Milei. L’Argentina non è un fumetto


Condividi su

(Federica Cannas) – Javier Milei ha fatto un passo ulteriore nella costruzione della propria immagine pubblica. Non più soltanto il presidente che governa a colpi di decreti, motosega e slogan, ma un vero e proprio personaggio narrativo. Un supereroe libertario, disegnato come in un fumetto, che parla al mondo in inglese e si presenta come “General Ancap”, il generale dell’anarcocapitalismo.

Non è una trovata improvvisata né un’operazione di colore. È un messaggio politico preciso, coerente con l’idea di potere che Milei coltiva da anni. La politica come scontro frontale, la realtà ridotta a una lotta tra chi difende la libertà e chi rappresenta lo Stato, il collettivo, l’intermediazione. Il fumetto non serve a semplificare. Serve a radicalizzare.

Il personaggio di “General Ancap” non nasce alla Casa Rosada. Milei lo aveva già incarnato pubblicamente prima di diventare presidente, durante eventi politici e convention, presentandosi come un combattente contro il “parassitismo statale” e contro ogni forma di intervento pubblico nell’economia. Oggi quella maschera torna, ma con un peso istituzionale completamente diverso.

Nel video di lancio dei suoi canali social internazionali, Milei fonde immagine privata e ruolo pubblico. C’è il presidente, ma c’è soprattutto il mito che vuole costruire di sé. L’uomo solo contro il sistema, il leader che taglia, elimina, distrugge ciò che considera superfluo. La motosega non è più solo un simbolo da comizio, diventa un elemento narrativo stabile, parte integrante del racconto del potere.

La scelta di comunicare direttamente in inglese non è neutra. Milei guarda oltre l’Argentina e cerca un pubblico globale. Investitori, ambienti libertari internazionali, una destra economica transnazionale che vede nel suo governo un laboratorio. Il messaggio è chiaro. L’Argentina come esperimento radicale, come prova che l’austerità totale può funzionare se applicata senza mediazioni.

Mentre il presidente parla al mondo, il paese resta lì, con le sue fratture. Perché dietro il fumetto e l’epica libertaria c’è un bilancio politico che pesa soprattutto sulle classi più fragili. I dati macroeconomici raccontano una storia parziale: inflazione in calo rispetto ai picchi precedenti, conti pubblici più ordinati, un rigore fiscale che rompe con anni di politiche espansive. Ma il costo sociale è evidente.

In due anni di governo, l’Argentina ha conosciuto una riduzione drastica della spesa pubblica, il taglio dei sussidi, la compressione dei salari reali, una riforma dello Stato che ha colpito pensionati, dipendenti pubblici, università, sanità, assistenza. La povertà è cresciuta, soprattutto nei primi mesi dell’aggiustamento, e molte famiglie hanno perso punti di riferimento essenziali.

Le proteste non sono un incidente di percorso. Sono la risposta sociale a una politica che non cerca consenso attraverso la mediazione, ma attraverso la resistenza. Milei governa come se il conflitto fosse una condizione naturale e permanente, non un problema da risolvere. Anche per questo la comunicazione assume toni bellici. Chi protesta non è un interlocutore, è un ostacolo.

Trasformarsi in personaggio non è solo una scelta estetica. È una strategia. Il fumetto semplifica il mondo, riduce la complessità, crea eroi e nemici. In questo schema non c’è spazio per le sfumature, per i corpi intermedi, per i compromessi sociali. C’è solo una missione da compiere.

Ed è qui che l’operazione “General Ancap” diventa rivelatrice. Milei non vuole essere percepito come un presidente che governa un paese difficile. Vuole essere ricordato come colui che ha distrutto un sistema. La distruzione, però, non è mai neutra. Lascia macerie, e sulle macerie non tutti riescono a camminare allo stesso modo.

Il caso argentino parla anche fuori dai confini nazionali. Mostra cosa accade quando l’austerità non è solo una scelta economica, ma un’identità politica. Quando il leader non cerca di rappresentare una società complessa, ma di rifondarla a immagine di un’idea astratta di libertà.

Il problema non è il fumetto in sé. Il problema è ciò che nasconde. Perché mentre il presidente vola sopra la città come un supereroe disegnato, a terra restano le persone reali, con redditi che non bastano, diritti ridotti, servizi che scompaiono.

L’Argentina non è una vignetta. È un paese con una storia lunga, dolorosa, stratificata. E ogni volta che la politica sceglie di raccontarsi come una saga eroica, il rischio è sempre lo stesso. Che la realtà, prima o poi, presenti il conto


Condividi su