di Massimo Calvi
Israele, Grecia e Cipro hanno firmato a Nicosia un accordo di cooperazione militare che prevede la creazione, entro il 2026, di una forza trilaterale congiunta composta da circa 2.500 militari. L’intesa rappresenta un ulteriore rafforzamento del coordinamento strategico tra i tre Paesi nel Mediterraneo orientale, una regione segnata da crescenti tensioni geopolitiche e competizione energetica.
Secondo quanto riportato dal Jerusalem Post, che cita fonti delle Forze di difesa israeliane (Idf), la forza non sarà permanente, ma concepita come uno strumento flessibile e rapidamente dispiegabile in caso di crisi, sia sulla terraferma sia nei domini marittimo e aereo. Israele e Grecia contribuiranno ciascuno con circa 1.000 soldati, mentre Cipro metterà a disposizione circa 500 unità, come confermato anche dal quotidiano greco Ta Nea.
Fonti informate hanno indicato che l’accordo prevede un ruolo rilevante per l’aeronautica e la marina israeliane, in linea con le consolidate capacità operative di Israele nei settori aereo e navale. Il piano di lavoro allegato all’intesa include esercitazioni congiunte, programmi di addestramento integrato, la creazione di gruppi di lavoro tematici e l’avvio di un dialogo militare strategico su questioni di interesse comune.
In una dichiarazione riportata dal Jerusalem Post, l’Idf ha definito l’accordo come “un ulteriore passo avanti nell’approfondimento della cooperazione militare trilaterale”, sottolineando che l’iniziativa mira a rafforzare stabilità, sicurezza e deterrenza nel Mediterraneo orientale.
Il contesto geopolitico regionale
L’accordo si inserisce in un quadro più ampio di crescente cooperazione tra Israele, Grecia e Cipro, già attiva in ambito energetico, diplomatico e di sicurezza. Negli ultimi anni, i tre Paesi hanno intensificato il coordinamento anche attraverso forum multilaterali come l’Eastern Mediterranean Gas Forum (EMGF), che coinvolge anche Egitto, Italia e Giordania.
Secondo analisti citati da testate internazionali come Reuters e Financial Times, la cooperazione trilaterale risponde anche all’esigenza di bilanciare l’attivismo della Turchia nella regione. Ankara rivendica ampie zone economiche esclusive nel Mediterraneo orientale e ha condotto negli ultimi anni operazioni di esplorazione energetica e manovre militari contestate da Grecia e Cipro, in particolare nelle acque attorno all’isola cipriota.
Tre fonti citate dal Jerusalem Post hanno infatti collegato direttamente l’iniziativa militare trilaterale alla volontà di scoraggiare attività considerate destabilizzanti da parte della Turchia. Una lettura condivisa anche da diversi centri di analisi strategica europei, tra cui l’European Council on Foreign Relations (ECFR), che in recenti rapporti ha evidenziato come il Mediterraneo orientale sia diventato uno dei principali teatri di competizione strategica tra alleati Nato.
Implicazioni per Nato e Unione europea
Grecia e Turchia sono entrambe membri della Nato, mentre Cipro ne è esclusa. Israele, pur non facendo parte dell’Alleanza, intrattiene una cooperazione crescente con la Nato, soprattutto attraverso esercitazioni e programmi di interoperabilità. In questo contesto, la nuova forza trilaterale non si configura come un’alleanza formale alternativa, ma come uno strumento regionale di coordinamento rapido, compatibile con i quadri di cooperazione esistenti.
Per l’Unione europea, che considera la stabilità del Mediterraneo orientale una priorità strategica, l’iniziativa viene osservata con attenzione. Secondo il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), il rafforzamento della cooperazione tra partner regionali può contribuire alla sicurezza delle rotte energetiche e commerciali, purché accompagnato da iniziative diplomatiche di de-escalation.
Prospettive future
Se attuata secondo i tempi previsti, la forza trilaterale Israele-Grecia-Cipro potrebbe diventare uno strumento chiave di risposta alle crisi regionali, rafforzando la capacità di deterrenza e il coordinamento militare nel Mediterraneo orientale. Resta tuttavia centrale l’equilibrio tra sicurezza e diplomazia, in una regione dove interessi energetici, alleanze militari e rivalità storiche continuano a intrecciarsi.



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