Santiago del Cile, lacrimogeni sugli studenti


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di Federica Cannas

L’immagine di un agente dei Carabineros in assetto antisommossa su un manifestante a terra sta girando sui social in queste ore. È il simbolo della giornata di ieri a Santiago del Cile, dove il movimento studentesco è tornato in piazza con forza contro il governo del presidente ultradestro José Antonio Kast.

La marcia di giovedì era stata convocata dall’Assemblea Coordinatrice degli Studenti Secondari (ACES), alla quale si è unita la Confederazione degli Studenti del Cile (Confech). I giovani hanno marciato da vari punti della capitale per confluire a Plaza Baquedano e percorrere l’Alameda fino a Plaza Los Héroes. Al loro passaggio davanti a La Moneda, però, i reparti di ordine pubblico dei Carabineros hanno azionato gli idranti e i lacrimogeni per disperdere i manifestanti.

Tra le rivendicazioni principali, i tagli al bilancio scolastico e l’aumento del costo della vita. Il portavoce della Confech, Diego Torres, ha dichiarato che “ci preoccupano tutti i tagli all’istruzione, ma soprattutto quello sull’alimentazione scolastica”. Ha anche criticato il presidente Kast per aver “banalizzato” il dibattito, suggerendo che uno studente potrebbe semplicemente “portarsi un panino da casa”.

Le richieste delle organizzazioni studentesche abbracciano salute mentale, gratuità universitaria, refezione scolastica, finanziamento dell’istruzione pubblica e il rifiuto di provvedimenti considerati punitivi per le comunità educative. C’è anche la forte opposizione al progetto “Scuole Protette”, una proposta in discussione al Congresso che gli studenti accusano di introdurre meccanismi di sorveglianza e controllo dentro gli istituti scolastici.

Centinaia di studenti hanno aderito anche al cosiddetto “mochilazo”, la protesta degli zaini, convocato dal Coordinamento Secondari della Regione Metropolitana, con blocchi stradali sull’Alameda.

Non è la prima volta che il governo Kast si trova a fronteggiare le piazze studentesche. Il 26 marzo scorso una prima grande marcia aveva già attraversato il centro di Santiago, terminando con 14 fermati e il tentativo di vandalizzare la statua del generale Baquedano, da poco reinstallata.

Ma ieri qualcosa sembrava diverso. Quello che è accaduto il 14 maggio nelle strade di Santiago e nelle regioni esprime un accumulo di malcontento sociale, precarizzazione educativa e stanchezza di fronte a politiche che ampi settori giovanili considerano regressive per l’istruzione pubblica e per le condizioni di vita di studenti e lavoratori.

Il Cile conosce bene questa storia. Sa cosa succede quando gli studenti tornano in strada e non smettono più. Kast, evidentemente, lo sa anche lui. Per questo ha mandato gli idranti.


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