho la minima intenzione di diventare ministro, davvero no». Ma già una volta, nel 2000, aveva detto addio alla politica. E fu un breve addio.