Basta offese all’Islam: il direttore di Charlie Hebdo non disegnerà più Maometto


 

(Paolo Levi) – Mai più Maometto: a sei mesi dall’attentato contro la redazione parigina di Charlie Hebdo che costò la vita a 12 persone, il direttore, Laurent Sourisseau, annuncia che non intende più disegnare il Profeta. A fine aprile, anche Luz, uno dei vignettisti di punta del settimanale satirico decimato dall’odio jihadista – autore della copertina del celebre ‘numero dei sopravvissutì, uscito pochi giorni dopo l’attentato, con la caricatura di Maometto che dice ‘Je suis Charlie – Tout est pardonne« – annunciò anch’egli di non voler più raffigurare il Profeta. «Non mi interessa più, sono stufo, come sono stufo della caricatura di Sarkozy. Non passerò la vita a disegnarlo…», aveva detto.

Oggi è invece il direttore Laurent Sourisseau, alias Riss, ad annunciare di voler occuparsi d’altro. In un’intervista al giornale tedesco Stern, il numero uno di ciò che resta della redazione spiega: «Abbiamo disegnato Maometto per difendere il principio che si può disegnare tutto. È un pò strano: si aspettano da noi l’esercizio di una libertà d’espressione che nessuno osa più esercitare…Abbiamo fatto il nostro lavoro, abbiamo difeso il diritto alla satira, ora spetta ad altri prendere il testimone». E ancora: «Siamo sempre del parere che si possano criticare tutte le religioni. Ma non voglio si pensi che il nostro settimanale è ossessionato dall’Islam».

Secondo Le Figaro, nelle ultime dichiarazioni di Riss, già si intravedono le nuove linee del nuovo Charlie. A settembre, il giornale assumerà il nuovo statuto di «entreprise solidaire de presse», che impone di reinvestire almeno il 70% dei benefici annuali: un modo per rassicurare alcuni collaboratori sull’uso dei fondi e dei dividendi, dopo i veleni di questi ultimi mesi nella redazione.

Verrà inoltre lanciata una versione on-line. Settembre segnerà anche l’addio ai locali di Liberation, il quotidiano della gauche parigina che all’indomani della strage, lo scorso 7 gennaio, ospitò i superstiti di Charlie. La squadra si trasferirà in un’altra redazione, situata in un edificio ben più sicuro del precedente. Ma il nuovo ciclo comincerà senza Luz, uno dei vignettisti simbolo, che ha già fatto sapere di voler voltare pagina annunciando l’addio al giornale.

Secondo le ultime stime, la redazione di Charlie Hebdo ha ricevuto donazioni per 4,3 milioni di euro. I doni sono arrivati da 84 Paesi, tra cui Afghanistan e Arabia Saudita. »È stato deciso di ripartirli tra tutte le vittime, non solo quelle legate al giornale«, spiegava il mese scorso l’avvocato, Christophe Thevenet. Ma la vicenda si sta rivelando un vero e proprio rompicapo, con una domanda su tutte: fino a dove si estende la cerchia delle vittime? Per adottare questi criteri e attribuire le somme è stata promessa una commissione ad hoc.